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Stadio delle Alpi

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Toro.it
Dalla pubblicazione di Toro.it, 2026-05-31

Lo Stadio delle Alpi è stato il grande impianto calcistico costruito alla periferia nord di Torino per i Mondiali di calcio del 1990[1]. Per sedici anni fu la casa condivisa della Juventus e del Torino, che vi giocarono fino al 2006[2]. Opera d'avanguardia per la copertura, si rivelò poco adatto al calcio; fu smontato tra il 2008 e il 2009 e sulla sua area sorge oggi lo Juventus Stadium[1].

Il progetto per Italia '90

Committente dell'opera fu la Città di Torino; i lavori durarono dal 1988 al 1990[3]. Lo stadio poteva accogliere circa 70.000 spettatori, secondo lo studio torinese Ossola, che partecipò alla progettazione e indica per la realizzazione un costo di 57 miliardi di lire[3]. L'elemento più ambizioso era il tetto: una tensostruttura di 27.000 metri quadrati, che lo studio descrive come una delle coperture di questo tipo più estese e complesse al mondo, capace di reggere un carico pari a dieci volte il proprio peso[3]. Nel 1991 la struttura ottenne lo European Award for Steel Structures, assegnato a Odense[3].

Intorno al campo correva una pista d'atletica, secondo lo schema degli stadi polivalenti dell'epoca[2]. Fu proprio questa scelta a segnare il destino dell'impianto.

L'inaugurazione del 31 maggio 1990

La prima partita si giocò il 31 maggio 1990, pochi giorni prima dell'inizio dei Mondiali: una selezione mista di giocatori del Torino e della Juventus affrontò il Porto e vinse 4-3[2]. Sugli spalti c'erano circa 41.600 spettatori paganti; il primo gol della storia dello stadio lo segnò il granata Haris Škoro, autore di una tripletta, e l'incasso, oltre 954 milioni di lire, fu devoluto in beneficenza[2]. La serata cominciò con un gesto che univa le due tifoserie:

«Prima del calcio d'inizio, venne osservato un minuto di silenzio in memoria del Grande Torino, delle vittime dell'Heysel e di Gaetano Scirea»

Toro.it, «31 maggio 1990: a Torino viene inaugurato lo Stadio delle Alpi», 2026

Il ricordo del Grande Torino e quello di Scirea, il difensore juventino a cui sarebbe stata poi intitolata la curva bianconera, aprivano così la storia di uno stadio che le due squadre rivali avrebbero dovuto dividersi[2].

Le grandi notti europee

Le serate più piene furono quelle europee. Il 15 aprile 1992 il Torino di Emiliano Mondonico batté il Real Madrid 2-0, con un'autorete di Rocha e un gol di Fusi, davanti a oltre 60.000 tifosi granata: lo stadio era esaurito ore prima del calcio d'inizio e la festa della curva Maratona proseguì per tutta la notte[4]. Era la prima finale di una coppa europea nella storia del club[4].

Due settimane dopo, il 29 aprile 1992, il Delle Alpi ospitò l'andata della finale di Coppa UEFA contro l'Ajax, chiusa 2-2 con una doppietta di Walter Casagrande[5]. Al ritorno, ad Amsterdam, il 13 maggio 1992, la partita finì 0-0 e il trofeo andò agli olandesi[6]. Anni dopo lo spagnolo Rafael Martín Vázquez ricordò quella sfida con amarezza:

«Nella mia seconda stagione ho giocato quella finale che purtroppo abbiamo perso senza meritarlo.»

Rafael Martín Vázquez, Gran Galà Granata, 26 aprile 2017

La frase è riportata nel ricordo della partita pubblicato da Toro.it[5].

Uno stadio lontano dal gioco

I difetti emersero quasi subito. La cronaca granata li riassume così: «visuale molto spesso penalizzata, pubblico lontano dal campo per via di una evitabile pista da atletica ed un'atmosfera ritenuta fredda da entrambe le tifoserie»[2]. A questi problemi si aggiungevano la costosa manutenzione del terreno di gioco e la cattiva visibilità da molti settori degli spalti[1]. Rievocando l'apertura del nuovo impianto, la stampa sportiva lo ha definito senza mezzi termini un «flop architettonico per la scarsa funzionalità per una partita da calcio»[7].

L'ultima partita fu giocata l'11 giugno 2006: il Torino allenato da Gianni De Biasi batté il Mantova 3-1 nella finale dei playoff di Serie B e tornò in Serie A[2]. Dopo quella sera il Delle Alpi rimase chiuso.

Smontato pezzo per pezzo

La demolizione cominciò nel novembre 2008 e si concluse nel marzo 2009. Più che abbattuto, lo stadio fu smontato: la tecnica scelta permise di recuperare quasi per intero metalli e cemento e di riutilizzarli nel cantiere del nuovo impianto, con un risparmio stimato in circa 2,3 milioni di euro[1]. Secondo la Juventus, dal vecchio stadio furono recuperati 40.000 metri cubi di calcestruzzo, 5.000 tonnellate di acciaio, 2.000 metri quadrati di vetro e 300 tonnellate di alluminio, reimpiegati nella nuova costruzione o in cantieri vicini[8].

Dal Delle Alpi allo Juventus Stadium

Sulla stessa area la Juventus costruì il proprio stadio, inaugurato l'8 settembre 2011: circa 41.000 posti, più raccolto e compatto, e soprattutto senza pista d'atletica[1][7]. Lo studio Ossola, che aveva lavorato al Delle Alpi, descrive l'operazione come una trasformazione radicale che ridusse la capienza da 70.000 a 40.000 posti aumentando i servizi e il comfort per gli spettatori[3]. Del vecchio stadio dei Mondiali restano così i materiali riciclati nel nuovo, la memoria delle notti europee del Torino e la lezione di un impianto troppo grande e troppo lontano dal campo.

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Articoli collegati: Andrea Agnelli, Juventus Football Club, Juventus Stadium, Stadio Olimpico Grande Torino

Fonti

  1. Il Post — 8 settembre 2011
  2. Toro.it — 31 maggio 2026
  3. Studio Ossola
  4. Toro.it
  5. Toro.it
  6. Rivista Contrasti
  7. TUTTOmercatoWEB
  8. Juventus.com

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