Archivio · Cronaca · Memoria Anteprima Torino, Italia

Antonio Gramsci

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Torino Oggi
Dalla pubblicazione di Torino Oggi, 2024-09-28

Antonio Gramsci (Ales, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937) è stato un giornalista, dirigente politico e pensatore, tra i fondatori del Partito comunista d'Italia. Sardo di nascita, si formò a Torino, dove visse dal 1911 al 1922: qui studiò, scoprì il movimento operaio, fondò «L'Ordine Nuovo» e teorizzò i consigli di fabbrica. Gli scritti composti in carcere sotto il fascismo lo hanno reso una delle figure più studiate della cultura del Novecento.[1]

Dalla Sardegna a Torino

Nato ad Ales, tra Cagliari e Oristano, soffrì fin dall'infanzia del morbo di Pott, che gli deformò la colonna vertebrale.[2] Nell'autunno del 1911 il Collegio Carlo Alberto bandì un concorso per studenti poveri: trentanove borse da 70 lire al mese per dieci mesi. Gramsci fu uno dei due studenti di Cagliari ammessi alle prove a Torino.[3] Con la borsa si iscrisse alla facoltà di Lettere dell'Università di Torino, dove seguì le lezioni del linguista Matteo Bartoli, di Arturo Graf, Rodolfo Renier e Arturo Farinelli; nel 1912 strinse amicizia con Palmiro Togliatti, anche lui vincitore di borsa.[1]

Anni dopo avrebbe ricordato quella partenza così: «Partii per Torino come se fossi in stato di sonnambulismo». Arrivò in città con 55 lire in tasca, e il clima piemontese divenne un tormento ricorrente delle sue lettere: «la preoccupazione per il freddo non mi permette di studiare».[4] Tra i suoi primi alloggi, secondo la ricostruzione di Marco Travaglini, ci fu una stanza in lungo Dora Firenze 57, a meno di un chilometro da Porta Palazzo, per 25 lire al mese.[3]

Il giornalista socialista

Il contatto con il movimento operaio arrivò nel 1913, durante gli scioperi dei metallurgici torinesi; probabilmente in quell'anno si iscrisse al Partito socialista. Il 31 ottobre 1914 pubblicò sul «Grido del Popolo» il suo primo articolo politico, «Neutralità attiva ed operante».[1] Tra il 1916 e il 1918 interruppe gli studi e lavorò come redattore del «Grido del Popolo» e dell'edizione piemontese dell'«Avanti!».[1] Sull'«Avanti!» scrisse cronaca, politica e cultura per «Sotto la Mole», la nuova rubrica di cronaca cittadina ideata dal socialista Giuseppe Bianchi, e firmò più della metà delle critiche teatrali uscite in quelle pagine almeno fino al maggio 1916.[5]

Nel febbraio 1917 uscì il numero unico «La città futura», pubblicato dalla Federazione giovanile socialista piemontese. Vi comparve il testo che sarebbe diventato il suo più citato:[3]

«Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani.»

Antonio Gramsci, «La città futura», febbraio 1917

Nello stesso 1917 divenne direttore del «Grido del Popolo».[6]

«L'Ordine Nuovo» e i consigli di fabbrica

Il 1° maggio 1919 Gramsci fondò con Togliatti, Angelo Tasca e Umberto Terracini «L'Ordine Nuovo», nato come «rassegna settimanale di cultura socialista», con redazione in via dell'Arcivescovado, allo stesso indirizzo dell'edizione torinese dell'«Avanti!».[7] Il motto della rivista, ripreso in seguito anche dai comunisti di Pistoia nella testata del loro giornale, cominciava così: «Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza».[8] Il giornale si presentò presto come «il giornale dei Consigli di fabbrica»: organismi ispirati ai soviet russi, pensati da Gramsci come embrioni di uno Stato operaio.[6]

Il biennio rosso ebbe a Torino il suo laboratorio. Nell'aprile 1920 la città visse lo «sciopero delle lancette»; a settembre gli operai occuparono le fabbriche.[1] Entrambe le vertenze si chiusero con la sconfitta del movimento, che secondo Alberto Burgio annunciò l'offensiva reazionaria del fascismo.[6] Di quella stagione Gramsci diede un resoconto per l'Internazionale comunista, «Il movimento torinese dei Consigli di fabbrica», scritto per il numero di novembre 1920 della rivista «Communist International»; il manoscritto originale è conservato negli archivi del Comintern.[9]

Da Livorno al carcere

Nel gennaio 1921, al congresso di Livorno, contribuì alla nascita del Partito comunista d'Italia; dal 1° gennaio di quell'anno «L'Ordine Nuovo» era diventato quotidiano.[1] Nel maggio 1922 lasciò Torino per Mosca, come rappresentante del partito presso l'Internazionale; lì conobbe Giulia Schucht, che sarebbe diventata sua moglie.[1] Nel 1924 fondò «l'Unità», fu eletto deputato e ad agosto divenne segretario del partito.[1]

L'8 novembre 1926 fu arrestato a Roma. Dopo la detenzione a San Vittore, a Milano, fu processato a Roma dal Tribunale speciale: il 4 giugno 1928 la sentenza lo condannò a oltre vent'anni di reclusione. Scontò la pena soprattutto nel carcere di Turi, in provincia di Bari, fino al novembre 1933, poi fu ricoverato nella clinica Cusumano di Formia.[1] Morì il 27 aprile 1937, dopo essere stato trasferito alla clinica Quisisana di Roma.[1] Le sue ceneri, custodite dapprima al Verano, furono poi portate per iniziativa della cognata Tatiana Schucht al cimitero acattolico di Roma.[2]

I «Quaderni del carcere»

L'8 febbraio 1929 cominciò a scrivere a Turi i quaderni: trentatré in tutto, ventuno dei quali composti in quel carcere.[1] Pubblicati dopo la morte, i «Quaderni del carcere», con la loro riflessione sul ruolo politico degli intellettuali, ne fecero, per Burgio, «una tra le massime figure della cultura del Novecento».[6] Le sue opere, dai «Quaderni» alle «Lettere dal carcere», sono state pubblicate dalla casa editrice torinese Einaudi.[2]

I luoghi gramsciani a Torino

Dal 1913 al 1922 Gramsci abitò in piazza Carlo Emanuele II 15, la piazza Carlina, tra via Maria Vittoria e via San Massimo.[4] L'edificio è oggi un albergo; nel retro, il 27 aprile 2016, anniversario della morte, è stato inaugurato lo spazio «Casa Gramsci», promosso dalla Fondazione piemontese Antonio Gramsci. La sua collocazione, uno spazio angusto e poco visibile dietro l'hotel, fu criticata dalla stampa già alla vigilia dell'apertura.[10]

In via dell'Arcivescovado 7, quasi all'angolo con via XX Settembre, dove aveva sede la redazione dell'«Ordine Nuovo», una lapide ricorda «la forte volontà/ e la mente luminosa/ di Antonio Gramsci».[4] Una fotografia della lapide, scattata da Giuseppe Garelli, è conservata nell'archivio della Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci al Polo del '900.[11] Per gli ottant'anni dalla morte, il 27 aprile 2017, il Polo del '900 ha dedicato a Gramsci una giornata di incontri e lo spettacolo teatrale «Tutto tranne Gramsci».[12]

Pagine che rimandano qui

Fonti

  1. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  2. Giulio Einaudi editore
  3. Consiglio regionale del Piemonte (Medium) — 23 luglio 2019
  4. Torino Oggi — 28 settembre 2024
  5. LUISS Guido Carli – tesi di laurea
  6. Treccani – Storia della civiltà europea
  7. GramsciOnline — 22 settembre 2020
  8. Toscana Novecento – Rete degli Istituti storici della Resistenza in Toscana
  9. GramsciOnline — 18 febbraio 2024
  10. Eddyburg (da Tiscali.it) — 29 aprile 2016
  11. Polo del '900 – 9centRo
  12. Il Torinese

Categorie

Segnalate un errore.