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Cesare Pavese

Aggiornato il 26 settembre 2026

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Dalla pubblicazione di Torino Oggi, 2020-08-14

Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950) è stato poeta, romanziere, traduttore e redattore editoriale. Nato nelle Langhe ma formato e vissuto a Torino, fu tra gli animatori della casa editrice Einaudi, portò in Italia la grande narrativa americana e raccontò la città e le colline del Piemonte in libri come Lavorare stanca, La casa in collina e La luna e i falò.[1]

Tra le Langhe e Torino

Il padre Eugenio, cancelliere presso il tribunale di Torino, possedeva un piccolo podere a Santo Stefano Belbo, in provincia di Cuneo, dove la famiglia trascorreva l'estate: lì nacque lo scrittore.[2] Il padre morì il 2 gennaio 1914 e la madre, Consolina Mesturini, crebbe il figlio da sola.[1] La formazione fu interamente torinese: dopo l'istituto privato Trombetta di via Garibaldi, dall'ottobre 1923 frequentò il liceo classico Massimo d'Azeglio, vicino alla stazione di Porta Nuova, dove ebbe come professore Augusto Monti, crociano e antifascista, maestro di un'intera generazione di intellettuali torinesi.[3][1] In quegli anni si avvicinò all'antifascismo ed entrò nella cerchia di amici di Leone Ginzburg, Massimo Mila e Giulio Einaudi.[4]

Nel giugno 1930 si laureò all'Università di Torino con una tesi su Walt Whitman, discussa con 108 su 110.[1] Per molti anni abitò in via Lamarmora 35 con la sorella Maria e il cognato; l'edificio fu colpito dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.[3]

Il traduttore dell'America

Tra il 1930 e il 1934 Pavese pubblicò sulla rivista La Cultura una serie di saggi su Sinclair Lewis, Sherwood Anderson, Edgar Lee Masters, Herman Melville e O. Henry.[5] La sua versione di Moby Dick, uscita nel 1932 presso l'editore torinese Frassinelli, è rimasta un punto di riferimento ed è stata ripubblicata da Adelphi nel 1987.[6] Negli anni Trenta tradusse anche Benito Cereno di Melville per Frassinelli, Uomini e topi di Steinbeck per Bompiani (1937) e Il 42° parallelo di Dos Passos per Mondadori.[5] Si misurò anche con autori inglesi come Defoe, Dickens e Joyce.[7] Per una generazione cresciuta sotto il regime, la letteratura americana fu una finestra sulla libertà, e Pavese ne fu il principale mediatore.[5]

Il confino e «Lavorare stanca»

Nel luglio 1934 si iscrisse al Partito nazionale fascista per poter insegnare nelle scuole statali.[1] L'anno dopo, il 15 maggio 1935, fu arrestato come direttore della Cultura e soprattutto perché trovato in possesso di lettere cifrate del pittore Bruno Maffi, e fu mandato al confino a Brancaleone Calabro, dove arrivò il 4 agosto 1935 e rimase fino al marzo 1936, quando ottenne il condono.[1] Nel 1936 uscì la raccolta di poesie Lavorare stanca.[7] Nel diario annotò che il caso gli aveva fatto cominciare e finire il libro con poesie su Torino.[3] Nel novembre 1935, sempre nel diario, aveva descritto la città come

«città della passione, della regola e dell'ironia»

Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 17 novembre 1935

e come «città esemplare, per la sua pacatezza ricca di tumulto».[3]

L'uomo della Einaudi

Pavese frequentava la cerchia della casa editrice fin dalla sua fondazione, nel 1933, e vi fu assunto nel 1938.[2][1] Lavorava nella sede di via Biancamano e frequentava i caffè del centro, dal Fiorio al Platti, e l'osteria Le tre galline.[4] Con l'etnologo Ernesto De Martino ideò la «collana viola», dedicata a etnologia, psicologia e storia delle religioni, attiva negli anni fra il 1945 e il 1950.[1] Nell'autunno del 1945 prese la tessera del Partito comunista italiano e collaborò a l'Unità.[1] Nella casa editrice si ritrovarono, accanto a lui, scrittori come Elio Vittorini e Italo Calvino.[8]

Gli anni del dopoguerra furono i più fecondi: Feria d'agosto (1946), Il compagno e Dialoghi con Leucò (1947), Prima che il gallo canti (1949, con Il carcere e La casa in collina), La bella estate (1949) e infine La luna e i falò (1950), ambientato a Santo Stefano Belbo.[7][9] Il 24 giugno 1950 ricevette a Roma il premio Strega per La bella estate.[1]

La città nei libri e nel diario

Torino è un personaggio costante della sua opera: il lungo Po, il Monte dei Cappuccini, Borgo San Paolo, il Lingotto, i caffè-concerto della Galleria San Federico, la collina di Superga, il tram 7.[3] Il 1° dicembre 1949 annotò una passeggiata sul lungo Po davanti al Monte dei Cappuccini, al tramonto nebbioso, chiedendosi: «A che serve questa bellezza – che cosa significa, almeno?».[3] Il diario fu pubblicato postumo nel 1952 con il titolo Il mestiere di vivere.[7]

L'albergo Roma

A Roma, nel capodanno del 1950, Pavese conobbe l'attrice americana Constance Dowling; la ritrovò a marzo a Cervinia, e la relazione si esaurì entro l'estate, quando lei ripartì per New York.[1] Il Foglio l'ha descritta come un flirt rapido, consumato fra marzo e aprile.[10] Sabato 26 agosto, nel primo pomeriggio, si recò all'albergo Roma, sotto i portici di piazza Carlo Felice; la sera del giorno dopo fu trovato senza vita nella sua camera.[1] Sulla prima pagina di una copia dei Dialoghi con Leucò aveva lasciato poche righe:

«Perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi»

Cesare Pavese, albergo Roma, agosto 1950

La camera 346 dell'albergo, gestito dalla stessa famiglia dal 1854, ha conservato gli arredi dell'epoca: il letto singolo, lo scrittoio dal ripiano lilla, il grosso telefono nero appeso al muro.[11] Poesie inedite uscirono l'anno seguente nella raccolta Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (1951); le lettere furono pubblicate in due volumi nel 1966.[7]

Memoria

Il 7 luglio 2001, con il consenso dei parenti, i resti di Pavese furono trasferiti da Torino al cimitero di Santo Stefano Belbo.[9] Nel paese natale ha sede la Fondazione Cesare Pavese, che propone la visita alla casa natale e ai luoghi della Luna e i falò.[9] A Torino la casa di via Lamarmora e l'albergo di piazza Carlo Felice restano le tappe principali degli itinerari pavesiani in città.[4][3]

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Articoli collegati: Giulio Einaudi editore, Langhe, Monte dei Cappuccini

Fonti

  1. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
  2. Comune di Santo Stefano Belbo
  3. Torino Oggi — 14 agosto 2020
  4. Libreriamo
  5. Università di Bologna
  6. Il Sole 24 Ore — 13 febbraio 2016
  7. Treccani – Enciclopedia
  8. Vitamine vaganti — 22 agosto 2020
  9. Fondazione Cesare Pavese
  10. Il Foglio — 2 gennaio 2017
  11. il Giornale — 22 giugno 2006

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