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Stadio Filadelfia

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Toro News
Dalla pubblicazione di Toro News

Lo stadio Filadelfia, per i tifosi semplicemente «il Fila», è l'impianto sportivo di via Filadelfia 36, all'angolo con via Giordano Bruno, a Torino.[1] Costruito nel 1926, fu il campo di casa del Torino fino al 1963 e il teatro dei successi del Grande Torino; abbandonato e in gran parte demolito alla fine degli anni Novanta, è stato ricostruito sullo stesso sedime e riaperto il 25 maggio 2017 come centro di allenamento della prima squadra granata.[1][2]

La costruzione (1926)

Il campo nacque per iniziativa del conte Enrico Marone di Cinzano, presidente del Torino, che per acquistare l'area costituì la Società Civile Campo Torino. La domanda di concessione edilizia è del 24 marzo 1926; il progetto fu affidato all'ingegnere Miro Gamba del Politecnico e i lavori, in cemento armato, all'impresa del commendator Riccardo Filippa. Il cantiere durò cinque mesi e costò 2,5 milioni di lire.[2]

L'inaugurazione si tenne il 17 ottobre 1926 davanti a circa 15.000 spettatori, alla presenza del principe ereditario Umberto e della principessa Maria Adelaide; il campo fu benedetto dall'arcivescovo Giuseppe Gamba.[2] Nell'amichevole inaugurale il Torino batté la Fortitudo Roma per 4-0, e durante la cerimonia i giocatori della Juventus scesero dagli spalti per rendere omaggio ai granata.[3] Al Filadelfia il Torino vinse subito il suo primo scudetto, quello della stagione 1926-27, poi revocato.[4]

Il progetto originario prevedeva 15.000 posti: 1.300 nella tribuna centrale, 9.500 sulle gradinate e 4.000 nel parterre, attorno a un campo in erba di 110 per 70 metri dotato di drenaggio, chiuso da un muro perimetrale alto due metri e mezzo; la facciata era in mattoni rossi, con colonne e grandi finestre. Sotto le tribune trovavano posto l'alloggio del custode e quattordici camere che servivano ai giocatori e all'arbitro, all'infermeria, alla direzione e a una sala per i rinfreschi. Nel 1928 si aggiunse la biglietteria e nel 1932 l'ampliamento delle gradinate portò la capienza a 30.000 persone.[2] MuseoTorino lo indica come esempio di architettura funzionale allo sport, affine al coevo Motovelodromo di corso Casale.[1]

La casa del Grande Torino

Sul campo di via Filadelfia il Torino conquistò sei dei suoi sette scudetti. La squadra di Ferruccio Novo vi restò imbattuta per 100 partite consecutive, dal 17 gennaio 1943 fino alla tragedia di Superga del 4 maggio 1949; lì fu giocato anche il 10-0 inflitto all'Alessandria, ancora oggi record di vittoria con il massimo scarto in Serie A.[2]

Al Filadelfia appartiene anche il rito del «quarto d'ora granata». Oreste Bolmida, capostazione a Porta Nuova, portava allo stadio la tromba del servizio ferroviario e dagli spalti lanciava lo squillo che annunciava la reazione della squadra nei momenti difficili della partita.[5]

Guerra e declino

Il 13 luglio 1943 un bombardamento colpì il campo e le gradinate di via Giordano Bruno; le travi metalliche furono asportate e sostituite con strutture in legno, e lo stadio divenne inagibile, tanto che la squadra dovette giocare prima al Motovelodromo Umberto I e poi allo stadio Mussolini, il futuro Comunale.[2] Il 29 marzo 1944 un'incursione dell'aviazione statunitense con la tecnica del «tappeto di bombe» provocò il crollo del primo piano dell'edificio.[1] Nel dopoguerra la ricostruzione fu seguita dallo stesso Novo.[2]

Nella stagione 1958-59 il Torino, allora chiamato Talmone per ragioni di sponsorizzazione, si trasferì al Comunale, l'attuale Stadio Olimpico Grande Torino, e retrocesse in Serie B; l'anno successivo tornò al Filadelfia per scaramanzia. L'ultima partita ufficiale della prima squadra fu Torino-Napoli 1-1 del 19 maggio 1963, poi il trasferimento al Comunale divenne definitivo.[2] Un progetto di ristrutturazione voluto nel 1970 dal presidente Orfeo Pianelli fu accantonato nel 1973, perché il piano regolatore del 1959 aveva destinato l'area a verde pubblico, vincolo che nello stesso tempo impedì di costruirvi abitazioni.[2]

Le giovanili continuarono a giocarvi fino al 1993.[6] Sulla data in cui cessarono gli allenamenti le ricostruzioni divergono: secondo la Fondazione Stadio Filadelfia la squadra si trasferì a Orbassano nel 1989, secondo MuseoTorino nel 1994.[2][1] Lasciato senza manutenzione, l'impianto subì crolli parziali e la demolizione, autorizzata dalla Soprintendenza, cominciò nel 1997 e si chiuse nel 1998: restarono gli angoli delle curve su via Filadelfia e via Spano e il nucleo della tribuna d'onore.[1]

La lunga ricostruzione

Già nel 1994 l'ex sindaco Diego Novelli aveva promosso una fondazione per la salvaguardia dello stadio.[1] Dopo il fallimento del vecchio Torino Calcio, il 25 maggio 2006 la Città riacquistò l'area dal curatore fallimentare. L'attuale Fondazione Stadio Filadelfia, costituita il 28 marzo 2011, riunisce il Comune, la Regione Piemonte, il Torino FC e sette associazioni di tifosi.[2]

La prima pietra del nuovo impianto fu posata il 17 ottobre 2015, esattamente ottantanove anni dopo l'inaugurazione originale.[4] Il progetto preliminare è degli studi Martinetto e Box Architetti Associati; i fondi vennero dalla Regione (3,5 milioni di euro), dal Comune (3,5 milioni), dalla Fondazione Mamma Cairo (un milione) e da una raccolta tra i privati.[7] All'inaugurazione i nomi dei 2.372 tifosi che avevano contribuito con donazioni ai lavori comparivano nella piazza dedicata ai sostenitori.[8]

Il nuovo Filadelfia

L'inaugurazione del 25 maggio 2017 si aprì con la benedizione di don Riccardo Robella, alla presenza della sindaca Chiara Appendino, del presidente della Regione Sergio Chiamparino, del presidente del Torino Urbano Cairo e dell'intera squadra; la Fondazione, proprietaria dell'impianto, lo affitta al club.[9] Dal centro del campo Cairo disse:[10]

«Questo campo se lo meritano tutti, dai tifosi ai campioni di Superga. Qui abbiamo vinto 6 scudetti, forse 7»

Urbano Cairo, inaugurazione del nuovo Filadelfia, 25 maggio 2017

L'impianto ha due campi riscaldati separati da una tribuna coperta di 2.010 posti; contando tutte le tribune i posti a sedere sono 4.529. Sotto la tribuna si trovano gli spogliatoi della prima squadra, della Primavera, degli ospiti e degli arbitri, una palestra, gli ambienti per lo staff tecnico, locali di pronto soccorso e un'autorimessa interrata.[7] Del vecchio stadio sono stati recuperati due spicchi di gradinata e l'edificio della biglietteria.[8] Il Filadelfia ospita gli allenamenti della prima squadra e alcune partite casalinghe della Primavera.[6]

Il museo e lo stato attuale

Il progetto era diviso in lotti. Nel gennaio 2020 la Fondazione stimava in circa 600-700 mila euro il completamento della foresteria e dell'area ristoro, in 500 mila euro il restauro delle due curve storiche e in circa 6 milioni di euro il museo previsto su via Giordano Bruno.[11] Nell'agosto 2026 il Comune ha approvato la convenzione con la Fondazione per il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata: un edificio a due livelli nell'area libera di circa 2.500 metri quadrati tra la tribuna sud-est e via Giordano Bruno, con sale per mostre temporanee e una biblioteca aperta al pubblico.[12] L'assessore allo Sport Domenico Carretta ha parlato di un passo che restituisce al luogo «il ruolo di custode della memoria granata».[12]

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Fonti

  1. MuseoTorino
  2. Fondazione Stadio Filadelfia
  3. Mole24 — 23 ottobre 2020
  4. Toro.it
  5. Toro News
  6. Toro News — 25 maggio 2025
  7. Sport&Impianti
  8. Calcio e Finanza — 25 maggio 2017
  9. Corriere dello Sport — 25 maggio 2017
  10. Toro News — 25 maggio 2017
  11. Toro News — 15 gennaio 2020
  12. Città di Torino — 19 agosto 2026

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