Pro Vercelli

La Pro Vercelli è la squadra di calcio di Vercelli e uno dei nomi fondativi del calcio italiano: tra il 1908 e il 1922 vinse sette volte il campionato nazionale, tanti quanti ne contava allora il Genoa[1]. Per quindici anni fu la squadra da battere anche per i club di Torino, che più tardi ne avrebbero assorbito i talenti migliori. La stessa Juventus, ricostruendo la propria storia, ammette che fino alla Grande Guerra non riuscì a tenere il passo delle «nuove potenze calcistiche del momento, la Pro Vercelli e il Casale»[2].
Sette titoli in quindici anni
Il primo scudetto arrivò nel 1908, in un torneo segnato da una scelta federale: Milan, Genoa e Torino, che schieravano calciatori stranieri, furono esclusi dal campionato riservato agli italiani. Nel girone finale la Pro Vercelli chiuse con sei punti, uno davanti alla U.S. Milanese e cinque davanti all'Andrea Doria di Genova[3]. L'anno dopo si ripeté proprio contro i milanesi, battuti 2-0 in casa prima dell'1-1 del ritorno[3].
Seguì una serie di tre titoli consecutivi, nel 1911, nel 1912 e nel 1913[1]. Le finali di quegli anni furono spesso senza storia: nel 1912 il Venezia perse 6-0 in casa e 7-0 a Vercelli, nel 1913 la Lazio fu travolta 6-0[3]. Quel punteggio restò proverbiale: ancora nel dicembre 2015, quando si riaprì la disputa sul titolo del 1915, il Secolo XIX ricordava che i romani «persero 6-0 con la Pro Vercelli la finale di due anni prima»[4]. Nel 1914 il campionato andò alla vicina Casale Monferrato, interrompendo la serie vercellese[1].
Dopo la guerra vennero gli ultimi due titoli. La finale del 1921 contro il Pisa si giocò a Torino il 24 luglio e finì 2-1 per i vercellesi[3]. Nel 1922, l'anno della scissione tra la federazione e la Confederazione Calcistica Italiana, i campionati furono due: la Pro Vercelli vinse quello della Confederazione battendo la Fortitudo 3-0 e 5-2, mentre il torneo federale andò alla Novese[1][3].
La rottura del 1910
Il campionato 1909-10 fu deciso da uno spareggio con l'Internazionale, giocato il 24 aprile 1910. La Pro Vercelli scese in campo con la squadra giovanile e perse 10-3; altre ricostruzioni riportano 11-3 o 9-3[3]. Il caso ebbe un seguito: dopo una disputa con la federazione i giocatori vercellesi, allora tra i più forti d'Italia, furono squalificati e mancarono alla prima partita della Nazionale, vinta comunque 6-2 contro la Francia nel maggio 1910[5].
Rosetta e il primo calciomercato
Virginio Rosetta, nato a Vercelli nel 1902, giocò nella Pro Vercelli dal 1919 al 1923 senza compenso. Per portarlo a Torino la Juventus versò 50.000 lire e gli offrì un impiego da ragioniere: un'operazione che l'Enciclopedia dello Sport Treccani definisce «il primo caso di calcio-mercato in Italia»[6]. Difensore tecnico, amante del dribbling anche in area di rigore, con la maglia bianconera visse gli anni migliori del club e nel 1934 fu campione del mondo; morì a Torino nel 1975[6].
La squadra, pur senza il suo terzino più celebre, restava competitiva anche fuori dai confini: nel giugno 1927 vinse a Parigi il torneo di Pentecoste del Club Français, battendo in semifinale il Dresdner SC per 2-1 e in finale il Sète per 1-0[7].
Silvio Piola
L'ultimo grande campione cresciuto in casa fu Silvio Piola. Nato il 29 settembre 1913 a Robbio, in Lomellina, si trasferì con la famiglia a Vercelli l'anno successivo e si mise in luce nelle giovanili della Pro; lo zio Giuseppe Cavanna, portiere della società, ne favorì l'ingresso in prima squadra. L'allenatore ungherese József Nagy lo fece esordire in Serie A il 16 maggio 1930 sul campo del Bologna[8]. Il 28 ottobre 1933 segnò sei delle sette reti inflitte alla Fiorentina, un primato eguagliato soltanto da Omar Sivori nel 1961[9].
Nella primavera del 1934 la Pro Vercelli lo cedette alla Lazio per 250.000 lire, una decisione che fece scalpore e che lo stesso Piola non gradì[8]. Secondo Treccani, a convincere la società furono gli interventi del dirigente fascista Paolo Martinelli e del generale Vaccaro, presidente della federazione, entrambi tifosi laziali[9]. Piola chiuse la carriera con 274 gol in Serie A, record assoluto del campionato; morì a Gattinara il 3 ottobre 1996 (il 4 secondo il Dizionario Biografico[8]) e dal 1997 portano il suo nome sia lo stadio di Vercelli sia quello di Novara[10].
Dalle categorie minori ai giorni nostri
Perso il primato, il club ha trascorso gran parte del dopoguerra nelle serie inferiori. Nel 2012 tornò in Serie B dopo molti anni di assenza e, poiché lo stadio cittadino richiedeva lavori di adeguamento, prese in affitto per i primi tre mesi il «Leonardo Garilli» di Piacenza[11]. Il 27 maggio 2017 fu tra le quattro squadre, con Torino, Novara e Alessandria, invitate al quadrangolare «Don Aldo Rabino» con cui si inaugurò il ricostruito Stadio Filadelfia[12]. La stagione 2017-18 si chiuse invece con la retrocessione in Serie C[13].
Il legame con il calcio torinese passa oggi soprattutto per i prestiti: nell'agosto 2026 il Torino ha girato alla Pro Vercelli il centrocampista Aaron Ciammaglichella, con opzione di riscatto per i vercellesi e controopzione per i granata[14]. È la stessa geografia di un secolo fa, rovesciata: allora era Torino a cercare giocatori a Vercelli, oggi è la provincia del Piemonte a far crescere i giovani della città.
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Articoli collegati: Giampiero Boniperti, Giovanni Agnelli (1866-1945), Juventus Football Club, Umberto Agnelli, Vercelli
Fonti
- RSSSF
- Juventus FC
- RSSSF
- Il Post — 31 marzo 2016
- Il Post — 15 maggio 2020
- Treccani, Enciclopedia dello Sport
- RSSSF
- Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
- Treccani, Enciclopedia dello Sport
- Il Post — 19 dicembre 2020
- Il Post — 22 giugno 2012
- Il Post — 25 maggio 2017
- Il Post — 18 maggio 2018
- Toro.it — 21 agosto 2026