Edmondo De Amicis

Edmondo De Amicis (Oneglia, 1846 – Bordighera, 11 marzo 1908) è stato uno scrittore e giornalista, autore di Cuore. Ligure di nascita e piemontese di formazione, fissò la sua residenza abituale a Torino e non la lasciò più[1]: torinese è la scuola di Cuore, torinesi sono i tram e le strade della Carrozza di tutti, il suo ritratto della città alla fine dell'Ottocento.
Da Oneglia a Cuneo, e il primo contatto con Torino
Nacque a Oneglia il 21 ottobre 1846 da Francesco, «banchiere regio dei sali», e da Teresa Busseti; l'Enciclopedia Italiana del 1931 indica invece il 31 ottobre[2][1]. Nel 1848 la famiglia si trasferì a Cuneo, dove compì i primi studi[2]: a quella città, descritta come una delle più belle d'Italia per la corona delle Alpi, dedicò da adulto le pagine di Ricordi d'infanzia e di scuola (1906)[3].
Nel 1862 passò a Torino nel collegio Candellero, che preparava all'accademia militare[2][4]. In città cominciò a frequentare scrittori e giornalisti, tra cui Giovanni Prati e Vittorio Bersezio[2]. Nel 1863 inviò alcune poesie ad Alessandro Manzoni e ne ebbe, scrive il Dizionario Biografico, «una risposta incoraggiante e lusinghiera»; nel 1866 gli fece visita a Brusuglio[2].
L'ufficiale e il giornalista
Dalla scuola militare di Modena uscì nel 1865 sottotenente di fanteria e combatté subito nella guerra del 1866[2], alla battaglia di Custoza[5][4]. L'anno dopo prestò servizio tra le truppe mandate ad assistere i colpiti dal colera; fu poi chiamato a Firenze, al giornale L'Italia militare[1]. I bozzetti pubblicati lì divennero il volume La vita militare (1868), che lo rese popolare[1]. Da corrispondente seguì nel 1870 l'ingresso delle truppe italiane a Roma[5].
Nel 1871 lasciò l'esercito[2]. Negli otto anni seguenti pubblicò sei libri di viaggio: la Spagna (1872), l'Olanda e i Ricordi di Londra (1874), il Marocco (1876), Costantinopoli (1878-79) e i Ricordi di Parigi (1879)[1]; alcuni di quei viaggi li fece come inviato dell'Illustrazione italiana, il periodico appena fondato da Treves[2].
Cuore, una scuola torinese
Il libro nacque in pochi mesi: De Amicis lo scrisse di getto tra il febbraio e il maggio del 1886[2]. Il 16 febbraio di quell'anno scriveva al suo editore, Emilio Treves:
«Vivo tra i miei ragazzi delle scuole elementari, - li vedo, li sento e li adoro, non mi par più d'esser nato per altro che per quello che faccio.»
La lettera è riportata nel Dizionario Biografico degli Italiani[2]. Cuore uscì da Treves a Milano nell'ottobre 1886 e in due mesi arrivò alla quarantunesima edizione; nel 1923 aveva superato il milione di copie[2]. È il diario di un anno scolastico, da ottobre a luglio, tenuto da un alunno di terza elementare[6]. L'anno è il 1881-82 e la scuola, a Torino, è chiamata nel libro «Sezione Baretti»: corrisponde alla scuola Moncenisio di via Cittadella 3, vicina alla casa dello scrittore e frequentata dai suoi figli Furio e Ugo, demolita nel dopoguerra[7]. Nel libro compaiono anche la caserma di via Cernaia e le carceri Nuove[7]. Alla trama si intrecciano racconti sentimentali e patriottici, da Dagli Appennini alle Ande alla Piccola vedetta lombarda al Piccolo scrivano fiorentino[8]. Si apre così: «Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna!»[8]. Il libro fu tradotto in molte lingue[8].
L'emigrazione e il socialismo
Nel 1889 pubblicò Sull'Oceano, diario di una traversata dell'Atlantico sul piroscafo «Galileo» con 1.600 emigranti diretti in America meridionale[2]. Seguirono Il romanzo d'un maestro (1890), sulla figura dell'insegnante, e Fra scuola e casa (1892)[2][6].
Intorno al 1890 si avvicinò al socialismo e lo dichiarò pubblicamente nel febbraio 1892[2]; l'Enciclopedia Italiana data l'adesione al 1891[1]. Non fu un caso isolato: nella stessa stagione aderirono alle nuove idee intellettuali come Arturo Graf, Cesare Lombroso, Giuseppe Giacosa e Zino Zini[2]. Collaborò a numerosi periodici socialisti[2], ma senza impegnarsi a fondo nella vita politica[6]. Nel 1895 spiegò a Ugo Ojetti la sua idea di letteratura: «L'arte se vuole essere arte non deve predicare, ma deve avere uno scopo»[2]. Da quegli anni viene anche Primo maggio, romanzo incompiuto rimasto inedito fino al 1980[2][5].
Il 1898 fu l'anno dei lutti: morì la madre, ultraottantenne, e alla fine dell'anno si tolse la vita il figlio primogenito Furio, al quale il padre dedicò gli scritti raccolti in In tua memoria, figlio mio![2].
Torino dal tram: La carrozza di tutti
Il libro più torinese di De Amicis è La carrozza di tutti, pubblicato da Treves nel 1899[9]: il diario di un anno di osservazione su una linea di tranvai[1]. L'anno è il 1896, raccontato mese per mese dai sedili del tram a cavalli che corre sulle rotaie cittadine, allora gestite dalla Società Torinese e dalla Società Belga[9] (le prime stagioni del tram di Torino, nel quadro dei trasporti cittadini). Il libro comincia così:
«Era il primo di gennaio del 1896. Salii la mattina sul tranvai del corso Vinzaglio, in via Roma. Per tutto il tragitto, di là a via Garibaldi, fu un continuo salire e scendere di signore e di signori...»
Tra le stagioni scorrono i grandi corsi con la vista sulle Alpi, il Valentino e la Mole Antonelliana, guardati con l'affetto di un torinese d'adozione[9].
Gli ultimi anni
Nel 1905 uscì L'idioma gentile, in cui espose le sue idee sulla lingua italiana[2], e nel 1906 i Ricordi d'infanzia e di scuola[5]. Visse soprattutto tra Torino e la Riviera ligure[6]. Morì a Bordighera l'11 marzo 1908, colpito da una lesione cerebrale[2]. Umberto Bosco, che ne scrisse nel 1931, lo giudicò il maggiore tra i narratori garbati della sua cerchia, come Barrili, Farina e Giacosa, e vide nel suo amore sincero per il bene il tratto più simpatico della sua personalità[1].