Guido Gozzano

Guido Gozzano (Torino, 19 dicembre 1883 – Torino, 9 agosto 1916) è stato un poeta e prosatore, considerato il maggiore dei crepuscolari: con La via del rifugio (1907) e I colloqui (1911) portò nella poesia italiana il tono del parlato, l'ironia e le piccole cose della vita borghese, in aperta distanza dalla retorica di D'Annunzio[1][2]. Nato e morto a Torino, divise la sua breve vita tra i salotti e i caffè della città, le ville di famiglia nel Canavese e i soggiorni di cura imposti dalla tubercolosi[1].
Famiglia e formazione
I genitori venivano da Agliè: il padre Fausto (1839-1900) era ingegnere, la madre Diodata Mautino figlia del senatore Massimo Mautino[1]. Il padre lavorò alla ferrovia tra Torino e le valli del Canavese, e il nonno Carlo era stato medico nella guerra di Crimea[3]. A Torino la famiglia abitava in via Bertolotti 2, dove Guido nacque quarto di cinque figli[3]. Ad Agliè i Gozzano possedevano tre case: villa Amarena, casa Mautino accanto al castello e villa Il Meleto, la dimora che fa da sfondo alle giovanili Primavere romantiche[1].
Frequentò le elementari alla scuola Moncenisio, la stessa descritta nel Cuore di Edmondo De Amicis, e poi il ginnasio Cavour[1]. Dopo la morte del padre, nel 1900, gli studi divennero discontinui: fu respinto al liceo e ottenne la maturità a Savigliano nel 1903[3]. L'anno seguente si iscrisse a legge all'Università di Torino, ma la sua vera scuola furono il corso di letteratura italiana di Arturo Graf alla facoltà di lettere e le «sabatine», le lezioni del sabato pomeriggio aperte al pubblico[1]. La laurea in giurisprudenza non arrivò mai e nel 1908 lasciò gli studi[3][4].
La Torino dei caffè e dei salotti
Nel primo Novecento Gozzano era una figura riconoscibile della vita letteraria torinese. Mario Vugliano lo ricordava «inchinevole, cerimonioso, timido, biondino tirato a lucido dai capelli alle scarpe», con una cravatta nera a farfalla[1]. I primi versi uscirono nel 1903 sul periodico Il Venerdì della Contessa; con gli amici frequentava il caffè Molinari di via Santa Teresa, e la tradizione lega la poesia Le golose alle signore che affollavano il caffè Baratti di piazza Castello[3]. Fra i clienti illustri ricordati dal caffè Al Bicerin compare anche il suo nome[5]. Scrisse prose e racconti per La Stampa, la Gazzetta del popolo e Il Momento[1].
Nell'estate del 1907 era legato alla poetessa torinese Amalia Guglielminetti, conosciuta da poco: la relazione durò fino alla primavera del 1908 e si trasformò poi in un'amicizia che fece dell'amante una «sorella»[1][4]. Secondo Mole24 i due si erano incontrati già nel 1906[3].
Le raccolte e il crepuscolarismo
La via del rifugio, uscita nel 1907 in una trentina di componimenti, rivelò l'originalità del poeta[3][4]. I colloqui (1911), divisi in tre sezioni («Il giovenile errore», «Alle soglie», «Il reduce»), contengono La signorina Felicita, ambientata nel Canavese, e furono recensiti con favore da Emilio Cecchi sulla Tribuna[1]. La critica vi riconosce l'andamento del parlato innestato sulla metrica tradizionale e un rapporto ambiguo con D'Annunzio: la ripugnanza per le formule magniloquenti convive con un'identificazione nel modello del letterato dandy[2]. Lo dice lui stesso, con autoironia, nei versi dell'Altro:
«Invece di farmi gozzano / Un po' scimunito, ma greggio, / Farmi gabrieldannunziano: / Sarebbe stato ben peggio!»
Accanto alla poesia lavorò al poemetto sulle farfalle, le Epistole entomologiche, rimasto incompiuto e pubblicato postumo, e scrisse fiabe per l'infanzia raccolte nei Tre talismani (1914)[1]. Nella canzone Torino d'altri tempi guardò con nostalgia alla città settecentesca[3].
La malattia e il viaggio in India
La lesione polmonare diagnosticata nel 1907 segnò il resto della sua vita[3]. Seguirono soggiorni di cura a Ceresole Reale, Ronco Canavese, Bertesseno, a Fiéry in Valle d'Aosta e poi sulla riviera ligure, tra Genova, Sturla e Bogliasco[1]. Il 16 febbraio 1912 partì per l'India con l'amico Garrone, anch'egli malato: toccò Napoli, Porto Said e Aden, sbarcò a Bombay l'8 marzo e visitò anche Kandy, a Ceylon[1]. Le prose nate da quel viaggio uscirono sui giornali tra il 1914 e il 1916 e furono riunite dopo la sua morte in Verso la cuna del mondo (1917)[1][4].
Gozzano si interessò presto al cinema, che a Torino viveva la sua stagione d'oro: nel dicembre 1910 annunciò l'intenzione di lavorare con la casa di produzione Ambrosio, per la quale collaborò al documentario Vita delle farfalle, e nei primi mesi del 1916 scrisse il soggetto di un film sulla vita di san Francesco[1].
La morte e l'eredità
Il 16 luglio 1916 una violenta emottisi lo colpì a Sturla; ricoverato all'ospedale protestante di Genova, rientrò a Torino il 21 luglio e morì il 9 agosto, assistito dall'amico di gioventù Mario Dogliotti, divenuto monaco benedettino col nome di Silvestro[1]. Fu sepolto ad Agliè[1]. Con molti amici al fronte, al funerale furono presenti soprattutto i familiari[3]. Due giorni dopo la morte l'Avanti! pubblicò un necrologio attribuito ad Antonio Gramsci, secondo il quale Gozzano sarebbe stato «il primo poeta italiano che sedendosi a tavolino non imboccasse gli oricalchi dei furori eroici e dimenticasse la storia»[1].
Villa Il Meleto, in via Meleto 23 ad Agliè, è oggi la casa del poeta, curata dagli Amici di Guido Gozzano[6][3]. A Torino l'Università custodisce la sua memoria attraverso il Centro Studi Guido Gozzano-Cesare Pavese, che ha dedicato anche a Cesare Pavese la propria attività: per il centenario della morte, nell'autunno del 2016, organizzò un convegno internazionale intitolato «L'immagine di me voglio che sia», mostre all'Archivio storico e al Rettorato, una rassegna di cinema muto al cinema Romano e l'edizione dell'epistolario con lettere fino ad allora disperse[7]. Le sue opere, dalle poesie alle fiabe e alle prose dall'India, sono liberamente consultabili nelle edizioni digitali di Liber Liber[4].
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Articoli collegati: Canavese, Castello di Agliè
Fonti
- Treccani - Dizionario Biografico degli Italiani
- Treccani - Enciclopedia
- Mole24 — 26 settembre 2022
- Liber Liber
- Caffè Al Bicerin
- Comune di Agliè
- TorinoClick — 5 ottobre 2016