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Canavese

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di FAI – Fondo per l'Ambiente Italiano
Dalla pubblicazione di FAI – Fondo per l'Ambiente Italiano

Il Canavese è una regione storica del Piemonte settentrionale, compresa tra la Valle d'Aosta, le valli di Lanzo e la pianura torinese[1]. Oggi appartiene quasi per intero alla Città metropolitana di Torino e ha il suo centro principale in Ivrea. È un territorio che senza confini amministrativi propri ha mantenuto per mille anni un nome e un'identità riconoscibili: la terra del re Arduino, dei conti feudali in lotta, delle rivolte contadine del Trecento e, nel Novecento, della fabbrica Olivetti.

Confini e paesaggio

L'Enciclopedia Italiana del 1930 tracciava il Canavese tra la Serra d'Ivrea e il corso inferiore della Dora Baltea, da Mazzè fino alla confluenza con il Po, e verso nord-ovest fino alle cime delle Alpi Graie, dalla Levanna al Gran Paradiso, il massiccio oggi tutelato dal Parco nazionale del Gran Paradiso[2]. La Serra è il grande cordone morenico lasciato dal ghiacciaio che scendeva dalla valle d'Aosta: su una sua altura sorge il castello di Masino, e il FAI la descrive come una delle formazioni moreniche glaciali meglio conservate d'Europa[3].

Il territorio ha due volti. La parte bassa, in pianura, è agricola; nelle vallate, come quella dell'Orco, l'economia è stata a lungo agro-pastorale, fatta di vigneti, cereali, foraggi, boschi e allevamento di bovini e ovini[1]. In alta valle Orco il bacino di Ceresole Reale, lungo oltre quattro chilometri, alimenta impianti idroelettrici[1].

Un nome che non viene dalla canapa

Per lungo tempo si è creduto che il nome derivasse dalla canapa, coltivata in abbondanza nella zona. Gli autori della voce del 1930, Pietro Gribaudi e Luigi Cesare Bollea, lo smentivano: «La regione prese il nome non dall'abbondante coltivazione della canapa, ma da Canava, terra distrutta presso l'Orco»[2]. Canava era appartenuta dapprima alla chiesa di Torino, oggi arcidiocesi di Torino, e intorno all'anno Mille al conte Guiberto di Pombia, fratello di re Arduino[2]. Gli abitanti sono detti canavesani[2].

Eporedia, la marca e re Arduino

Il centro più antico è Eporedia, colonia romana fondata intorno al 100 a.C. sulla strada che da Vercelli risaliva la valle della Dora Baltea verso le Alpi. I coloni convivevano male con i Salassi, che deviavano le acque del fiume per le loro miniere e danneggiavano le irrigazioni, finché Aulo Terenzio Varrone Murena li sconfisse attorno al 25-24 a.C.[4]

Nel X secolo Ivrea divenne capitale di una marca. Verso il 990 ne prese il governo Arduino, che succedette al cugino Corrado Conone; il 15 febbraio 1002 i grandi del regno lo incoronarono re d'Italia a Pavia[5]. Il suo regno fu una lunga contesa con Enrico II di Germania e con il vescovo d'Ivrea Warmondo[4]. Sconfitto, nel 1014 Arduino si fece monaco nell'abbazia canavesana di Fruttuaria, dove morì l'anno seguente[5]. Dal suo sangue le grandi famiglie canavesane fecero discendere il proprio: i Valperga di Masino, per esempio, si dicevano suoi discendenti e tennero il castello di famiglia per oltre nove secoli[3].

Conti, tuchini e Savoia

Dopo l'età di Arduino il Canavese si frantumò tra casati feudali: i conti di Biandrate, di Valperga, di Masino e di San Martino[2]. Nel 1266, dopo anni di guerre con Ivrea e Vercelli, i vari conti si sottomisero al marchese Guglielmo di Monferrato[2]; il 15 novembre 1313 Ivrea giurò invece fedeltà al conte Amedeo V di Savoia e a Filippo principe di Acaia[4]. Da allora il Canavese fu conteso tra la Casa Savoia e il Monferrato[2].

Nella seconda metà del Trecento il Canavese fu il teatro principale del tuchinaggio, una serie di rivolte antifeudali dei contadini che il marchese Teodoro II di Monferrato alimentò per indebolire i Savoia[6]. Le rivolte, insieme alle imprese del condottiero Facino Cane, devastarono il Canavese e Ivrea[4], e cessarono nel 1387 con l'intervento di Amedeo VII, il Conte Rosso[6]. Proprio con Amedeo VII i Savoia consolidarono il controllo della regione, confermato nel 1435 da una cessione del marchese di Monferrato[2]. Il ricordo delle ribellioni contro il feudatario vive ancora nel Carnevale di Ivrea, la cui battaglia delle arance rievoca una sollevazione popolare medievale guidata dalla giovane Violetta: gli aranceri a piedi rappresentano il popolo, quelli sui carri le forze feudali[7]. Per l'edizione 2023 furono acquistate mille tonnellate di arance, in gran parte calabresi[8].

Castelli e villeggiature

Dei castelli feudali alcuni divennero dimore di campagna. A Masino i Valperga trasformarono il presidio fortificato in residenza aristocratica e di villeggiatura; nel 1988 il FAI acquistò il complesso da Luigi Valperga di Masino, grazie a una donazione di Giulia Maria Crespi e a una della FIAT. La biblioteca conta oltre 25.000 volumi, e il Salone dei Savoia è stato riaperto nel 2022 dopo il restauro[3]. Il castello di Agliè fa invece parte delle Residenze sabaude, la «corona di delizie» disposta attorno a Torino[9], iscritta nel patrimonio mondiale UNESCO nel 1997[10].

Ad Agliè si erano conosciuti i genitori di Guido Gozzano, recitando nella Partita a scacchi di Giuseppe Giacosa. La famiglia vi possedeva tre case: villa Amarena, casa Mautino, vicina al castello, e la villa Il Meleto, dove sono ambientate le Primavere romantiche. Il poeta, morto il 9 agosto 1916, è sepolto ad Agliè[11].

Il secolo dell'Olivetti

Già nel 1930 l'Enciclopedia Italiana notava un'industria fiorente a Ivrea, Rivarolo e Cuorgnè, accanto a una forte emigrazione stagionale: «Specialmente nelle vallate e nella parte pedemontana, è notevole l'emigrazione temporanea nella vicina Francia»[2]. L'energia idroelettrica, in parte proveniente dalla Valle d'Aosta, favorì lo sviluppo di industrie a Ivrea, Cuorgnè, Castellamonte, Pont Canavese e Ciriè[1].

La svolta fu l'Olivetti. Camillo Olivetti fondò l'azienda a Ivrea nel 1908 con venti operai; nel 1933 i dipendenti erano 870, nel 1955 oltre undicimila in Italia. Sotto la guida di Adriano Olivetti, direttore generale dal 1932, nacquero la Lettera 22 (1950), il calcolatore elettronico Elea 9003 (1959) e la Programma 101 (1965); nel 1955 la produzione si allargò al vicino stabilimento di Agliè[12]. Nel luglio 2018 l'UNESCO ha iscritto «Ivrea, città industriale del XX secolo» nella lista del patrimonio mondiale, primo riconoscimento italiano per il patrimonio industriale del Novecento, dopo una candidatura avviata dalla Fondazione Adriano Olivetti nel 2008[13]. Il sito comprende 27 edifici e complessi costruiti tra la fine dell'Ottocento e gli anni Sessanta[14]. Il ministero motivò la scelta così:

«Ivrea rappresenta un esempio distintivo della sperimentazione di idee sociali e architettoniche sui processi industriali, e un'esperienza innovativa di produzione industriale di livello mondiale che guarda in special modo al benessere delle comunità locali».

Ministero per i beni e le attività culturali, 2018

La dichiarazione è riportata dalla stampa nazionale[14].

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Cronologia

  • — I carabinieri arrestano nel Canavese un uomo di 37 anni per aver minacciato di morte e colpito con un pugno l'ex compagna, facendo scattare il Codice Rosso. → TorinoOggi La Stampa
  • — Coldiretti Torino aderisce alla nuova Comunità energetica rinnovabile costituita in Canavese, facendo inserire nel regolamento interno il rifiuto di impianti fotovoltaici che consumano suolo agricolo. → Obiettivo News CronacaQui Torino

Articoli collegati: Adriano Olivetti, Camillo Olivetti, Carnevale di Ivrea, Il sovraffollamento della linea bus Gtt 3429 tra San Benigno Canavese e Chivasso (ottobre 2026), Ivrea, Olivetti

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Fonti

  1. Treccani
  2. Treccani – Enciclopedia Italiana
  3. FAI – Fondo per l'Ambiente Italiano
  4. Treccani – Enciclopedia Italiana
  5. Treccani
  6. Treccani
  7. Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea
  8. Il Post — 24 febbraio 2023
  9. Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO
  10. UNESCO World Heritage Centre
  11. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  12. Associazione Archivio Storico Olivetti
  13. Fondazione Adriano Olivetti
  14. il Giornale — 1 luglio 2018
  15. Prima il Canavese — 27 settembre 2026
  16. La Stampa — 2 ottobre 2026
  17. TorinoOggi — 2 ottobre 2026

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