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Guido Gozzano

Aggiornato il 26 settembre 2026

Verso la cuna del mondo, racconti di un viaggio in India di Guido Gozzano, Treves, Milano 1917
Verso la cuna del mondo, racconti di un viaggio in India di Guido Gozzano, Treves, Milano 1917 — Guido Gozzano, pubblico dominio

Guido Gozzano (Torino, 19 dicembre 1883 – Torino, 9 agosto 1916) è stato un poeta e prosatore, considerato il maggiore dei crepuscolari: con La via del rifugio (1907) e I colloqui (1911) portò nella poesia italiana il tono del parlato, l'ironia e le piccole cose della vita borghese, in aperta distanza dalla retorica di D'Annunzio[1][2]. Nato e morto a Torino, divise la sua breve vita tra i salotti e i caffè della città, le ville di famiglia nel Canavese e i soggiorni di cura imposti dalla tubercolosi[1].

Famiglia e formazione

I genitori venivano da Agliè: il padre Fausto (1839-1900) era ingegnere, la madre Diodata Mautino figlia del senatore Massimo Mautino[1]. Il padre lavorò alla ferrovia tra Torino e le valli del Canavese, e il nonno Carlo era stato medico nella guerra di Crimea[3]. A Torino la famiglia abitava in via Bertolotti 2, dove Guido nacque quarto di cinque figli[3]. Ad Agliè i Gozzano possedevano tre case: villa Amarena, casa Mautino accanto al castello e villa Il Meleto, la dimora che fa da sfondo alle giovanili Primavere romantiche[1].

Frequentò le elementari alla scuola Moncenisio, la stessa descritta nel Cuore di Edmondo De Amicis, e poi il ginnasio Cavour[1]. Dopo la morte del padre, nel 1900, gli studi divennero discontinui: fu respinto al liceo e ottenne la maturità a Savigliano nel 1903[3]. L'anno seguente si iscrisse a legge all'Università di Torino, ma la sua vera scuola furono il corso di letteratura italiana di Arturo Graf alla facoltà di lettere e le «sabatine», le lezioni del sabato pomeriggio aperte al pubblico[1]. La laurea in giurisprudenza non arrivò mai e nel 1908 lasciò gli studi[3][4].

La Torino dei caffè e dei salotti

Nel primo Novecento Gozzano era una figura riconoscibile della vita letteraria torinese. Mario Vugliano lo ricordava «inchinevole, cerimonioso, timido, biondino tirato a lucido dai capelli alle scarpe», con una cravatta nera a farfalla[1]. I primi versi uscirono nel 1903 sul periodico Il Venerdì della Contessa; con gli amici frequentava il caffè Molinari di via Santa Teresa, e la tradizione lega la poesia Le golose alle signore che affollavano il caffè Baratti di piazza Castello[3]. Fra i clienti illustri ricordati dal caffè Al Bicerin compare anche il suo nome[5]. Scrisse prose e racconti per La Stampa, la Gazzetta del popolo e Il Momento[1].

Nell'estate del 1907 era legato alla poetessa torinese Amalia Guglielminetti, conosciuta da poco: la relazione durò fino alla primavera del 1908 e si trasformò poi in un'amicizia che fece dell'amante una «sorella»[1][4]. Secondo Mole24 i due si erano incontrati già nel 1906[3].

Le raccolte e il crepuscolarismo

La via del rifugio, uscita nel 1907 in una trentina di componimenti, rivelò l'originalità del poeta[3][4]. I colloqui (1911), divisi in tre sezioni («Il giovenile errore», «Alle soglie», «Il reduce»), contengono La signorina Felicita, ambientata nel Canavese, e furono recensiti con favore da Emilio Cecchi sulla Tribuna[1]. La critica vi riconosce l'andamento del parlato innestato sulla metrica tradizionale e un rapporto ambiguo con D'Annunzio: la ripugnanza per le formule magniloquenti convive con un'identificazione nel modello del letterato dandy[2]. Lo dice lui stesso, con autoironia, nei versi dell'Altro:

«Invece di farmi gozzano / Un po' scimunito, ma greggio, / Farmi gabrieldannunziano: / Sarebbe stato ben peggio!»

Guido Gozzano, L'altro

Accanto alla poesia lavorò al poemetto sulle farfalle, le Epistole entomologiche, rimasto incompiuto e pubblicato postumo, e scrisse fiabe per l'infanzia raccolte nei Tre talismani (1914)[1]. Nella canzone Torino d'altri tempi guardò con nostalgia alla città settecentesca[3].

La malattia e il viaggio in India

La lesione polmonare diagnosticata nel 1907 segnò il resto della sua vita[3]. Seguirono soggiorni di cura a Ceresole Reale, Ronco Canavese, Bertesseno, a Fiéry in Valle d'Aosta e poi sulla riviera ligure, tra Genova, Sturla e Bogliasco[1]. Il 16 febbraio 1912 partì per l'India con l'amico Garrone, anch'egli malato: toccò Napoli, Porto Said e Aden, sbarcò a Bombay l'8 marzo e visitò anche Kandy, a Ceylon[1]. Le prose nate da quel viaggio uscirono sui giornali tra il 1914 e il 1916 e furono riunite dopo la sua morte in Verso la cuna del mondo (1917)[1][4].

Gozzano si interessò presto al cinema, che a Torino viveva la sua stagione d'oro: nel dicembre 1910 annunciò l'intenzione di lavorare con la casa di produzione Ambrosio, per la quale collaborò al documentario Vita delle farfalle, e nei primi mesi del 1916 scrisse il soggetto di un film sulla vita di san Francesco[1].

La morte e l'eredità

Il 16 luglio 1916 una violenta emottisi lo colpì a Sturla; ricoverato all'ospedale protestante di Genova, rientrò a Torino il 21 luglio e morì il 9 agosto, assistito dall'amico di gioventù Mario Dogliotti, divenuto monaco benedettino col nome di Silvestro[1]. Fu sepolto ad Agliè[1]. Con molti amici al fronte, al funerale furono presenti soprattutto i familiari[3]. Due giorni dopo la morte l'Avanti! pubblicò un necrologio attribuito ad Antonio Gramsci, secondo il quale Gozzano sarebbe stato «il primo poeta italiano che sedendosi a tavolino non imboccasse gli oricalchi dei furori eroici e dimenticasse la storia»[1].

Villa Il Meleto, in via Meleto 23 ad Agliè, è oggi la casa del poeta, curata dagli Amici di Guido Gozzano[6][3]. A Torino l'Università custodisce la sua memoria attraverso il Centro Studi Guido Gozzano-Cesare Pavese, che ha dedicato anche a Cesare Pavese la propria attività: per il centenario della morte, nell'autunno del 2016, organizzò un convegno internazionale intitolato «L'immagine di me voglio che sia», mostre all'Archivio storico e al Rettorato, una rassegna di cinema muto al cinema Romano e l'edizione dell'epistolario con lettere fino ad allora disperse[7]. Le sue opere, dalle poesie alle fiabe e alle prose dall'India, sono liberamente consultabili nelle edizioni digitali di Liber Liber[4].

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Fonti

  1. Treccani - Dizionario Biografico degli Italiani
  2. Treccani - Enciclopedia
  3. Mole24 — 26 settembre 2022
  4. Liber Liber
  5. Caffè Al Bicerin
  6. Comune di Agliè
  7. TorinoClick — 5 ottobre 2016

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