Castello di Moncalieri

Il Castello di Moncalieri è una residenza sabauda che domina dall'alto della collina il centro storico di Moncalieri, pochi chilometri a sud di Torino. Nato come fortezza medievale sulla via per il Po e trasformato nel Seicento in palazzo di corte, fu la dimora prediletta di Vittorio Emanuele II fino all'Unità e il luogo da cui il re firmò nel 1849 il Proclama di Moncalieri. Dal 1997 fa parte delle Residenze sabaude iscritte nella Lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO[1]. Oggi è condiviso tra l'Arma dei Carabinieri, che vi ha sede, e il Ministero della Cultura, che ne gestisce gli appartamenti reali[2].
Dalla fortezza alla residenza
Secondo la ricostruzione pubblicata dal castello, la prima pietra fu posata nel 1277 per volontà di Tommaso III di Savoia, detto Tommasino[2]; l'Enciclopedia Italiana del 1934 attribuisce invece l'edificio quattrocentesco ad Amedeo IX e a Iolanda di Francia, che lo avrebbero costruito sulle rovine di un castello più antico[3]. Iolanda di Valois lo scelse come propria dimora a metà del Quattrocento[4] e nel 1475 vi stipulò un trattato con Carlo il Temerario, duca di Borgogna, e Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano[2].
La trasformazione in palazzo cominciò nel 1610 con Carlo Emanuele I, che trasformò la roccaforte in una residenza a pianta «alla francese», con padiglioni angolari[4]. I lavori proseguirono per circa sessant'anni con Vittorio Amedeo I e soprattutto con la reggente Maria Cristina di Francia, la prima «Madama Reale», sotto la direzione di Amedeo di Castellamonte, Andrea Costaguta e Carlo Morello: fu allora che il castello assunse l'impianto che conserva ancora oggi[2]. Nel Settecento Benedetto Alfieri e Francesco Martinez ne curarono gli abbellimenti[4]; a Martinez, secondo la Treccani, si deve anche la cappella[3].
Prigione di un re, rifugio dei Savoia
Nel 1730 Vittorio Amedeo II, primo della Casa Savoia a portare il titolo di re, abdicò in favore del figlio Carlo Emanuele III; l'anno dopo si stabilì a Moncalieri chiedendo di revocare l'abdicazione, e il figlio lo fece arrestare. Morì in prigionia nel 1732[5].
A fine Settecento le truppe francesi occuparono il castello, usato prima come bivacco e poi come ospedale[2]. Nel 1817 Vittorio Emanuele I ne avviò il restauro, con lo scalone monumentale a tre rampe in marmo di Carrara e la cavallerizza[4]. Vi soggiornò anche la figlia del re, Maria Cristina, dal 1821 al 1824, prima di diventare regina delle Due Sicilie[6].
Il castello di Vittorio Emanuele II
Vittorio Emanuele II, nato a Torino nel 1820, trascorse nel castello l'infanzia e la giovinezza sotto la guida dell'abate Andrea Chavaz e vi abitò di preferenza fino all'Unità[6]. Con la moglie Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena, sposata nel 1842 alla Palazzina di caccia di Stupinigi, rinnovò e arredò secondo il gusto del tempo i due appartamenti; nel parco furono costruiti la Torre del Roccolo e una grande cisterna nella piazza d'armi, e fu ampliato il ninfeo settecentesco[2]. Gli interni furono rifatti in stile eclettico dall'architetto Domenico Ferri, con il contributo di artigiani come l'ebanista Gabriele Capello[4]. La regina, appassionata di botanica, curò il Giardino delle Rose[6].
Dopo la sconfitta di Novara e lo scontro con una Camera contraria alla ratifica della pace con l'Austria, il 20 novembre 1849 il re firmò nel castello il Proclama di Moncalieri, controfirmato da Massimo d'Azeglio, con cui sciolse la Camera dei deputati[4] e invitò gli elettori a scegliere una maggioranza moderata. Per la Treccani con quella scelta, anziché con un colpo di Stato, il sovrano finì per salvare la Costituzione[7].
La «Santa di Moncalieri»
Gli ultimi Savoia a vivere nel castello furono Maria Clotilde, primogenita di Vittorio Emanuele II, e sua figlia Maria Letizia Bonaparte[2]. Sposata nel 1859 al principe Giuseppe Carlo Bonaparte, cugino di Napoleone III, Maria Clotilde tornò in Italia dopo la caduta del Secondo Impero e visse a Moncalieri per trentatré anni, dal 1878 alla morte il 25 giugno 1911, come terziaria domenicana: la memoria popolare la ricorda come la «Santa di Moncalieri». È sepolta a Superga[6].
Carabinieri, incendio e restauri
Nel 1934 il castello ospitava il collegio militare degli allievi ufficiali[3]; durante la seconda guerra mondiale tornò a essere un ospedale[2]. Dal 1945 vi ha sede un battaglione allievi carabinieri, dal 1967 il 1° Battaglione Carabinieri, divenuto «Piemonte» e dal 2014 1° Reggimento Carabinieri «Piemonte». Nel 1991 gli appartamenti reali e la cappella furono aperti per la prima volta al pubblico[4].
All'alba del 5 aprile 2008 un incendio partì dal torrione sud-est, dove era in corso un cantiere della Soprintendenza: il tetto crollò e le fiamme scesero agli appartamenti reali del secondo piano, compresa la stanza del Proclama. Lavorarono circa trenta squadre di vigili del fuoco; non ci furono feriti[8]. Andarono quasi distrutte anche le camere di Maria Adelaide e di Vittorio Emanuele, la stanza degli specchi e quella degli armadi; le indagini non chiarirono in modo definitivo la causa del rogo[9]. Il sindaco di allora, Angelo Ferrero, parlò di[8]:
«Un danno inestimabile, un disastro per l'umanità»
Oggi
Dopo il restauro condotto dagli architetti del Ministero con il sostegno della Compagnia di San Paolo, il castello riaprì il 10 novembre 2017, con visite dall'11 novembre agli appartamenti delle principesse Maria Letizia e Maria Clotilde, alla Cappella reale e all'appartamento di Vittorio Emanuele II[10]. Il sindaco Paolo Montagna commentò: «Ci riprendiamo un pezzo di storia ma anche di futuro»[9]. Dopo una nuova chiusura, gli appartamenti riaprirono il 3 luglio 2020 grazie a un accordo tra Carabinieri, Direzione regionale Musei, Consorzio delle Residenze Reali Sabaude e Comune[11]. Nel 2023-2024, con donazioni Art Bonus dell'associazione Amici del Real Castello e del Parco di Moncalieri, di un'altra associazione culturale e di privati, con il cofinanziamento del Ministero, sono stati restaurati un set da camino con cineserie e il paravento della camera da letto della regina, danneggiato dall'incendio del 2008[12]. Il Giardino delle Rose appartiene al Ministero ma è affidato al Comune di Moncalieri, proprietario anche del grande parco retrostante[2].
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Fonti
- UNESCO World Heritage Centre
- Castello di Moncalieri (sito ufficiale)
- Treccani – Enciclopedia Italiana
- Direzione regionale Musei nazionali Piemonte
- Treccani
- Castello di Moncalieri (sito ufficiale)
- Treccani – Dizionario di Storia
- Quotidiano Nazionale — 5 aprile 2008
- Torino Oggi — 5 aprile 2022
- Direzione regionale Musei nazionali Piemonte — 4 novembre 2017
- Teatrionline — 2 luglio 2020
- Ministero della Cultura – Art Bonus