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Castello di Rivoli

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di ANSA Piemonte
Dalla pubblicazione di ANSA Piemonte, 2026-09-24

Il Castello di Rivoli è l'antica residenza sabauda che domina dall'alto della collina la città di Rivoli, a ovest di Torino sulla strada della Val di Susa, e che dal 1984 ospita il Museo d'Arte Contemporanea. Fortezza medievale, reggia barocca progettata da Filippo Juvarra e mai finita, caserma, rudere e infine museo: nella sua storia c'è quasi per intero la parabola della Casa Savoia e, nell'ultimo mezzo secolo, quella dell'arte contemporanea in Piemonte.[1]

Dal castrum medievale alla corte dei Savoia

Il castello compare nei documenti nel 1159 come «Castrum Riuollum» ed era allora proprietà dei vescovi di Torino; entrò nei domini sabaudi nel 1247 e nel 1350 vi furono celebrate le nozze tra Bianca di Savoia e Galeazzo Visconti.[1] Rivoli, ceduta nel 1244 dall'imperatore Federico II al conte Amedeo IV, restò stabilmente ai Savoia e divenne una delle loro dimore predilette.[2]

Nel Cinquecento Emanuele Filiberto scelse Rivoli come sede della corte quando Torino era ancora in mano francese; nel castello nacque il suo erede Carlo Emanuele I, e secondo la ricostruzione del museo fu chiamato Nostradamus a seguire la gravidanza della duchessa Margherita di Valois. Gli architetti Francesco Paciotto e Domenico Ponsello ammodernarono allora l'edificio.[1]

La Manica Lunga e le devastazioni di Catinat

Carlo Emanuele I affidò ad Amedeo e Carlo di Castellamonte la trasformazione del maniero in residenza di piacere. Nella prima metà del Seicento sorse così la Manica Lunga, un corpo di fabbrica lungo 147 metri e largo appena sei, collegato al castello e destinato alla pinacoteca ducale.[3] I lavori del complesso si chiusero nel 1670, ma nel 1690 e nel 1693 le truppe francesi del maresciallo Catinat devastarono l'edificio: si salvò soltanto la sala detta di Amedeo VIII, al secondo piano.[1]

Il sogno incompiuto di Juvarra

Fu Vittorio Amedeo II, che secondo la tradizione riportata dal museo aveva visto il castello bruciare da Torino, a volerne la ricostruzione. Michelangelo Garove tracciò lo Stradone del Re, l'odierno corso Francia che porta dritto da Torino a Rivoli, e i primi progetti tra il 1711 e il 1713.[1][2] Con Juvarra il disegno assunse proporzioni da reggia: il Dizionario Biografico degli Italiani data il nuovo progetto di ristrutturazione al 1715 e la sospensione dei lavori del corpo centrale al 1720, e colloca Rivoli, con la Venaria, tra le grandi residenze di piacere extraurbane della corte; la stessa basilica di Superga fu pensata a prolungamento della direttrice prospettica che univa il castello di Rivoli alla porta Susina.[4]

A Rivoli Vittorio Amedeo II annunciò l'abdicazione nel 1730, e qui fu tenuto prigioniero nel 1731. Il cantiere si fermò nel 1734 per l'alto costo dei lavori: l'atrio monumentale e il salone da ballo del piano nobile non furono mai costruiti, e la Manica Lunga, che Juvarra voleva abbattere per ottenere una facciata simmetrica, rimase in piedi.[1][3] I lavori ripresero solo nel 1793 con Carlo Randoni, autore dell'appartamento al secondo piano.[1]

Caserma, rovina e rinascita

In età napoleonica l'imperatore donò il complesso al maresciallo Ney. Nel 1883 Casa Savoia lo cedette alla città di Rivoli per 100.000 lire; fino al 1909 lo occupò l'esercito, che lo danneggiò gravemente, e la Seconda guerra mondiale, con i bombardamenti, aggravò la rovina.[1] La Manica Lunga divenne caserma e durante la Seconda guerra mondiale ospitò gli sfollati.[3] Nel 1961, centenario dell'Unità, furono stanziati un miliardo e 120 milioni di lire per il recupero, ma nel 1978 crollò la volta del grande salone del secondo piano.[1]

Il restauro, iniziato nell'agosto 1979, fu affidato all'architetto Andrea Bruno, che già alla fine degli anni Sessanta ne aveva eseguito i primi rilievi. La Regione Piemonte ricevette il complesso in comodato per 29 anni e il collezionista Giuseppe Panza di Biumo propose di allestirvi parte della propria raccolta. Bruno non ricostruì ciò che mancava: inserì un ascensore, una grande scala sospesa e una passerella sulla volta nervata, lasciando leggibile l'incompiuto.[1] Il museo presenta la scelta con una massima di Viollet-le-Duc:

«Il modo migliore per conservare un edificio è quello di trovargli una destinazione e di soddisfare talmente le esigenze di questa destinazione da non creare motivo per altri cambiamenti!»

Eugène Viollet-le-Duc, citato dal Castello di Rivoli

La Manica Lunga fu restaurata fra il 1986 e il 2000, con scale e ascensore in materiali trasparenti progettati da Andrea Bruno.[3] Nel 1997 il castello è entrato nel patrimonio mondiale UNESCO con le Residenze sabaude, parte di quella «Corona di Delizie» che comprende anche il castello di Moncalieri e la Venaria.[5]

Il museo d'arte contemporanea

Inaugurato nel 1984, il museo si definisce il primo museo d'arte contemporanea d'Italia; la sua raccolta parte dagli anni Sessanta, con l'Arte povera, la Transavanguardia, il Minimalismo, la Body e la Land Art.[6] Il primo direttore fu Rudi Fuchs, che lo inaugurò con la mostra Ouverture; dopo di lui guidarono il museo Ida Gianelli, Beatrice Merz, Andrea Bellini e Carolyn Christov-Bakargiev. Il direttore Francesco Manacorda ha detto che Rivoli è nato «grazie all'Arte Povera», che considera «una sorgente continua e originaria».[7]

Christov-Bakargiev assunse il 1° gennaio 2016 la direzione congiunta di Rivoli e della GAM di Torino, con l'idea di usare gli ampi spazi del castello anche per le opere della galleria cittadina, che ne ha di limitati: «Spero che questo museo Giano Bifronte accolga le persone e diventi un nuovo spazio pubblico di aggregazione», disse presentando il progetto.[8] Manacorda, già direttore di Artissima dal 2010 al 2012 e direttore artistico della Tate Liverpool dal 2012 al 2017, è stato scelto con un bando pubblico ed è in carica dal 1° gennaio 2024.[9] Presentando il suo mandato annunciò che «negli anni il museo verrà percepito meno come castello e più come luogo dove le persone si sentono di appartenere».[10]

Oggi: la Collezione Cerruti

In base a un accordo del 2017 con la Fondazione Cerruti, dal 2019 il museo ha aperto uno spazio dedicato alla collezione dell'imprenditore Francesco Federico Cerruti, che la fondazione rende accessibile al pubblico grazie alla collaborazione con il castello.[6][11] La raccolta, formata dalla fine degli anni Sessanta al 2014, conta circa mille opere dal Medioevo al contemporaneo, da Bernardo Daddi e Pontormo a Renoir, Modigliani, Kandinsky, Burri e Warhol, oltre a una biblioteca di incunaboli e legature d'autore.[11] Presieduto da Francesca Lavazza, il museo è sostenuto dalla Regione, dalla Fondazione CRT, dalle città di Torino e Rivoli e da Intesa Sanpaolo; tra le sue raccolte figurano video acquisiti con la Compagnia di San Paolo.[12]

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Fonti

  1. Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea
  2. Treccani
  3. Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea
  4. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  5. UNESCO World Heritage Centre
  6. Consorzio Residenze Reali Sabaude
  7. Artribune — 17 dicembre 2024
  8. Artribune — 15 settembre 2015
  9. Artribune — 26 settembre 2023
  10. Artribune — 30 gennaio 2024
  11. Fondazione Francesco Federico Cerruti per l'Arte
  12. Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea

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