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Sindaci di Torino

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Città Nuova
Dalla pubblicazione di Città Nuova, 2011-05-17

I sindaci di Torino sono i capi dell'amministrazione comunale della Città di Torino. Il titolo compare già nel Trecento; dal Cinquecento la città eleggeva ogni anno due o più sindaci scelti tra i propri notabili, mentre dal 1848 il sindaco è unico, prima nominato dal re, poi eletto dal Consiglio comunale e, dal 1993, scelto direttamente dai cittadini. Nella lunga serie si riflettono le fasi della storia di Torino: la capitale sabauda, la perdita del ruolo di capitale, il ventennio fascista, la ricostruzione, la crescita industriale e la trasformazione degli ultimi decenni.[1][2][3]

Dai consoli ai due sindaci annuali

Nel Medioevo i documenti ricordano dapprima consoli, poi, alla fine del Duecento, un podestà; nel secolo successivo erano i chiavari a eleggere i due sindaci, o procuratori, del Comune.[1] L'ordinamento moderno nacque sotto il duca Emanuele Filiberto, che nel 1562 fissò un Consiglio generale di 62 membri, chiamati prima savi, poi consiglieri e infine decurioni; una giunta ristretta di 24 persone, detta Credenza minore, eleggeva due sindaci, che prima di giurare dovevano ottenere l'approvazione del principe.[1] Nel 1564 i sindaci eletti furono tre; negli anni seguenti di norma erano due, talvolta tre o quattro. Il Consiglio era in origine riservato ai nobili, ma già nel Cinquecento la carica fu occupata anche da mercanti, come il negoziante di panni Agostino Meschiatis nel 1569, e nel 1618 dal fondachiere Giovanni Francesco Cuneo.[1][2]

Con l'occupazione francese il sistema fu sospeso: nel 1801 il Decurionato lasciò il posto a una municipalità guidata da un maire nominato dal governo napoleonico, il primo dei quali fu Ignazio Laugier (1801-1805), seguito da Giovanni Negro (1806-1814). Con la Restaurazione, dal 1814, tornarono i due sindaci annuali scelti tra nobili e notabili.[2]

Il sindaco unico e la capitale perduta

La svolta venne con lo Statuto concesso da Carlo Alberto nel marzo 1848. La nuova legge comunale affidò a un elettorato ristretto la scelta dei consiglieri, mentre il sindaco, ormai unico, era designato dal re con decreto. Il primo fu Luigi De Margherita, in carica dal 31 dicembre 1848 al 7 aprile 1849.[2] Seguirono Carlo Pinchia, Giorgio Bellono (1850-1852) e l'avvocato Giovanni Notta, sindaco dal 1853 al 1860 grazie a due decreti reali di conferma, che dovette affrontare la carestia di cereali del 1853 e il colera del 1855-1856, costato alla città 1.402 morti.[3]

Il mandato più drammatico fu quello di Emanuele Luserna di Rorà, nominato con regio decreto del 26 dicembre 1861. Nel settembre 1864 la Convenzione con la Francia stabilì il trasferimento della capitale da Torino; le proteste che ne seguirono, il 21 e 22 settembre, finirono nel sangue in piazza Castello e in piazza San Carlo.[3][4] Secondo la ricostruzione della storica Rosanna Roccia, Luserna di Rorà preparò una lettera di dimissioni nel febbraio 1865 senza però farla recapitare al prefetto, e lasciò la carica alla fine di quell'anno all'avvocato Filippo Galvagno.[4] Negli anni della riconversione della ex capitale guidò il Comune Felice Rignon, sindaco dal 20 novembre 1870 al 31 dicembre 1877 e di nuovo per periodi più brevi tra il 1895 e il 1898, per un totale di circa dieci anni, ricordato anche per la sua attività filantropica.[3]

Dal Novecento liberale ai podestà

Nel primo Novecento la figura più ricorrente fu Secondo Frola, sindaco dal 1903 al 1909 e di nuovo dal 1917 al 1919; tra i due mandati governarono Teofilo Rossi (1909-1917) e, per pochi mesi nel 1917, Leopoldo Usseglio.[5] Nel 1919 la città fu affidata a un commissario, Filiberto Olgiati, e dopo il sindaco Riccardo Cattaneo (1920-1923) cominciò una lunga serie di commissari governativi. Con il regime fascista la carica elettiva venne sostituita dal podestà di nomina governativa: il primo fu Paolo Thaon di Revel (1929-1935), seguito da Ugo Sartirana, Cesare Giovara e Matteo Bonino, fino al 1943. Durante l'occupazione tedesca e la Repubblica sociale si alternarono ancora podestà e commissari.[5]

Dalla Liberazione al 1993

Dopo la Liberazione il primo sindaco fu il comunista Giovanni Roveda, nominato dal Comitato di liberazione nazionale. Alle elezioni del 10 novembre 1946 votarono 323.674 torinesi per un Consiglio di 80 membri; le sinistre ebbero la maggioranza, con il Pci al 33 per cento, e il sindaco divenne Celeste Negarville, anch'egli comunista.[6][7] Dopo Domenico Coggiola (1948-1951), nel 1951 vinse la Democrazia cristiana e il Comune passò ad Amedeo Peyron, rimasto in carica fino al 1962.[1] Negli anni di Peyron la città approvò il piano regolatore, divenne la capitale industriale del Paese e passò, secondo le parole del sindaco Piero Fassino nella commemorazione del 2015, «da 600 mila a 1 milione e duecentomila abitanti»; alla sua amministrazione si devono tra l'altro l'aeroporto di Caselle, l'ospedale Martini, la nuova sede della GAM e l'organizzazione del centenario dell'Unità nel 1961.[7][8] Diego Novelli, sindaco comunista negli anni Settanta e Ottanta, lo ricordò così:[8]

«Una persona aperta al dialogo, disponibile al confronto che non aveva a priori nemici, semmai avversari.»

Diego Novelli, messaggio alla commemorazione di Amedeo Peyron in Sala Rossa, 2015

Dal 1962 seguirono la giunta centrista di Giovanni Carlo Anselmetti, morto alla vigilia delle elezioni del 1964, l'amministrazione di centro di Giuseppe Grosso e i democristiani Andrea Guglielminetti e Giovanni Porcellana; nel 1973 arrivò il primo sindaco socialista, Guido Secreto, e dal dicembre 1973 al luglio 1975 governò il professor Giovanni Picco, ultimo sindaco democristiano della città.[1][7] Si aprì allora il decennio delle giunte di sinistra guidate da Diego Novelli, giornalista dell'Unità e militante del Pci, sindaco dal luglio 1975 al gennaio 1985.[7][9] Nel 1983 uno scandalo di tangenti colpì il Municipio e aprì la crisi della giunta; seguirono i socialisti Giorgio Cardetti e Maria Magnani Noya, prima donna alla guida della città (20 luglio 1987 - 30 luglio 1990), il liberale Valerio Zanone (1990-1991) e la repubblicana Giovanna Cattaneo Incisa, in carica dall'11 febbraio al 14 dicembre 1992.[1][7][10] Dal dicembre 1992 il Comune fu retto dal commissario prefettizio Riccardo Malpica.[6]

L'elezione diretta

La legge n. 81 del 25 marzo 1993 tolse al Consiglio la scelta del sindaco e la affidò ai cittadini, attribuendo al sindaco stesso la nomina degli assessori; il Consiglio fu ridotto a 50 membri (poi 40 dal 2011).[6][11] Al primo voto diretto, nel giugno 1993, Diego Novelli ottenne il 36,01 per cento e Valentino Castellani, docente di comunicazioni elettriche al Politecnico, il 20,27; il ballottaggio del 20 giugno rovesciò il risultato, con Castellani eletto al 57,30 per cento contro il 42,70.[11][12] Castellani, indipendente di centrosinistra, fu confermato nel 1997; dal 2001 gli succedette Sergio Chiamparino, per due mandati.[6][7][12] Nel maggio 2011 Fassino, già segretario nazionale dei Ds, fu eletto al primo turno con il 56,66 per cento dei voti.[13]

Il ciclo dei sindaci di centrosinistra si chiuse nel giugno 2016, quando Chiara Appendino del Movimento 5 Stelle, arrivata seconda al primo turno con il 30,92 per cento, vinse il ballottaggio contro il sindaco uscente Fassino con il 54,56 per cento.[14] Fu la prima donna eletta direttamente dai torinesi.[10]

Oggi

Alle elezioni dell'ottobre 2021 Stefano Lo Russo, docente di geologia al Politecnico e capogruppo del Partito democratico in Consiglio comunale, superò al ballottaggio il candidato del centrodestra Paolo Damilano con il 59,23 per cento contro il 40,77.[15][16] Il notiziario del Consiglio comunale lo ha contato come il ventunesimo sindaco della città dal 1946.[6] Commentando la vittoria, Lo Russo indicò tra i compiti della nuova amministrazione quello di «riportare i torinesi ad avere fiducia nella loro amministrazione».[15]

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Articoli collegati: Chiara Appendino, Piero Fassino, Torino

Fonti

  1. Atlante di Torino
  2. Associazione Amici della Fondazione Cavour
  3. Associazione Amici della Fondazione Cavour
  4. Torino 1864 (Rosanna Roccia)
  5. Torino Storia — 20 giugno 2016
  6. CittAgorà - Consiglio comunale di Torino — 19 ottobre 2021
  7. MuseoTorino
  8. Città di Torino - Ufficio stampa — 30 novembre 2015
  9. Polo del '900
  10. MuseoTorino
  11. CittAgorà - Consiglio comunale di Torino — 21 agosto 2023
  12. Torino Strategica
  13. Città Nuova — 17 maggio 2011
  14. Il Post — 19 giugno 2016
  15. ANSA — 18 ottobre 2021
  16. Il Post — 18 ottobre 2021

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