Parco nazionale del Gran Paradiso

Il Parco nazionale del Gran Paradiso è la più antica area protetta nazionale d'Italia: fu istituito con il regio decreto legge n. 1584 del 3 dicembre 1922 e si estende per 71.043 ettari attorno al massiccio del Gran Paradiso, che culmina a 4.061 metri[1]. Il territorio è diviso fra il Piemonte e la Valle d'Aosta: sei dei tredici comuni del parco – Ceresole Reale, Locana, Noasca, Ribordone, Ronco Canavese e Valprato Soana – appartengono alla Città metropolitana di Torino, nelle valli Orco e Soana del Canavese; gli altri sette stanno sul versante valdostano, fra Cogne, Valsavarenche e la valle di Rhêmes[2]. Nei tredici comuni vivono circa 8.400 persone, ma dentro i confini del parco ne risiedono soltanto trecento circa[2].
Per Torino il Gran Paradiso è la montagna di casa dei Savoia prima ancora che un luogo di escursioni: la sua storia comincia a corte, con una serie di atti dei re di Sardegna per salvare lo stambecco, e finisce in un parco pubblico nato da una donazione reale.
Dal divieto di caccia alla riserva reale
All'inizio dell'Ottocento lo stambecco era scomparso dal resto delle Alpi e sopravviveva con poche centinaia di capi attorno al Gran Paradiso. Il 21 settembre 1821 re Carlo Felice ne vietò la caccia con una regia patente; il 29 dicembre 1836 Carlo Alberto rinnovò la protezione, riservando però il diritto di cacciarlo alla famiglia reale[3]. Nel 1856 Vittorio Emanuele II dichiarò le montagne del massiccio Riserva reale di caccia[3]. Secondo l'Ente parco la riserva salvò la specie dall'estinzione: alla fine dell'Ottocento sul Gran Paradiso resisteva un nucleo di meno di cento esemplari, da cui discendono tutte le popolazioni alpine di oggi[4].
La riserva ebbe un'organizzazione propria, che il parco avrebbe poi ereditato. Nella ricostruzione pubblicata dall'Ente per il centenario si legge che «Il Re formò un corpo di guardie specializzate e fatto costruire sentieri e mulattiere che, ancora oggi costituiscono l'ossatura viaria per la protezione della fauna»[5]. L'ultima battuta di caccia reale si svolse nel 1913[3].
Il primo parco nazionale italiano
Nel 1919 Vittorio Emanuele III offrì allo Stato i 2.100 ettari della riserva a una condizione: che vi fosse creato un parco nazionale[5]. Il decreto arrivò il 3 dicembre 1922 e fece del Gran Paradiso il primo parco nazionale italiano[3]. Lo scopo era scritto nell'atto istitutivo:
«allo scopo di conservare la fauna e la flora e di preservarne le speciali formazioni geologiche, nonché la bellezza del paesaggio»
La formula è riportata dal Post nel ricostruire l'origine del parco[6].
Gli anni successivi furono i più difficili. Fra il 1933 e il 1947 la popolazione di stambecchi crollò in modo drammatico: l'Ente indica come cause l'accentramento della gestione, lontana dal territorio, e il bracconaggio[3]. La ripresa cominciò il 5 agosto 1947, quando un decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola creò l'Ente Parco nazionale Gran Paradiso con una gestione autonoma; primo direttore fu Renzo Videsott[3]. Allo stesso anno risale il corpo dei guardaparco, che ancora oggi si occupa della sorveglianza e della raccolta dei dati sulla fauna[7].
Lo stambecco e gli altri abitanti
Lo stambecco è l'emblema del parco ed è presente in tutte le valli, con le concentrazioni estive maggiori a Cogne e in Valsavarenche; più discontinua è la sua presenza nella valle Soana e nella bassa valle dell'Orco, sul versante piemontese[4]. Un maschio adulto pesa circa 90 chili e porta corna lunghe in media 92 centimetri; le femmine pesano fra 35 e 49 chili[4]. La scheda dell'Unione internazionale per la conservazione della natura stima la popolazione in circa 4.000 capi[7]. Il passaggio per un collo di bottiglia di pochi esemplari ha lasciato una diversità genetica ridotta: secondo l'Ente la specie resta «estremamente fragile» di fronte a malattie come la rogna e la brucellosi, che hanno colpito altre colonie alpine[4].
Le ricerche sullo stambecco sono le più lunghe condotte nel parco: alcuni progetti durano da oltre cinquant'anni e gli archivi conservano campioni raccolti settant'anni fa[8]. Nell'area protetta sono censite 167 specie di vertebrati – fra cui 51 mammiferi e 101 uccelli nidificanti – e 968 specie di piante, un quarto delle quali rare[9]. Accanto a camosci, marmotte e aquile reali, negli ultimi anni sono tornati il lupo e il gipeto, che qui ha nidificato per la prima volta sulle Alpi occidentali dopo la sua estinzione[5]. Dal 1955 a Valnontey, frazione di Cogne, a 1.700 metri di quota, il giardino botanico alpino Paradisia raccoglie oltre mille specie; il nome non viene dalla montagna ma dal giglio di monte bianco, Paradisea liliastrum[10].
Riconoscimenti e turismo
Nel 1972 il parco si è gemellato con il Parco nazionale francese della Vanoise; nel 2006 ha ricevuto il Diploma europeo delle aree protette del Consiglio d'Europa e, dal 2014, figura nella Green List dell'IUCN, confermata nel 2017 e nel 2021[3]. La rete dei sentieri misura circa 850 chilometri e i centri visitatori sono dieci[5].
Il turismo pesa soprattutto sul versante valdostano. Nell'ultimo fine settimana di giugno del 2024 l'esondazione del torrente Grand Eyvia distrusse in più punti la strada regionale 47 e isolò Cogne: più di mille fra residenti e turisti furono evacuati in elicottero, e anche la strada per Valnontey, porta valdostana del parco, fu interrotta dalle frane[11]. Il sindaco Franco Allera disse allora: «Siamo fiduciosi di poter salvare la stagione»[11]. La riapertura della strada regionale fu poi fissata per il 27 luglio 2024; per alcune strutture ricettive di Cogne le prenotazioni estive arrivano a valere il 70 per cento del fatturato annuo[12].
Il Monveso di Forzo, «montagna sacra»
In vista del centenario, sul versante piemontese è nata una proposta insolita. Il Monveso di Forzo, cima di 3.322 metri in testa al vallone di Forzo, sopra l'omonima frazione di Ronco Canavese, dovrebbe diventare una montagna da non salire, senza divieti né sanzioni ma per adesione volontaria degli alpinisti[6]. Il comitato «Una montagna sacra per il Gran Paradiso», promosso dal consigliere del parco Toni Farina e dall'ex direttore Antonio Mingozzi, ha raccolto circa seicento adesioni, fra cui quella dell'alpinista Hervé Barmasse; i promotori usano la parola «sacra» per indicare un luogo elevato e inaccessibile «a prescindere dal culto religioso»[6]. Il consiglio direttivo del parco votò contro il 13 luglio 2021, lasciando ai singoli consiglieri la libertà di sostenere l'idea[6].
Il centenario della riserva di Casa Savoia divenuta parco fu celebrato nel 2022 con un anno di iniziative, una cerimonia inaugurale a Roma alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la chiusura il 3 dicembre al castello di Sarre, in Valle d'Aosta[3].
Pagine che rimandano qui
Fonti
- Parks.it
- Ente Parco Nazionale Gran Paradiso
- Ente Parco Nazionale Gran Paradiso
- Ente Parco Nazionale Gran Paradiso
- Ente Parco Nazionale Gran Paradiso
- Il Post — 2 dicembre 2021
- IUCN Green List
- Ente Parco Nazionale Gran Paradiso
- Ente Parco Nazionale Gran Paradiso
- Ente Parco Nazionale Gran Paradiso
- Il Post — 2 luglio 2024
- Il Post — 15 luglio 2024