Piero Fassino

Piero Fassino (Avigliana, 1949) è un politico italiano, sindaco di Torino dal 2011 al 2016 e primo sindaco della Città metropolitana. Formatosi nel Partito comunista torinese, è stato segretario dei Democratici di sinistra, ministro del Commercio con l'estero e della Giustizia, presidente dell'ANCI e deputato in più legislature.[1]
Dalla federazione torinese al governo
La carriera di Fassino cominciò a Torino: dal 1983 al 1987 fu segretario della federazione comunista cittadina. Nel 1987 entrò nella segreteria nazionale del PCI, dove restò fino al 1991, e nel passaggio al Partito democratico della sinistra ne divenne uno dei dirigenti nazionali, fino al 1998.[1] Eletto alla Camera per la prima volta nel 1994, fu sottosegretario agli Esteri nel primo governo Prodi (1996-1998), ministro del Commercio con l'estero nei governi D'Alema (1998-2000) e ministro della Giustizia nel secondo governo Amato (2000-2001).[1]
Dal 2001 al 2007 guidò i Democratici di sinistra come segretario.[1] In quegli anni il suo nome finì al centro del caso Unipol: l'intercettazione di una sua telefonata con Giovanni Consorte, allora al vertice della compagnia assicurativa, fu pubblicata in esclusiva da «il Giornale» il 31 dicembre 2005, e la frase «abbiamo una banca» divenne celebre. Il nastro era stato portato a Paolo Berlusconi alla fine del 2005 dall'imprenditore Fabrizio Favata e dal suo ex socio Roberto Raffaelli, che patteggiò; nel giugno 2011 il giudice dell'udienza preliminare di Milano condannò Favata a due anni e quattro mesi per ricettazione, estorsione e tentata estorsione, con un risarcimento di 40.000 euro a Fassino per danni morali.[2]
La candidatura a sindaco
Alla fine del 2010, mentre si chiudeva il secondo mandato di Sergio Chiamparino, il centrosinistra torinese cercava un successore. Quando Francesco Profumo, rettore del Politecnico, rinunciò alla corsa, fu lo stesso Chiamparino ad auspicare «che si creino le condizioni per una candidatura di Piero Fassino»; tra i primi sostegni arrivarono quelli del deputato Stefano Esposito e del segretario torinese della FIOM Giorgio Airaudo.[3]
Il 27 febbraio 2011 Fassino vinse le primarie del centrosinistra con circa il 55% dei voti davanti a Davide Gariglio, Gianguido Passoni, Michele Curto e Silvio Viale, in una consultazione che portò ai seggi quasi 53.000 elettori, più delle primarie del 2007 e del 2009.[4] Durante la campagna Chiamparino ne tracciò un ritratto confidenziale in un'intervista a La Stampa:[5]
«È più godereccio di quanto si pensi: mangia, beve, gioca a calcio, balla»
Alle amministrative di maggio 2011 Fassino fu eletto al primo turno.[6]
Sindaco di Torino (2011-2016)
Il mandato si aprì sotto il peso dei conti del Comune. A fine 2011 il sindaco annunciò che la Città avrebbe superato i limiti del patto di stabilità interno: sforando il tetto, spiegò, si evitavano tagli ai servizi per 120 milioni e si potevano pagare 200 milioni di euro ai fornitori, con l'impegno a rientrare nei parametri entro un anno. Motivò la scelta con parole dure verso la regola nazionale: «È stata una scelta non facile, ma necessaria. Non staremo entro i limiti perché si tratta di uno strumento stupido di controllo della spesa degli enti locali».[7]
Dal luglio 2013 all'ottobre 2016 Fassino fu anche presidente dell'ANCI, l'associazione dei comuni italiani.[1] Con la riforma degli enti locali divenne il primo sindaco metropolitano di Torino: nei primi mesi del 2015 portò ai territori, insieme allo statuto del nuovo ente, la divisione della Città metropolitana in undici zone omogenee.[8]
Intervistato dal «Corriere della Sera» nell'ottobre 2014 sui cambiamenti della politica, osservò che «Il Parlamento ha perso la sua centralità perché la decisione politica è cambiata nelle due variabili dello spazio e del tempo», e liquidò i rimpianti del passato con una formula: «Di nostalgia non si vive, si muore».[9]
La sconfitta del 2016
Alle comunali del giugno 2016 Fassino, sostenuto anche dai Moderati di Giacomo Portas, arrivò primo al primo turno con il 41,83% dei voti.[10] Al ballottaggio del 19 giugno, però, fu superato da Chiara Appendino del Movimento 5 Stelle, che conquistò la città; Fassino si fermò al 45,44%.[1] Il Post parlò di una vittoria «a sorpresa».[10]
Il Salone del Libro e le vicende giudiziarie
Nel 2020 Fassino fu rinviato a giudizio, con altre sedici persone, nell'inchiesta sulla gestione del Salone del Libro: gli era contestata la turbativa d'asta per l'assegnazione della manifestazione per il triennio 2016-2018.[11] Il 21 marzo 2024 il tribunale di Torino lo assolse in primo grado con la formula «il fatto non costituisce reato», insieme all'ex assessora regionale alla Cultura Antonella Parigi; per altri imputati il reato fu dichiarato prescritto, mentre cinque persone furono condannate per il falso nel bilancio 2015 della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura.[12]
Nell'aprile 2024 fu segnalato per un sospetto tentato furto in un negozio duty free dell'aeroporto di Fiumicino; nell'ottobre 2024 il giudice per le indagini preliminari di Civitavecchia dichiarò estinto il reato per condotte riparatorie, dopo un risarcimento di 500 euro.[13][14]
Il ritorno in Parlamento
Dopo l'esperienza in Comune Fassino è tornato alla Camera, rieletto nel 2018 e nel 2022, e ha pubblicato tra l'altro Pd davvero (2017), TAV. Perché sì, scritto con Chiamparino in difesa della Torino-Lione (2018), e Dalla rivoluzione alla democrazia (2021).[1] Nell'agosto 2023, durante il dibattito sul bilancio della Camera, mostrò in aula il proprio cedolino di luglio, 10.435 euro lordi e 4.718 netti, per sostenere che i deputati non godono di «stipendi d'oro»; in seguito precisò che all'indennità si aggiungono diaria e rimborsi.[15]
Pagine che rimandano qui
- Askatasuna
- Chiara Appendino
- Chivasso
- Città metropolitana di Torino
- Grattacielo Intesa Sanpaolo
- Marcia dei quarantamila
- Salone Internazionale del Libro di Torino
- Sergio Chiamparino
- Sindaci di Torino
- Stefano Lo Russo
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Fonti
- Treccani
- Il Post — 10 giugno 2011
- Il Post — 29 novembre 2010
- Il Post — 27 febbraio 2011
- Il Post — 21 marzo 2011
- Il Post — 23 maggio 2011
- Il Post — 30 dicembre 2011
- Mole24 — 28 gennaio 2015
- Il Post — 11 ottobre 2014
- Il Post — 19 giugno 2016
- Il Post — 2 ottobre 2020
- Il Post — 21 marzo 2024
- Il Post — 26 aprile 2024
- Il Post — 11 ottobre 2024
- Il Post — 3 agosto 2023