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Giampiero Boniperti

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Sky TG24
Dalla pubblicazione di Sky TG24, 2021-06-18

Giampiero Boniperti (Barengo, 4 luglio 1928 – Torino, 18 giugno 2021) è stato un calciatore e dirigente sportivo, per oltre mezzo secolo il volto della Juventus: attaccante e mezzala bianconero per quindici stagioni, poi amministratore delegato e presidente dal 1971 al 1990, gli anni in cui il club torinese vinse tutto ciò che si poteva vincere in Italia e in Europa.[1] Per i tifosi era «il Presidentissimo».[2]

Dalla pianura novarese alla Juventus

Nacque a Barengo, piccolo comune della provincia di Novara, nel Piemonte orientale. Si formò nelle squadre locali del Barengo e del Momo e nel 1946 passò alla Juventus.[1] L'esordio in Serie A arrivò il 2 marzo 1947, in una sconfitta interna per 1-2 contro il Milan; pochi mesi dopo, il 9 novembre 1947, debuttò anche in Nazionale, in un Austria-Italia finito 5-1.[1]

Già nella stagione 1947-48 fu capocannoniere del campionato con 27 reti, che non bastarono però alla Juventus: lo scudetto andò ai rivali cittadini del Grande Torino.[3] Nato centravanti, arretrò col tempo a interno e poi a mezzala, secondo un'evoluzione comune a molti grandi attaccanti della sua epoca.[1]

Il bianconero e il granata

Nel dopoguerra fu, insieme a Carlo Parola e ai danesi Hansen e Præst, uno dei giocatori simbolo della squadra che vinse gli scudetti del 1950 e del 1952.[4] Vestì anche la maglia granata in onore della squadra rivale scomparsa nella tragedia di Superga del 4 maggio 1949, un gesto che la città ricordò al momento della sua morte.[2]

Alla fine degli anni Cinquanta fornì gli assist alla coppia d'attacco formata dal gallese John Charles e dall'italo-argentino Omar Sivori, uno dei reparti offensivi più celebri del calcio italiano: il cosiddetto «Trio magico».[1][2][5] Da giocatore vinse cinque scudetti (1949-50, 1951-52, 1957-58, 1959-60, 1960-61) e due Coppe Italia; in Nazionale collezionò 38 presenze e 8 reti.[1]

Lasciò il calcio giocato all'improvviso il 10 giugno 1961, subito dopo l'ultimo scudetto.[1] Il bilancio della sua carriera bianconera varia a seconda dei conteggi: secondo l'Enciclopedia dello Sport Treccani 444 partite e 177 gol, secondo Il Post 182 reti.[1][5]

Dalla scrivania: il ventennio della presidenza

Nel 1969 tornò alla Juventus come amministratore delegato, affiancato dal dirigente Italo Allodi, e il 13 luglio 1971 ne divenne presidente.[1][4] La storia ufficiale del club riassume quella svolta così: «Boniperti diviene presidente e la Juve non si ferma più».[4]

Sotto la sua presidenza la Juventus conquistò nove scudetti, due Coppe Italia, la Coppa dei Campioni 1984-85, una Coppa Intercontinentale, una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA e una Supercoppa europea.[1] Fu lui a costruire la squadra con acquisti mirati: portò a Torino dall'Atalanta il libero Gaetano Scirea, di cui aveva notato serietà e maturità insieme all'allenatore Carlo Parola[6], e nel 1980 volle Paolo Rossi, acquistato nonostante la squalifica per lo scandalo del calcioscommesse e in campo con i bianconeri dal 1982.[7]

A lui viene attribuita la massima diventata il motto non ufficiale del club, riportata dalla stampa in due versioni appena diverse: «Vincere non è importante, è l'unica cosa che conta»[5], oppure «Vincere non è importante, ma è l'unica cosa che conta».[2]

Gli ultimi incarichi

Il 5 febbraio 1990 lasciò la presidenza effettiva, conservando la carica di presidente onorario.[1] Dal 1991 al 1994 fu di nuovo amministratore delegato, finché venne allontanato poco prima dell'arrivo della dirigenza guidata da Antonio Giraudo e Luciano Moggi.[5] Secondo l'Enciclopedia dello Sport, fu eletto al Parlamento europeo a Strasburgo.[1] Nel 2006, dopo lo scandalo di Calciopoli, la famiglia Agnelli lo richiamò e lo nominò presidente onorario della società.[5]

La morte

Morì a Torino nella notte del 18 giugno 2021 per insufficienza cardiaca, poche settimane prima di compiere 93 anni; i funerali si svolsero in forma privata, coerentemente con la vita ritirata dei suoi ultimi anni.[2] La Juventus lo salutò scrivendo di pensare «con forza a lui, a tutto ciò che il Presidentissimo è stato e sarà per sempre nella vita della Juventus».[2] La sindaca Chiara Appendino ne ricordò anche il legame con i rivali cittadini del Torino:[2]

«Ha incarnato i più alti valori del calcio, dentro e fuori dal campo. Pilastro della Juventus e della Nazionale, capace di vestire la maglia granata in onore al Grande Torino.»

Chiara Appendino, sindaca di Torino, 18 giugno 2021

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Articoli collegati: Alessandro Del Piero, Giovanni Agnelli (1866-1945), Juventus Football Club, Pro Vercelli, Umberto Agnelli

Fonti

  1. Treccani – Enciclopedia dello Sport — 1 gennaio 2002
  2. Sky TG24 — 18 giugno 2021
  3. Sky TG24
  4. Juventus FC
  5. Il Post — 18 giugno 2021
  6. Il Post — 3 settembre 2019
  7. Il Post — 23 settembre 2016

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