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Torino Football Club

Aggiornato il 25 settembre 2026

La home page di torinofc.it, 26 settembre 2026
La home page di torinofc.it il 26 settembre 2026

Il Torino Football Club è la società calcistica granata di Torino, erede del Football Club Torino fondato il 3 dicembre 1906. È la squadra del Grande Torino e della tragedia di Superga, dell'ultimo scudetto del 1976 e della rivalità cittadina con la Juventus: nell'albo d'oro contano sette campionati, cinque Coppe Italia e la Coppa Mitropa del 1991, unico trofeo internazionale della sua storia.[1][2]

La fondazione alla birreria Voigt

Il club nacque la sera del 3 dicembre 1906 alla birreria Voigt, nel centro della città, per iniziativa di un gruppo di appassionati guidato dall'imprenditore svizzero Alfred Dick; primo presidente fu nominato, in sua assenza, lo svizzero Franz Schoenbrod.[1] Alla nascita concorsero il Torinese e un gruppo di soci usciti dalla Juventus.[2] La prima partita si giocò il 16 dicembre 1906 contro la Pro Vercelli e finì 3-1 per i granata.[1]

Sull'origine del colore circolano due versioni: secondo la prima Dick tifava per il Servette di Ginevra, che vestiva di granata; secondo l'altra la scelta fu un omaggio a Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, presidente onorario, perché il granata era il colore adottato dalla Brigata Savoia nel 1706, in ricordo del sangue versato durante l'assedio di Torino.[1]

Lo scudetto revocato e il primo titolo

Il primo campionato vinto sul campo, concluso il 10 luglio 1927, non figura nell'albo d'oro. Il 4 novembre 1927 la Federazione, presieduta da Leandro Arpinati, podestà di Bologna e vicesegretario del Partito Nazionale Fascista, revocò il titolo per il derby del 5 giugno, vinto 2-1 dal Torino: un dirigente granata, il dottor Nani, aveva confessato di aver versato 25.000 lire a un intermediario, lo studente Gaudioso, destinate a giocatori bianconeri; il terzino juventino Luigi Allemandi fu squalificato a vita.[3] Nel 2017 il presidente Urbano Cairo ha chiesto alla FIGC una commissione d'inchiesta per riavere quello scudetto.[3] Il primo titolo ufficiale arrivò la stagione successiva, nel 1927-28, e nel 1936 venne la prima Coppa Italia.[2]

Il Grande Torino e Superga

Negli anni Quaranta la squadra capitanata da Valentino Mazzola vinse cinque scudetti consecutivi, con la pausa imposta dalla guerra, e nel 1943 anche la Coppa Italia; nella stagione 1947-48 segnò 125 reti e rimase imbattuta in casa per 88 partite di fila dal 1943, fornendo buona parte dei giocatori alla Nazionale.[2][4] Il 4 maggio 1949 l'aereo che riportava la squadra da Lisbona si schiantò contro la collina della basilica di Superga: le vittime furono 31, tra cui 18 calciatori, dirigenti e tecnici, il pilota, tre membri dell'equipaggio e tre giornalisti.[4] Indro Montanelli scrisse:

«Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta».

Indro Montanelli, 1949

Ogni 4 maggio i tifosi compiono un pellegrinaggio che tocca il cimitero Monumentale, la collina della tragedia e lo stadio Filadelfia, con la foto di rito davanti alla storica curva Balilla; dal 2015 la data è celebrata come Giornata mondiale del calcio in memoria degli Invincibili.[4]

Da Meroni allo scudetto del 1976

Gli anni del dopoguerra portarono una retrocessione e il titolo di Serie B del 1959-60.[2] Dal 1963 al 1982 il club fu guidato da Orfeo Pianelli, industriale mantovano dell'elettromeccanica, che chiamò in panchina Nereo Rocco e puntò su giovani come Gigi Meroni, Paolino Pulici, Claudio Sala e Ciccio Graziani.[5] Meroni, la «Farfalla granata», morì il 15 ottobre 1967 a 24 anni, investito da un'auto mentre attraversava a piedi corso Re Umberto.[6] Nel 1968 e nel 1971 arrivarono altre due Coppe Italia.[2]

Il 16 maggio 1976, allo stadio Comunale, il Torino di Gigi Radice pareggiò 1-1 con il Cesena, gol di Pulici, mentre la Juventus perdeva 1-0 a Perugia: era lo scudetto, il primo dopo Superga, davanti a circa 65.000 spettatori e altri 15.000 rimasti fuori; squadra e tifosi salirono poi alla basilica per rendere omaggio ai caduti.[7] Radice, a fine gara, era ancora arrabbiato per il pareggio, che a suo dire non si poteva concedere in quel modo.[7] La presidenza Pianelli si chiuse il 21 maggio 1982, il giorno dopo la terza finale di Coppa Italia persa di fila, con la cessione del club a Sergio Rossi.[5]

La notte di Amsterdam

Il Torino vinse la Coppa Mitropa nel 1991 e la sua ultima Coppa Italia nel 1992-93.[2] In mezzo c'è la finale di Coppa UEFA del 1992 contro l'Ajax: dopo il 2-2 dell'andata a Torino, il ritorno ad Amsterdam, il 13 maggio, finì 0-0, con i legni colpiti da Sordo e Mussi, e il trofeo andò agli olandesi.[8] L'allenatore Emiliano Mondonico sollevò al cielo una sedia della panchina, immagine che fece il giro del mondo; di quel gesto disse sempre: «Fu un gesto istintivo. Irripetibile».[8]

Il fallimento e l'era Cairo

Nel 2005 il vecchio Torino Calcio fallì; il club ripartì in Serie B grazie al lodo Petrucci, e il 2 settembre 2005 la società passò a Urbano Cairo, sollecitato dal sindaco Sergio Chiamparino. «Mi chiamò perché era preoccupato per come si sarebbe evoluta la situazione del Toro, perché il club stava fallendo», ha ricordato Cairo.[9] La squadra, ricostruita in pochi giorni, tornò in Serie A nel giugno 2006 con Gianni De Biasi e vi è stabilmente dalla stagione 2012-13; nel dicembre 2024, con 7.031 giorni di presidenza, Cairo ha superato Pianelli come presidente più longevo della storia granata.[9]

Gli stadi: Filadelfia e Olimpico

Il Filadelfia, casa del Grande Torino, fu chiuso nel settembre 1994 e demolito a partire dal 1997; dopo una lunga mobilitazione, la fondazione costituita nel 2011 da Città, Regione e club lo ha ricostruito con il contributo di sponsor e donatori, i cui 2.372 nomi sono incisi nella piazza della memoria. Inaugurato il 25 maggio 2017, con circa 4.000 posti, dalla stagione 2017-18 ospita gli allenamenti della prima squadra e le partite della Primavera.[10]

Le partite ufficiali si giocano allo stadio Olimpico Grande Torino, in via Filadelfia, nel quartiere Santa Rita.[11] Inaugurato il 14 maggio 1933 come stadio municipale «Benito Mussolini», poi Comunale e Olimpico, è stato ristrutturato per le Olimpiadi invernali del 2006, che ne hanno ridotto la capienza a poco più di 26.000 posti; ha preso il nome del Grande Torino dopo il trasferimento della Juventus nel proprio stadio.[12] Biglietti e abbonamenti si acquistano tramite il sito ufficiale del club, che vende anche le maglie da gara e l'abbigliamento con i marchi granata attraverso il negozio online ufficiale.[11][13]

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Cronologia

  • — L'ex attaccante di Juventus, Roma e Inter Daniel Osvaldo viene ricoverato in terapia intensiva a Buenos Aires per un grave versamento pleurico al polmone destro, complicato da un'infezione. → TorinoOggi Quotidiano Piemontese
  • — La Digos di Torino notifica 22 misure cautelari e il Daspo a tifosi granata e bianconeri per gli scontri avvenuti prima del derby Torino-Juventus del 24 maggio 2026. → la Repubblica Torino CronacaQui Torino

Articoli collegati: Gigi Meroni, Grande Torino, Inalpi Arena, Santa Rita (Torino), Sergio Chiamparino, Stadio Olimpico Grande Torino

Fonti

  1. Toro.it
  2. Torino Oggi — 9 ottobre 2023
  3. Il Post — 30 maggio 2017
  4. Torino Oggi — 4 maggio 2026
  5. Guerin Sportivo — 24 aprile 2025
  6. ANSA — 15 ottobre 2021
  7. Toro.it
  8. Toro.it
  9. Calcio e Finanza — 2 dicembre 2024
  10. Calcio e Finanza — 25 maggio 2017
  11. Goal — 5 luglio 2023
  12. MuseoTorino
  13. Torino FC Store

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