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Real Chiesa di San Lorenzo

Aggiornato il 26 settembre 2026

immagine La storia della Chiesa
immagine La storia della Chiesa — dalla pubblicazione di Real Chiesa di San Lorenzo

La Real Chiesa di San Lorenzo sorge all'angolo di piazza Castello, in via Palazzo di Città 4, a pochi passi dal Palazzo Reale. Nata da un voto militare di Emanuele Filiberto e portata a compimento dal teatino Guarino Guarini, che vi celebrò la messa inaugurale nel 1680, sotto la reggenza di Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours.[1]

Un voto sul campo di San Quintino

Il 10 agosto 1557, giorno di san Lorenzo, il duca di Savoia Emanuele Filiberto, al comando delle truppe di Filippo II di Spagna, sconfisse l'esercito francese a San Quintino, in Piccardia.[1] Il duca promise di onorare il santo del giorno con un edificio sacro; la chiesa di piazza Castello l'avrebbero poi costruita i suoi successori.[2] Anche Filippo II sciolse lo stesso voto, a modo suo: da quella promessa nacque il monastero di San Lorenzo dell'Escorial.[1]

Trasferita la capitale a Torino nel 1563, Emanuele Filiberto dedicò provvisoriamente a san Lorenzo una piccola chiesa già esistente nella zona dei palazzi del potere. Quell'antica cappella ducale ebbe un ruolo di primo piano: dal 1572 fu la prima sede dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e nel 1578 accolse la Sindone, portata da Chambéry.[1] Il telo arrivò il 9 settembre al castello di Lucento e fu poi deposto nella cappella, dove l'arcivescovo di Milano Carlo Borromeo, giunto a piedi in pellegrinaggio, poté venerarlo; la reliquia fu mostrata ai fedeli per tre giorni.[3] Per decenni si è creduto che quella cappella coincidesse con l'attuale oratorio dell'Addolorata, all'ingresso della chiesa; secondo gli studi avviati nel 1999 si trattava invece, con ogni probabilità, di un'antica chiesetta attigua alle mura di cinta.[4]

Un cantiere di mezzo secolo

Il 6 giugno 1634 fu posata la prima pietra della nuova chiesa, su un'area di piazza Castello che Vittorio Amedeo I aveva assegnato ai padri teatini; il progetto era di Carlo di Castellamonte.[1] Il cantiere, però, fu presto lasciato interrotto.[5] Nel 1664 si ripartì su un disegno di Amedeo di Castellamonte, figlio di Carlo, ma la svolta arrivò con Guarini.[1]

Sacerdote teatino nato a Modena nel 1624, Guarini giunse a Torino nel 1666 e mise mano al cantiere di San Lorenzo; due anni dopo Carlo Emanuele II lo nominò suo ingegnere e matematico e gli affidò la Cappella della Sindone.[6] Nel 1670 furono aperte le fondazioni secondo il suo progetto, il 27 ottobre 1679 la cupola era compiuta e il 12 maggio 1680 lo stesso Guarini celebrò la messa inaugurale.[1] Altari e cappelle furono sistemati fra il 1680 e il 1682; le decorazioni e la consacrazione dell'altare maggiore arrivarono solo nel 1696, tredici anni dopo la morte dell'architetto, avvenuta a Milano nel 1683.[1][6]

La cupola

Dall'aula la cupola sale fino a 55 metri. Otto coppie di archi incrociati disegnano una grande stella a otto punte, al cui centro si apre l'ottagono regolare della lanterna; la luce, spezzata dall'intreccio degli archi, produce un effetto ottico di irrealtà.[7] La struttura che si vede poggia su otto esili colonne di marmo, ma quella che regge davvero il peso resta nascosta: quattro muri esterni con altrettanti grandi archi a tutto sesto, quattro archi di sguincio intersecati e altri quattro, con tiranti, sopra le cappelle diagonali.[7] Guarini stesso parlava della meraviglia, anzi dell'«atterrimento dell'animo umano», che l'architettura doveva suscitare.[7]

Nell'intreccio degli archi si riconoscono richiami alle coperture a nervature della moschea di Cordova e della cattedrale di Saragozza.[7] Già nel 1933 l'Enciclopedia Italiana indicava nell'arte di Guarini «residui gotici, misti con apporti ispano-moreschi», da cui derivano le sue cupole traforate, e su San Lorenzo dava un giudizio netto:[5]

«Qui il G. portò alla perfezione il suo tipo di cupola, che vi ha l'incarnazione più sobria e più armonica; e la pianta centrale è una meraviglia di virtuosità geometrica.»

Mario Labò, voce «Guarini, Guarino», Enciclopedia Italiana, 1933

Lo storico dell'arte Giulio Carlo Argan vi ha letto «l'istante in cui il calcolo matematico coincide con il percorso della fantasia che tende a Dio».[7] Guarini progettò anche la cupola della Cappella della Sindone, che dopo l'incendio dell'11 aprile 1997 ha riaperto nel 2018 al termine di un restauro durato ventun anni e costato 30 milioni di euro.[8]

Altari e cappelle

Anche l'altare maggiore è disegno di Guarini, pensato staccato dalla parete di fondo: marmi e pietre colorate composti in figure geometriche intrecciate, pannelli curvi intarsiati, colonne tortili, e un tabernacolo in marmi e bronzi dorati con agate, diaspri e lapislazzuli.[9] La pala con san Lorenzo è di Antonio Franceschini (fine del Seicento); il paliotto raffigura proprio il voto di Emanuele Filiberto ed è opera di Carlo Antonio Tantardini, dei primi del Settecento.[9]

Il vestibolo che si affaccia sulla piazza, l'oratorio dell'Addolorata, deriva dalla chiusura di un portico secentesco a tre arcate. A metà del Settecento Bernardo Antonio Vittone vi realizzò l'altare e una Scala Santa di dodici gradini; la sistemazione definitiva si deve ad Alfonso Dupuy nel 1846. Vi si conservano affreschi dedicati alla Sindone e il gruppo ligneo dell'Addolorata scolpito da Giovanni Tamone nel 1870.[4][1]

Restauri e presente

Gli stalli del coro furono eseguiti nel 1730. Dopo i danni dell'occupazione francese, il re Carlo Felice fece restaurare la chiesa fra il 1823 e il 1828 sotto la direzione di Carlo Randoni, e dal 1829 Pietro Fea decorò cupola e cappelle.[1] I danni del bombardamento del 1943 furono riparati nel 1956-57; nel 2022-23 sono stati restaurati l'altare maggiore e il presbiterio.[1]

La chiesa è ancora officiata e legata alla storia della Casa Savoia e della Sindone: accanto alla sacrestia è esposta una copia del telo, illustrata da guide volontarie, mentre l'originale si trova nel Duomo.[10][8]

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Articoli collegati: Cappella della Sindone, Casa Savoia, Duomo di Torino, Emanuele Filiberto, Guarino Guarini, Palazzo Reale

Fonti

  1. Real Chiesa di San Lorenzo
  2. MuseoTorino
  3. La Voce e il Tempo
  4. Real Chiesa di San Lorenzo
  5. Treccani, Enciclopedia Italiana
  6. Treccani
  7. Real Chiesa di San Lorenzo
  8. ANSA — 27 settembre 2018
  9. Real Chiesa di San Lorenzo
  10. Real Chiesa di San Lorenzo

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