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Residenze sabaude

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Torino Free
Dalla pubblicazione di Torino Free, 2026-09-20

Le Residenze sabaude sono il sistema di palazzi, castelli e ville costruiti o trasformati dalla Casa Savoia a Torino e nei dintorni tra la fine del Cinquecento e l'Ottocento. Dal 1997 ventidue di questi edifici formano un unico sito del Patrimonio mondiale dell'UNESCO, iscritto come «Residences of the Royal House of Savoy» secondo i criteri (i), (ii), (iv) e (v)[1][2]. Undici stanno nel centro della città, undici sono distribuiti a raggiera nel territorio del Piemonte: insieme raccontano come una dinastia abbia usato l'architettura per mettere in pietra il proprio potere[1].

Una capitale da costruire

Il sistema nasce con il trasferimento della corte. Dopo la pace di Cateau-Cambrésis del 1559, che gli restituiva gran parte degli Stati paterni, il duca Emanuele Filiberto tenne la corte provvisoriamente a Rivoli, in attesa che le truppe francesi lasciassero Torino; il 7 febbraio 1563 fece l'ingresso ufficiale in città con la duchessa Margherita e la proclamò capitale dello Stato e sede della corte[3]. Da quel momento i duchi, e dal Settecento i re, avviarono una riorganizzazione del territorio pensata per celebrare il potere assoluto della dinastia[1][4].

Il Centro del Patrimonio mondiale descrive il risultato come un disegno urbano radiale, che dal Palazzo Reale, nella «Zona di comando», si irradia nella campagna circostante attraverso le residenze di delizia[2]. Nella motivazione dell'iscrizione si legge:

«The Residences of the Royal House of Savoy is an outstanding example of European monumental architecture and town-planning in the 17th and 18th centuries that uses style, dimensions and space to illustrate in an exceptional way the prevailing doctrine of absolute monarchy in material terms.»

UNESCO, dichiarazione di eccezionale valore universale del sito

(«Un esempio eccezionale di architettura monumentale e di urbanistica europea del XVII e XVIII secolo, che usa lo stile, le dimensioni e lo spazio per illustrare in modo eccezionale, in termini materiali, la dottrina allora prevalente della monarchia assoluta»)[2].

La «Zona di comando»

La prima metà del sito è il complesso di edifici attorno a piazza Castello dove il potere si esercitava nelle sue forme politiche, amministrative e culturali: il Palazzo Reale, l'Armeria Reale, il Palazzo della Prefettura con l'Archivio di Stato, la facciata del Teatro Regio (unica parte sopravvissuta all'incendio del 1936), l'Accademia militare, la Cavallerizza Reale, la Regia Zecca, Palazzo Chiablese, Palazzo Madama e Palazzo Carignano[1]. La Commissione nazionale italiana per l'UNESCO sottolinea che la Prefettura e l'Archivio di Stato sono tra i primi esempi, nel mondo occidentale, di edifici nati apposta per funzioni amministrative e d'archivio[1].

Qui si è fatta anche la storia costituzionale: nel Palazzo Reale Carlo Alberto firmò lo Statuto il 4 marzo 1848, e dal maggio 1848 al dicembre 1860 Palazzo Carignano ospitò la Camera subalpina; il Palazzo Reale rimase residenza del primo re d'Italia, Vittorio Emanuele II, fino al 1865[5].

La «Corona di delizie»

L'altra metà è un anello di residenze extraurbane dedicate allo svago, alle feste e alla caccia, che disponendosi a raggiera intorno alla città ne ribadiscono la centralità[1]. Ne fanno parte il Castello del Valentino, la Villa della Regina, il Castello di Moncalieri, il Castello di Rivoli, la Reggia di Venaria Reale, la Palazzina di caccia di Stupinigi, il Castello di Agliè, il Borgo Castello della Mandria e, più lontano, i castelli di Racconigi, Pollenzo e Govone[1]. Il Centro del Patrimonio mondiale le definisce un sistema di maisons de plaisance attorno al nucleo del potere[2].

Molte hanno radici medievali. Il castello di Moncalieri fu iniziato nel 1277 per volontà di Tommaso III di Savoia e trasformato in dimora di corte nel Seicento, con i lavori avviati da Carlo Emanuele I nel 1610 e proseguiti da Vittorio Amedeo I e da Cristina di Francia[6]. Il castello di Rivoli, documentato come Castrum Riuollum nel 1159 ed entrato nei domini sabaudi nel 1247, fu ripensato dai Castellamonte come residenza di delizia; la Manica Lunga, costruita per la pinacoteca di Carlo Emanuele I, era compiuta nel 1670[7].

Il secolo di Juvarra

A dare unità al sistema fu soprattutto una cerchia ristretta di architetti e artisti di corte che lavorava contemporaneamente nei palazzi di governo e nelle residenze[1]. La Commissione nazionale per l'UNESCO lo riassume così:

«Il carattere unitario del complesso di edifici, che rappresentano un panorama completo dell'architettura monumentale europea del XVII e XVIII secolo, è dato dalla omogeneità stilistica dovuta al gruppo di architetti e artisti di corte operanti in maniera diffusa nelle residenze e nei palazzi governativi»

Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO, scheda del sito

Tra i nomi citati ci sono Benedetto Alfieri e Claudio Francesco Beaumont, ma la figura decisiva fu Filippo Juvarra[1]. Arrivato a Torino nell'autunno del 1714 come primo architetto civile di Vittorio Amedeo II, disegnò in pochi anni lo scalone di Palazzo Madama (1718-1721), la Galleria di Diana e la chiesa di Sant'Uberto a Venaria, il nuovo progetto per Rivoli del 1715 e, dal 1729, Stupinigi, con i bracci incrociati che si irraggiano dall'ovale del salone centrale; nello stesso periodo sorgeva la basilica di Superga, mausoleo della dinastia[4]. Non tutto fu finito: a Rivoli i lavori si fermarono nel 1734 per i costi e per le vicende legate alla prigionia di Vittorio Amedeo II, e l'atrio con le colonne incompiute è ancora visibile[7].

Le residenze furono anche luoghi di vita diplomatica. Stupinigi, oggi nel comune di Nichelino, che si estende su oltre 31.000 metri quadrati in un parco di 150.000, ospitò Napoleone e Paolina Bonaparte, lo zar Paolo I e il re di Napoli Ferdinando I, e nell'Ottocento divenne perfino sede di un serraglio di animali esotici[8]. A Moncalieri, il 20 novembre 1849, Vittorio Emanuele II dopo la sconfitta di Novara e lo scioglimento della Camera dei deputati, firmò il celebre proclama[6].

Declino e rinascita

Con l'arrivo dei francesi nel 1798 molte dimore cambiarono uso. Moncalieri fu occupato dai soldati e diventò bivacco e poi ospedale[6]; a Venaria il disegno dei giardini scomparve, sostituito da campi, pascoli e da una piazza d'armi per le esercitazioni, e dopo la fine dell'uso militare il palazzo fu abbandonato e spogliato dai vandali[9]. Rivoli passò dai Savoia al Comune nel 1883 per 100.000 lire[7].

L'iscrizione UNESCO del 1997 coincise con la stagione dei grandi restauri. Per Venaria, il soprintendente Francesco Pernice ricordava nel 2006 che, quando la Reggia gli fu affidata nel 1994, la città era in condizioni di abbandono; il cantiere, finanziato con i proventi del Lotto e con fondi europei, aveva impiegato oltre mille persone al giorno nella fase di punta e un investimento complessivo di 400 milioni di euro[10]. «Il "progetto Venaria" è il più grande d'Europa», disse Pernice[10]. La Reggia riaprì nel 2007 dopo il recupero di 100.000 metri quadrati di superfici[9]. Rivoli era già diventato nel 1984 il museo d'arte contemporanea, dopo il restauro diretto da Andrea Bruno[7].

Il sito oggi

Il sito seriale copre circa 370 ettari, con una zona tampone di quasi 6.932 ettari[2]. Le residenze appartengono a proprietari diversi e hanno usi diversi: la Palazzina di Stupinigi è della Fondazione Ordine Mauriziano[8]; a Moncalieri convivono il reggimento dei Carabinieri Piemonte-Liguria, il Ministero della Cultura, a cui appartengono gli appartamenti reali, e il Comune, che possiede il grande parco[6]; Palazzo Reale e l'Armeria Reale fanno parte, con la Galleria Sabauda e il Museo Archeologico, dei Musei Reali, che nel 2018 hanno registrato un aumento dei visitatori del 27,82%[11].

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Articoli collegati: Archivio di Stato di Torino, Armeria Reale di Torino, Camillo Benso di Cavour, Canavese, La Venaria Reale, Palazzo Reale

Fonti

  1. Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO
  2. UNESCO World Heritage Centre
  3. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  4. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  5. Torino Oggi — 16 marzo 2022
  6. Castello di Moncalieri
  7. Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea
  8. Fondazione Ordine Mauriziano
  9. La Venaria Reale
  10. Mecenate — 15 maggio 2006
  11. Finestre sull'Arte

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