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Lavazza

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Archivio Storico Lavazza
Dalla pubblicazione di Archivio Storico Lavazza

Lavazza è l'azienda torinese del caffè nata da una drogheria del centro storico alla fine dell'Ottocento e diventata uno dei maggiori torrefattori del mondo. Nata dall'iniziativa della famiglia Lavazza, ha sede in via Bologna 32, nel complesso Nuvola costruito sull'area di una vecchia centrale elettrica, e dichiara un fatturato di 3,9 miliardi di euro, oltre 5.800 dipendenti e una presenza in 140 mercati[1]. La sua storia è una mappa di indirizzi torinesi: via San Tommaso, corso Giulio Cesare, corso Novara, Settimo Torinese e infine via Bologna.

Dal Monferrato alla bottega di via San Tommaso

Luigi Lavazza nacque il 24 aprile 1859 a Murisengo, nel Monferrato. Dopo che una grandinata, il 9 agosto 1885, ebbe distrutto il raccolto, si trasferì a Torino con un prestito di appena 50 lire; qui studiò alla scuola operaia Archimede, alla scuola serale di commercio e, tra il 1889 e il 1891, all'istituto municipale di chimica Cavour[2]. Nel marzo 1894 rilevò una drogheria all'angolo tra via San Tommaso e via Barbaroux, pagandola con i risparmi e con 10.000 lire avute in prestito dal suo ultimo datore di lavoro; l'anno seguente l'attività divenne una società con l'ingresso del cugino Pericle Franco[2]. Nel 1900 la bottega incassava 4.200 lire alla settimana e dava lavoro a sei persone[2]. L'archivio storico dell'azienda conserva un buono d'ordine della «prima bottega» datato 1° gennaio 1899[3].

La novità che distinse Lavazza dagli altri droghieri fu la miscela: dal 1910, trasferito il negozio in locali più ampi della stessa via, il fondatore cominciò a proporre caffè ottenuti unendo origini diverse, messe a punto in casa[2]. Secondo il Dizionario Biografico degli Italiani, «Nel 1923 la Lavazza era la prima società italiana di lavorazione del caffè»[2].

Corso Giulio Cesare e gli anni della guerra

Nel giugno 1925 l'azienda trasferì la sede in uno stabilimento in corso Ponte Mosca 65, l'attuale corso Giulio Cesare, appena oltre la Dora: un edificio di due piani con bottega e appartamento, dove circa quaranta dipendenti trattavano all'ingrosso caffè, olio e zucchero. I nuovi macchinari permettevano di chiudere il caffè in involucri di pergamina che ne conservavano più a lungo l'aroma di tostatura[4]. Il 7 novembre 1927 nacque la Società anonima Luigi Lavazza, con un capitale di un milione e mezzo di lire diviso tra il fondatore, la moglie e i figli maggiori Mario, Giuseppe e Maria; nel 1933 un patto di famiglia trasferì le azioni ai tre figli maschi, compreso Pericle, laureato in medicina[2].

Nel 1936 Luigi Lavazza si ritirò a Murisengo. Tra il 1940 e il 1945 l'importazione di caffè si fermò del tutto e l'impresa sopravvisse vendendo olio, sapone e candele[2], mentre i bombardamenti danneggiavano l'edificio di corso Giulio Cesare[4]. La lavorazione del caffè riprese nel maggio 1946 e la ripresa coincise con una novità commerciale: il caffè arrivava ai rivenditori in confezioni sigillate con il nome e il logo dell'azienda. Il fondatore morì il 6 agosto 1949, quando la produzione aveva superato i 15.000 quintali[2].

Corso Novara, il sottovuoto e Carosello

Nel 1954 l'azienda acquistò un nuovo stabile in corso Novara[2]; al civico 59 la nuova sede fu inaugurata nel 1957, e la vecchia fabbrica di corso Giulio Cesare fu dismessa e poi demolita[4]. Il nuovo stabilimento si sviluppava su sei piani e adottava una lavorazione verticale, «a caduta», con cui si trattavano oltre quaranta tonnellate di caffè al giorno; qui fu introdotto il confezionamento sotto vuoto[5], in lattine[2].

Negli stessi anni i fratelli Giuseppe e Pericle fissarono le regole della successione. Il patto firmato il 26 febbraio 1956 stabiliva che[2]:

«al funzionamento dell'azienda sociale potranno prendere esclusivamente parte i discendenti maschi maggiorenni»

Patto di famiglia tra Giuseppe e Pericle Lavazza, 1956

Nel 1957 la comunicazione fu affidata alla piccola agenzia torinese di Armando Testa, che l'anno dopo firmò il lancio del caffè Paulista con i manifesti e i caroselli televisivi di Caballero e Carmencita[2]. Nel 1965 fu inaugurato il primo lotto dello stabilimento di Settimo Torinese, dove la produzione si trasferì; corso Novara rimase sede degli uffici direzionali per oltre cinquant'anni, fino al 2017[2][5]. Alla fine del 1967 i volumi sfioravano i 100.000 quintali e nel 1979 superavano i 260.000; alla morte di Pericle, nell'agosto 1979, la presidenza passò secondo il patto del 1956 a Emilio Lavazza, affiancato dal cugino Alberto come amministratore delegato, e a dicembre fu inaugurato un Centro per gli studi e le ricerche sul caffè intitolato al fondatore[2].

Le acquisizioni all'estero

Nel 2017 Lavazza superò per la prima volta i due miliardi di euro di ricavi, con una crescita del 6,3% sull'anno precedente e oltre il 63% delle vendite realizzato fuori dall'Italia; nel corso dell'anno aveva rilevato la canadese Kicking Horse Coffee, la francese ESP e l'italiana Nims, specializzata in capsule[6]. Nel 2018 annunciò l'acquisto del ramo caffè di Mars, con i sistemi Flavia e Klix, 900 addetti e 350 milioni di dollari di fatturato; l'amministratore delegato Antonio Baravalle spiegò che l'operazione «s'inserisce perfettamente nella nostra strategia di espansione internazionale e di rafforzamento nei mercati chiave»[7]. Oggi il gruppo riunisce i marchi Lavazza, Carte Noire, Merrild e Kicking Horse e produce in nove stabilimenti in cinque paesi[1].

La Nuvola di via Bologna

La sede attuale occupa l'isolato tra via Bologna, largo Brescia, corso Palermo e via Ancona, dove all'inizio del Novecento la Società Anonima Elettrica Alta Italia aveva costruito una centrale poi passata all'ENEL. Il progetto dell'architetto milanese Cino Zucchi, avviato nel 2010, recupera l'edificio industriale su quasi 30.000 metri quadrati di superficie, per circa il 60% a uffici[8]. Nel 2011, durante lo scavo delle fondamenta, vennero alla luce una basilica paleocristiana dedicata a San Secondo e una necropoli con mausolei tardoantichi; gli scavi archeologici della Soprintendenza, tra il 2013 e il 2015, costrinsero a modificare il progetto per conservare i resti e renderli visitabili[8]. L'inaugurazione avvenne nel 2018: il 12 aprile secondo MuseoTorino[8], l'8 giugno secondo l'azienda, che descrive la Nuvola come «un ecosistema di luoghi, aperto al quartiere, alla città e al mondo»[9].

Il complesso comprende la sede direzionale, una piazza alberata ad accesso libero, l'area archeologica, lo spazio per eventi La Centrale, di 1.400 metri quadrati, e il Museo Lavazza, articolato in cinque aree (la Casa, la Fabbrica, la Piazza, l'Atelier, l'Universo) insieme all'archivio storico[9][10]. In centro resta la storica sede di via San Tommaso 10: il 20 giugno 1996 vi fu inaugurato il locale San Tommaso 10, che negli anni seguenti ospitò anche incontri culturali, e oggi l'archivio aziendale lo documenta come SANTOMMASO 10[3].

L'impresa e la città

Il legame con Torino passa anche per lo spazio pubblico. Con il progetto TOward2030, promosso insieme alla Città di Torino per divulgare i diciassette Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, diciassette street artist tra cui ZED1, Nevercrew e Gomez hanno dipinto murales in diverse strade cittadine, dal lungo Po Antonelli a via Mantova e corso Belgio[11].

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Fonti

  1. Lavazza Group
  2. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  3. Archivio Storico Lavazza
  4. MuseoTorino
  5. MuseoTorino
  6. Comunicaffè
  7. ANSA — 2 ottobre 2018
  8. MuseoTorino
  9. Lavazza
  10. Lavazza
  11. Lavazza Group

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