Valentino Mazzola

Valentino Mazzola (Cassano d'Adda, 26 gennaio 1919 – Superga, 4 maggio 1949) è stato un calciatore italiano, mezzala e capitano del Grande Torino, la squadra che vinse cinque scudetti consecutivi e scomparve quasi per intero nella tragedia di Superga.[1][2] Per i tifosi granata è rimasto «il Capitano per antonomasia, quello con la 'C' maiuscola», come lo ha definito la stampa torinese nel 2026.[3]
Da Cassano d'Adda all'Alfa Romeo
Nato in una famiglia modesta del Milanese, non concluse le elementari: da giovane fu garzone in una forneria e poi operaio nel reparto corderia del Linificio e Canapinificio Nazionale. In paese lo chiamavano «Tulèn» e si distingueva in ogni sport; giocava da capitano nell'undici del Gruppo Sportivo Tresoldi.[1] Nell'agosto 1938, notato durante un provino da Mario Magnozzi, fu ingaggiato come ala destra dal Dopolavoro Alfa Romeo di Milano, in serie C.[1] Secondo Sky Sport, in quello stesso 1938 avrebbe potuto legarsi al Milan, ma scelse l'Alfa Romeo: nel diario spiegò di preferire un lavoro allo stipendio da calciatore, per non rovinare con l'ozio la propria passione.[4]
Il Venezia e la chiamata di Novo
Nel 1939 partì per il servizio militare in Marina a Venezia. Secondo una ricostruzione di Sky Sport, si presentò al provino con il club lagunare a piedi nudi, per non rovinare l'unico paio di scarpini che possedeva.[4] Passato al club lagunare, esordì da titolare in serie A il 31 marzo 1940 a Roma, sul campo della Lazio.[1][2] Nella stagione 1940-41 segnò 9 reti e vinse la Coppa Italia.[1][3]
Il 31 maggio 1942 fu concluso il suo passaggio al Torino del presidente Ferruccio Novo, insieme al compagno Ezio Loik: secondo il Dizionario Biografico degli Italiani la somma fu di 1.200.000 lire, secondo Toro.it di 1.300.000.[1][3] Anche la Juventus lo aveva cercato, ma Mazzola aveva indicato nel Toro la sua meta preferita.[1] Pochi mesi prima, il 5 aprile 1942, aveva esordito in Nazionale contro la Croazia (4-0); con la maglia azzurra collezionò 12 presenze e 4 gol.[2]
Il capitano del Grande Torino
Alto 1,70 metri, robusto ma scattante, cominciò da centravanti e si impose poi come interno sinistro. Univa dribbling, contrasto, senso della posizione e una resistenza fuori dal comune, tanto da poter essere schierato in difesa, a centrocampo o in attacco.[1] Gigi Garanzini, nell'Enciclopedia dello Sport, ne descrive così il gioco:
«dribblava con facilità ma senza eccedere, trovava la porta con entrambi i piedi, indifferentemente; un'eccezionale scelta di tempo in elevazione gli consentiva di segnare molti gol di testa, a dispetto del suo metro e settanta di altezza»
Con il Torino vinse gli scudetti 1942-43, 1945-46, 1946-47, 1947-48 e 1948-49, più la Coppa Italia 1942-43.[2] Nel 1946-47 fu capocannoniere con 29 delle 105 reti del cosiddetto attacco-mitraglia; l'anno dopo fu secondo, alle spalle dello juventino Giampiero Boniperti.[1] I bilanci della sua carriera granata variano secondo il criterio: 97 gol in 170 partite di campionato per l'Enciclopedia dello Sport, 118 in 195 per Toro.it, 139 in 274 gare ufficiali per il Dizionario Biografico.[1][2][3]
Il Grande Torino era anche l'ossatura della Nazionale: nella primavera del 1947 il commissario tecnico Vittorio Pozzo schierò nove e poi dieci granata contro Svizzera e Ungheria.[4] In quegli anni la famiglia Mazzola viveva in via Torricelli, nel quartiere Crocetta.[1] Dal primo matrimonio, celebrato il 16 marzo 1942 con Emilia Ranaldi, nacquero Alessandro, detto Sandro (1942), e Ferruccio (1945); separatosi nell'autunno 1946, sposò Giuseppina Cutrona a Vienna il 20 aprile 1949, due settimane prima della morte.[1]
Il quarto d'ora granata
Al Filadelfia la leggenda della squadra si legò a un rito. Quando il Torino doveva rimontare, il tifoso Oreste Bolmida, ferroviere e capostazione di Porta Nuova, entrava al Filadelfia con una cornetta delle Ferrovie dello Stato e ne faceva squillare il segnale; a quel segnale il capitano si rimboccava le maniche della maglia e cominciavano quindici-venti minuti di assalto.[4] Erano i «quarti d'ora granata», nei quali, scrive il Dizionario Biografico, «capitan Valentino» suonava la carica ai compagni.[1] L'episodio più citato risale al 20 aprile 1947 contro il Vicenza: secondo Garanzini, «a maniche appena rimboccate, segnò tre gol in due minuti», tra il 29' e il 31' del secondo tempo; Sky Sport parla di tre gol in tre minuti.[2][4]
Lisbona e Superga
All'inizio di maggio del 1949 il Torino andò a Lisbona per un'amichevole con il Benfica, organizzata per l'addio al calcio di Francisco Ferreira[1] e per raccogliere fondi a favore del club portoghese, allora in difficoltà economiche.[5] Il 4 maggio, sulla via del ritorno, il Fiat G.212 con la squadra a bordo si schiantò contro il muraglione della basilica di Superga: morirono tutte le 31 persone a bordo, Mazzola compreso.[1][5] Due giorni dopo Indro Montanelli scrisse sul Corriere della Sera:
«Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta»
L'articolo uscì in terza pagina, due giorni dopo lo schianto.[6]
La memoria
Garanzini riporta che per Fulvio Bernardini, Enzo Bearzot, Ferruccio Valcareggi e Azeglio Vicini, «che li hanno visti giocare tutti, il più grande è stato Valentino Mazzola».[2] Nel 2019 Francesco Bramardo e Gino Strippoli gli hanno dedicato il libro Valentino Mazzola… morirò giovane (Priuli & Verlucca), che dal racconto della seconda moglie ricava il presentimento espresso in quelle due parole.[7]
Il 3 giugno 2019 a Moncalieri gli è stato intitolato l'impianto sportivo del quartiere Santa Maria, sede del Torino Calcio Disabili.[8] A Torino la Commissione toponomastica approvò il 14 maggio 2019 l'intitolazione di un parco in piazza Tancredi Galimberti, a pochi passi dal Filadelfia; rinviata anche per la pandemia, l'inaugurazione avvenne il 4 maggio 2023.[9] Nel luglio dello stesso anno la targa del parco fu distrutta da vandali durante la notte.[10]
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Fonti
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Treccani – Enciclopedia dello Sport
- Toro.it — 26 gennaio 2026
- Sky Sport — 4 maggio 2023
- Panorama — 4 maggio 2024
- Case della Memoria
- Toro.it — 27 novembre 2019
- Toro.it
- Toro.it — 26 aprile 2023
- Toro.it — 17 luglio 2023