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Sergio Chiamparino

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Il Post
Dalla pubblicazione di Il Post, 2019-05-21

Sergio Chiamparino (Moncalieri, 1948) è un politico italiano, sindaco di Torino dal 2001 al 2011 e presidente della Regione Piemonte dal 2014 al 2019. Il suo decennio a Palazzo Civico comprende gli anni delle Olimpiadi invernali del 2006; alla guida della Regione sostenne la Torino-Lione, a cui nel 2018 dedicò un libro scritto con Piero Fassino.[1][2]

Dal sindacato al Parlamento

Nato in una famiglia operaia di Moncalieri, si laureò in Scienze politiche e lavorò come ricercatore alla Facoltà di Scienze politiche.[1][2] La sua formazione politica passò per il Partito comunista e per la CGIL: avviò l'attività politica locale nel 1975, fu segretario regionale del sindacato tra il 1989 e il 1991 e poi, dal 1991 al 1995, segretario provinciale torinese del PDS.[1][2] Fu anche funzionario europeo; nel 1996 entrò alla Camera dei deputati nella XIII legislatura, eletto nelle liste del PDS.[1][2]

Sindaco di Torino (2001-2011)

Eletto sindaco nel 2001 alla guida del centrosinistra, fu confermato nel 2006 con il 66 per cento dei voti.[1] Il primo mandato fu dominato dalla preparazione dei Giochi olimpici invernali del febbraio 2006. Poche ore prima della cerimonia d'apertura il sindaco volle rassicurare chi temeva che l'evento snaturasse il carattere riservato dei torinesi:[3]

«Non è che perché ci sono le Olimpiadi dobbiamo diventare Napoli. Resteremo Torino»

Sergio Chiamparino, febbraio 2006

Anni dopo, il quotidiano Domani ha indicato in quella frase la chiave del successo dei Giochi: una città che ospita il mondo senza cambiare natura.[3]

Nel 2005, quando il vecchio Torino Calcio era sull'orlo del fallimento, fu Chiamparino a chiamare l'editore Urbano Cairo, che rilevò il club granata, il Torino Football Club: «Mi chiamò perché era preoccupato per come si sarebbe evoluta la situazione del Toro, perché il club stava fallendo», ha raccontato lo stesso Cairo.[4]

Dal 2009 al 2011 fu anche presidente dell'ANCI, l'Associazione nazionale dei comuni italiani.[1] Si schierò con decisione a favore della linea ad alta velocità verso la Francia, contestata dal movimento No TAV in Val di Susa: nel giugno 2011, da poco lasciato il Comune, dopo i fatti accaduti in valle invitò in un'intervista a Repubblica Nichi Vendola e Antonio Di Pietro a scegliere «tra la crescita o il ritorno all'Ottocento».[5]

La successione e la Compagnia di San Paolo

Alla fine del secondo mandato partecipò alla scelta del successore. Dopo aver proposto per primo il rettore del Politecnico Francesco Profumo, che poi rinunciò, auspicò «che si creino le condizioni per una candidatura di Piero Fassino».[6] A fine febbraio 2011 Fassino vinse le primarie del centrosinistra; Chiamparino non si fece vedere nel giorno della vittoria e ai giornalisti spiegò così la sua assenza:[7]

«Sono come i vecchi elefanti, che quando sono alla fine si allontanano dal branco»

Sergio Chiamparino, febbraio 2011

Nel maggio 2012, un anno dopo aver lasciato il Comune, divenne presidente della Compagnia di San Paolo, fondazione di origine bancaria torinese; la nomina alimentò il dibattito sulle «porte girevoli» tra politica e fondazioni.[8] Il suo nome circolò anche a Roma: nell'aprile 2013, durante le votazioni del Parlamento per il presidente della Repubblica, ottenne 41 voti al primo scrutinio, in gran parte da parlamentari vicini a Matteo Renzi, e 90 al secondo.[9]

Presidente della Regione (2014-2019)

L'11 gennaio 2014 annunciò la candidatura alla presidenza del Piemonte e le dimissioni dalla Compagnia, effettive il 3 febbraio.[8] Alle regionali di maggio fu eletto con il 47,09 per cento dei voti.[10] Il 10 giugno presentò la nuova giunta, con Aldo Reschigna vicepresidente e delegato al bilancio.[11]

Il mandato si aprì sotto la minaccia di un nuovo voto. Il 10 luglio 2014 la consigliera leghista Patrizia Borgarello presentò ricorso contro le firme raccolte per la lista «Chiamparino Presidente», denunciando sottoscrizioni con la stessa calligrafia e senza numero di documento; il TAR accolse il ricorso. Nel febbraio 2015 Chiamparino si disse pronto a dimettersi: «O il 9 luglio c'è una parola chiara, o sono pronto a restituire la parola agli elettori». Quando il tribunale amministrativo fece sapere che la decisione poteva slittare in attesa del processo penale, si dichiarò disposto ad aspettare.[12]

Negli anni in Regione accompagnò alcuni passaggi simbolici della città. Il 27 settembre 2018, alla riapertura della Cappella della Sindone di Guarino Guarini, dopo il restauro seguito all'incendio del 1997, disse: «Per 20 anni mani sapienti, pietra su pietra, hanno ricostruito questo capolavoro della cultura italiana».[13] Nel maggio 2019, alla vigilia del Salone del Libro, denunciò con la sindaca Chiara Appendino per apologia del fascismo il fondatore della casa editrice Altaforte, Francesco Polacchi[14], e con il Comune chiese di rescindere il contratto dell'editore con la fiera: «È una scelta politica di cui ci assumiamo tutta la responsabilità».[15]

Sulla Torino-Lione, rimessa in discussione dal governo Lega-M5S, si disse favorevole a un referendum consultivo regionale[16] e il 12 marzo 2019 scrisse al ministro dell'Interno Matteo Salvini chiedendo di far votare i piemontesi sull'opera il 26 maggio, insieme a regionali ed europee; Salvini e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte risposero di no nel giro di poche ore.[17] Nel 2018 aveva pubblicato il libro TAV. Perché sì.[1]

La sconfitta del 2019

Alle regionali del 26 maggio 2019 si ricandidò per il PD e il centrosinistra, forte di un'esperienza e di una notorietà che, secondo Il Post, ne facevano «uno dei più famosi politici piemontesi».[2] Fu sconfitto dal candidato del centrodestra Alberto Cirio, che superò il 50 per cento contro il suo 37 circa; Chiamparino ammise la sconfitta congratulandosi con il vincitore.[10] Fra i suoi libri figurano Semplicemente sindaco (2006), La sfida (2010) e Cordata con sindaco (2011).[1]

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Articoli collegati: Alberto Cirio, Cappella della Sindone, Duomo di Torino, Guarino Guarini, Movimento No TAV, Olimpiadi invernali di Torino 2006

Fonti

  1. Treccani
  2. Il Post — 21 maggio 2019
  3. Domani — 6 febbraio 2026
  4. Calcio e Finanza — 2 dicembre 2024
  5. Il Post — 28 giugno 2011
  6. Il Post — 29 novembre 2010
  7. Il Post — 28 febbraio 2011
  8. Il Post (Francesco Maggio) — 24 gennaio 2014
  9. Il Post — 18 aprile 2013
  10. Il Post — 27 maggio 2019
  11. Il Post — 10 giugno 2014
  12. Il Post — 20 marzo 2015
  13. ANSA — 27 settembre 2018
  14. Il Post — 23 gennaio 2020
  15. ilLibraio.it — 8 maggio 2019
  16. Il Post — 11 gennaio 2019
  17. Il Post — 12 marzo 2019

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