Stadio Olimpico Grande Torino

Lo Stadio Olimpico Grande Torino è il grande stadio comunale di Torino, nel settore meridionale della città, tra via Filadelfia, corso Sebastopoli e corso Quattro Novembre, nel quartiere Santa Rita, accanto alla piazza d'Armi[1][2][3]. Inaugurato nel 1933 come Stadio Mussolini, poi Comunale e Olimpico, ha cambiato nome quattro volte in novant'anni ed è stato la casa di entrambe le squadre cittadine: oggi vi gioca il Torino[1][3].
La cittadella sportiva del 1933
All'inizio degli anni Trenta Torino cercava un impianto che sostituisse lo Stadium, costruito per l'Esposizione internazionale del 1911 e ormai poco funzionale. Il nuovo complesso doveva servire lo sport come spettacolo di massa e, soprattutto, ospitare le manifestazioni ginniche del regime, i Littoriali della Gioventù e i Campionati internazionali universitari previsti in città per il 1933. L'area scelta era quella tra la nuova piazza d'Armi e l'Ospizio di Carità, allora in piena urbanizzazione, la stessa zona in cui sorgevano ospedali, mercati generali e gli stabilimenti della FIAT[1].
Il Comune bandì un appalto-concorso e divise i lavori fra più imprese: la romana Saverio Parisi costruì tribune e gradinate, l'impresa Vannacci e Lucherini il campo d'atletica, la Torre di Maratona e le biglietterie, la società dell'ingegner Faletti la piscina coperta. I cantieri si aprirono negli ultimi giorni di settembre del 1932 e il complesso fu inaugurato il 14 maggio 1933 dal segretario del Partito nazionale fascista Achille Starace, in apertura dei Littoriali: meno di un anno di lavori[1]. Nel catalogo di MuseoTorino l'insieme di stadio, campo d'atletica e piscina è descritto così:
«Si tratta di una cittadella sportiva che celebra l'invenzione dell'era del tempo libero.»
Il nome ufficiale era Stadio Municipale «Benito Mussolini»; caduto il regime, l'impianto divenne semplicemente il Comunale[1].
Architettura
Lo stadio è opera dell'architetto Raffaello Fagnoni e degli ingegneri Dagoberto Ortensi ed Enrico Bianchini. È un anello ellittico interamente in calcestruzzo armato, lungo circa 640 metri di perimetro, su una base di granito bianco e uno zoccolo rosso, chiuso in alto da uno sbalzo che sporge per oltre tre metri con un'inclinazione di 45 gradi. Si entrava da 27 aperture; la principale, tra due pilastri di granito a tutta altezza, portava a un salone in marmo cipollino davanti alla tribuna d'onore. Il campo da calcio misura 70 per 105 metri ed è circondato da una pista a sei corsie. Il progetto seguiva criteri esclusivamente funzionali, all'avanguardia per quegli anni[1].
Il campo d'atletica e la Torre di Maratona, che nasconde il serbatoio d'acqua del complesso, sono dell'architetto Brenno Del Giudice e dell'ingegner Gustavo Colonnetti, docente di Scienza delle costruzioni al Politecnico; la piscina coperta, con la facciata art déco e gli interni razionalisti, di Contardo Bonicelli e Antonio Villanova[1]. Torre, biglietterie e recinzioni sono tutelate dal catalogo comunale come «Insieme di architetture di valore ambientale e documentario, caratterizzanti unitariamente l'impianto delle architetture per lo sport»[2].
Il Comunale di Juventus e Torino
La Juventus giocò al Comunale il suo primo campionato nella stagione 1934-1935; il Torino, che negli anni del Grande Torino aveva la sua casa allo stadio Filadelfia, vi disputò il primo campionato solo nel 1963-1964[4]. Da allora il Comunale fu lo stadio di entrambe le squadre cittadine, con una capienza originaria di 65.000 posti in piedi[1].
La stagione 1975-1976 ne racconta la misura. Il 16 maggio 1976 il Torino di Gigi Radice pareggiò 1-1 con il Cesena, mentre la Juventus perdeva a Perugia, e vinse lo scudetto: sulle gradinate c'erano circa 65.000 tifosi granata e altri 15.000 aspettavano fuori dai cancelli, senza biglietto. Radice, a fine partita, era arrabbiato per il pareggio: «non si può pareggiare così»[5]. Pochi mesi dopo, il 15 settembre 1976, oltre 65.000 spettatori videro l'esordio granata in Coppa dei Campioni, un 2-1 al Malmö con gol di Mozzini e Graziani[6].
Per i Mondiali del 1990 la città costruì un nuovo grande impianto, lo stadio delle Alpi[7]. Il Comunale, intanto, era stato intitolato anche a Vittorio Pozzo[8], il commissario tecnico torinese nato nel 1886 che guidò la Nazionale ai titoli mondiali del 1934 e del 1938 e scrisse di calcio anche per La Stampa[9].
Lo stadio olimpico del 2006
Per le Olimpiadi invernali del 2006 l'impianto fu ristrutturato su progetto dello studio Giovanni Cenna Architetto e di Arteco, entrambi di Verona, nel rispetto delle parti vincolate. Si aggiunse un terzo anello di gradinate su struttura in acciaio, con 44 palchi, e tutti i posti divennero a sedere e coperti, come chiedeva il cosiddetto decreto Pisanu sulla sicurezza negli stadi[10]. La capienza scese secondo MuseoTorino a 27.168 posti[10], secondo la scheda dello stadio nello stesso catalogo a poco più di 26.000[1]. Il cantiere avrebbe dovuto pagarlo il Torino, destinatario dello stadio, ma dopo la mancata iscrizione della società al campionato nell'agosto 2005 fu il Comune a riprenderlo e a finanziarlo; l'impianto rinnovato fu presentato il 29 novembre 2005[10]. Nell'area sorse anche il Palaolimpico, oggi Inalpi Arena, e il tratto di corso Sebastopoli davanti allo stadio fu chiuso alle auto e unito al parco[1].
Con strutture provvisorie che portarono il pubblico a circa 35.000 persone[10], lo stadio ospitò il 10 febbraio 2006 la cerimonia d'apertura, in cui lo sciatore Giorgio Rocca pronunciò il giuramento degli atleti e cantò Luciano Pavarotti, e il 26 febbraio quella di chiusura, con la premiazione della 50 chilometri di fondo vinta da Giorgio Di Centa, al quale la medaglia fu consegnata dalla sorella Manuela[8].
Il nome del Grande Torino
Dopo i Giochi lo stadio tornò al calcio. La Juventus si era trasferita nel proprio impianto, lo Juventus Stadium, inaugurato l'8 settembre 2011 sull'area del Delle Alpi[7], e nel 2016 lo Stadio Olimpico assunse il nome attuale, dedicato alla squadra granata scomparsa nella tragedia di Superga[1]. Oggi è lo stadio del Torino, raggiungibile dal centro, distante circa sette chilometri, con diverse linee del trasporto pubblico[3].
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