Cristina di Francia

Cristina di Francia (Parigi, 10 febbraio 1606 – Torino, 26 dicembre 1663), duchessa di Savoia e prima «Madama Reale», governò il ducato per oltre un quarto di secolo: reggente dal 1637 per i figli Francesco Giacinto e Carlo Emanuele II, restò di fatto alla guida dello Stato fino alla morte[1]. Per Torino il suo nome significa soprattutto una stagione di cantieri: il Castello del Valentino, la nuova piazza Reale con la chiesa di Santa Cristina[1], l'appartamento di Palazzo Madama[2], la spinta alla reggia di Venaria[3].
Dalla corte di Parigi al Piemonte
Terza figlia di Enrico IV di Francia e di Maria de' Medici, fu promessa prima di compiere dodici anni al principe di Piemonte Vittorio Amedeo I, primogenito del duca Carlo Emanuele I. I capitoli nuziali furono firmati a Parigi l'11 gennaio 1619 dal cardinale Maurizio di Savoia, fratello dello sposo, e le nozze si celebrarono in forma privata al Louvre il 10 febbraio 1619; pochi mesi dopo la sposa raggiunse Torino e prese il titolo di «Madama Reale»[1]. L'arrivo fu salutato da feste e scenografie; negli anni seguenti balletti e caroselli furono spesso inventati dal marchese Filippo d'Agliè[2].
Il suocero le regalò per le nozze il castello del Valentino, sulla riva del Po[4]. Cristina lo trasformò in circa vent'anni secondo il gusto francese e ne fece il suo palazzo di rappresentanza[4]. Nel suo profilo per il Dizionario Biografico degli Italiani Enrico Stumpo ricorda che «fece infatti riedificare su disegni di gusto francese il castello del Valentino»[1]. Dal 1633 Isidoro Bianchi e la sua bottega affrescarono le sale verso sud, con un salone d'onore che celebrava il legame tra le corti di Torino e di Parigi[4]; le stanze del primo piano presero nomi tematici come «Verde», «delle Rose», «dello Zodiaco»[5]. Nel 1628 il suo compleanno fu festeggiato nel castello di piazza Castello, l'attuale Palazzo Madama, con la macchina scenica della «Nave della Felicità»[2].
La reggenza e la «guerra dei cognati»
Vittorio Amedeo I, duca dal 1630, si ammalò gravemente a Vercelli nel settembre 1637 e morì[1]. Il Senato di Piemonte, riferisce Stumpo, «dichiarava C. legittima tutrice del duca Francesco Giacinto e reggente del ducato»[1]. Il paese usciva dalla peste del 1630 ed era di nuovo campo di battaglia tra Francia e Spagna; la corte si divise tra «madamisti», fedeli alla reggente e all'alleanza francese, e «principisti», schierati con i cognati filospagnoli, il cardinale Maurizio e il principe Tommaso di Carignano[1]. Il 3 giugno 1638 Cristina firmò una lega con la Francia; il 4 ottobre dello stesso anno morì il giovane duca Francesco Giacinto e l'erede divenne il fratello Carlo Emanuele, ancora in tenera età[1].
Nel 1639 i principi, con truppe pagate dalla Spagna, presero Chivasso il 28 marzo e Ivrea ai primi di aprile, e il 27 luglio Tommaso occupò la stessa Torino; la reggente mise al sicuro il figlio nel forte savoiardo di Montmélian[1]. Con Agliè si era rifugiata nella cittadella, l'unica a resistere; il 4 agosto i due dovettero lasciare la capitale e ritirarsi in Savoia[6]. A Grenoble incontrò il fratello Luigi XIII e Richelieu; dovette accettare nuovi presidi francesi a Chambéry e in Valle d'Aosta, ma rifiutò di mandare il figlio in Francia[1]. Nel 1640 l'esercito francese del conte d'Harcourt liberò Casale e poi Torino; il 18 novembre Cristina e Agliè rientrarono in città[1][6]. Alla fine dell'anno il favorito fu arrestato dai francesi, per volontà di Richelieu, e rinchiuso nella torre del castello di Vincennes, da cui tornò solo dopo la morte del cardinale, nel dicembre 1642; in prigione compose l'allegoria La prigione di Fillindo il Costante[6].
L'accordo del 14 giugno 1642 chiuse la guerra civile: Cristina restò tutrice del duca, Maurizio ebbe la luogotenenza di Nizza e Tommaso quella di Ivrea e Biella, entrambi entrarono nel consiglio di reggenza e il cardinale, lasciata la porpora, sposò la nipote Maria Ludovica, primogenita di Cristina[1]. Le voci su un legame privato tra la duchessa e Agliè, perfino su un matrimonio segreto, circolarono a corte e furono usate da Richelieu come arma politica[6].
La «reggenza dissimulata»
Il 20 giugno 1648 Carlo Emanuele II compì quattordici anni e uscì di tutela: Cristina andò con lui a Ivrea, tolse a Tommaso quel governo e proclamò davanti al Consiglio di Stato la fine della reggenza[1]. Il potere però non cambiò mano. Lo storico Ercole Ricotti chiamò gli anni 1648-1663 la «reggenza dissimulata»: fino all'ultimo la duchessa firmò lei stessa gli atti di governo in nome del figlio[1]. Riformò il Consiglio di Stato, nel 1653 portò a diciotto le province del Piemonte, creò la futura «Delegazione del buon governo dei Comuni» e introdusse nel 1659 una nuova imposta fondiaria, il sussidio militare; con la vendita degli uffici aprì le cariche di giustizia e finanza a famiglie togate e mercantili[1]. Nel 1655 la repressione della rivolta nelle valli valdesi, affidata al marchese di Pianezza, provocò le proteste degli Stati protestanti, da Cromwell alle Province Unite, e si chiuse il 18 agosto con un accordo mediato dall'ambasciatore francese Servient[1].
La pace dei Pirenei del 7 novembre 1659 restituì Vercelli ai Savoia e confermò Trino e Alba; la notizia, scrive Stumpo, «fu accolta alla corte di Torino con sincero sollievo» dopo ventiquattro anni di guerra quasi continua[1]. Nel 1663 Carlo Emanuele II sposò Francesca d'Orléans, scelta per compiacere la madre[1].
Feste, balletti e cantieri
Con Agliè, coreografo e regista di corte, le «feste di Madama Reale» segnarono il passaggio del balletto da intrattenimento di palazzo a spettacolo d'arte; titoli come Gli habitatori dei monti furono replicati anche a Parigi[1]. Nel 1644 andò in scena La fenice rinnovata, nel 1645 il carosello L'oriente guerriero e festeggiante[6]; il 10 febbraio 1645 il castello di Rivoli ospitò la festa per il compleanno della «prima Madama Reale»[7].
Nel 1638 la reggente scelse come residenza stabile il vecchio castello degli Acaia in piazza Castello: Carlo di Castellamonte coprì la corte medievale e il suo appartamento si affacciò sulla piazza, con una balconata usata come palco per le feste pubbliche[2]. Il nome di Palazzo Madama si lega però soprattutto alla seconda Madama Reale, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, per la quale Filippo Juvarra costruì la facciata[8]. Dal 1642, finita la guerra, ripresero anche i lavori del Valentino con Amedeo di Castellamonte[5].
A lei risalgono l'ampliamento della città verso il Po, iniziato nel 1646, la piazza Reale (oggi San Carlo) con la chiesa di Santa Cristina, la chiesa di Santa Teresa, il convento di San Francesco, l'ospedale della Carità e il nuovo palazzo di Città; nel 1657 partirono i lavori della cappella della Sindone, iniziata da Bernardino Quadri e compiuta da Guarino Guarini[1]. Fu lei a incoraggiare il figlio a costruire la reggia di caccia affidata ad Amedeo di Castellamonte, oggi La Venaria Reale[3]. Sulla collina fece erigere dall'architetto Andrea Costaguta una villa[1], la Vigna di Madama Reale, oggi villa Abegg, nei cui cantieri ebbe parte Agliè come gran maestro delle fabbriche[6].
Morte e memoria
Negli ultimi anni, malata, alternava il governo ai ritiri nel convento accanto a Santa Cristina; morì a Torino il 26 dicembre 1663[1]. Carlo Emanuele II allontanò subito Agliè da ogni incarico; il conte si ritirò e fu sepolto al Monte dei Cappuccini, dove il suo scheletro fu ritrovato per caso nel 1989[6].
Il giudizio della storiografia ottocentesca, severo e fatto di luoghi comuni secondo Stumpo, è stato rivisto: la duchessa lasciò uno Stato più debole sul piano internazionale ma intatto[1], e
«sul piano politico esterno la duchessa riuscì a conservare e mantenere l'integrità e l'indipendenza politica del ducato»
Oggi Torino la ricorda con piazza Madama Cristina a San Salvario, dove nel 1876 fu trasferito il mercato di piazza Bodoni[9].
Pagine che rimandano qui
- Castello del Valentino
- Castello di Agliè
- Castello di Moncalieri
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- Venaria Reale
- Villa della Regina
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Fonti
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica
- Consorzio delle Residenze Reali Sabaude – La Venaria Reale
- Consorzio delle Residenze Reali Sabaude
- MuseoTorino
- Mole24 — 3 aprile 2026
- Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea
- Mole24 — 22 febbraio 2020
- Mole24 — 2 novembre 2025