Castello di Agliè
Il Castello di Agliè, detto anche castello ducale, è una residenza sabauda che domina il borgo di Agliè, nel Canavese, a una quarantina di chilometri da Torino. Conta oltre trecento stanze, un parco e giardini su più livelli, e dal 1997 fa parte delle Residenze sabaude iscritte nella Lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO.[1][2] Nato come fortezza dei conti San Martino, passò alla Casa Savoia nel Settecento e divenne poi la dimora preferita dei duchi di Genova, fino alla vendita allo Stato nel 1939.[1][3]
Dalla rocca medievale ai San Martino
Il luogo compare negli atti nel 1141 come possesso dei conti San Martino di Rivarolo e Agliè; il castello fu distrutto e ricostruito più volte e nel 1536 subì un assedio e un saccheggio.[3][4] La svolta arrivò con Filippo San Martino d'Agliè (1604-1667), letterato, autore di balletti di corte e favorito di Cristina di Francia, la Madama Reale che resse il ducato dopo la morte del marito Vittorio Amedeo I nel 1637. Arrestato dai francesi nel capodanno del 1640 e rinchiuso a Vincennes per volontà di Richelieu, tornò in Piemonte dopo la morte del cardinale, nel dicembre 1642; nel 1646 divenne Gran maestro delle fabbriche.[5] Negli anni Quaranta del Seicento avviò la trasformazione della vecchia roccaforte in dimora signorile, sui resti del castello del XII secolo; secondo Mole24 il progetto fu affidato ad Amedeo di Castellamonte.[1][2]
Di quella fase resta il cuore dell'edificio: il Salone d'onore, o salone da ballo, interamente affrescato da Giovanni Paolo Recchi e dalla sua bottega con le vicende di re Arduino d'Ivrea.[1][2]
Il Settecento dei Savoia
Nel 1764 il re Carlo Emanuele III acquistò il castello per il figlio Benedetto Maria Maurizio, duca del Chiablese.[1][3] Nell'arco di circa un decennio l'architetto Ignazio Birago di Borgaro rimodellò l'intero complesso integrandolo con il borgo: nacquero la piazza e la nuova chiesa parrocchiale con il campanile, unita al palazzo da una galleria coperta a due piani che esiste ancora.[1][4] La Sala delle cacce, l'ampio atrio d'ingresso, ricevette nel 1770 sobri trofei in stucco di Giuseppe Bolina; gli affreschi degli interni si devono anche a C. F. Beaumont.[1][6] L'Enciclopedia Italiana del 1929 data la ricostruzione più tardi e la riassume così:[7]
«grandioso castello riedificato nel 1775 su disegni dell'architetto Borgaro, modificato nel 1825 da re Carlo Felice, per opera dell'architetto Borda»
Il parco fu risistemato alla francese da Michel Benard, direttore dei Reali Giardini, con un lago circolare; verso la facciata sud si apre l'esedra della Fontana dei Fiumi, con i gruppi scultorei dei fratelli Collino che raffigurano l'Orco, il Malone e la Dora.[1][3]
Da ospizio a reggia dei duchi di Genova
Durante la dominazione francese la dimora fu spogliata degli arredi più preziosi e adibita a ricovero di mendicità.[1][2] I Savoia la recuperarono nel 1823: il re Carlo Felice e la moglie Maria Cristina di Borbone la fecero rimodernare dall'architetto Michele Broda, aggiunsero un piccolo teatro e allestirono la Sala Tuscolana, con i reperti archeologici che la regina contribuì in modo decisivo a raccogliere.[1][2][4] Tra il 1838 e il 1840 il paesaggista Xavier Kurten trasformò parte del parco secondo la nuova moda del giardino romantico, all'inglese, mentre a ponente sopravvive l'impianto all'italiana di età castellamontiana, con vialetti e aiuole bordate di siepi.[1][3]
Alla morte della regina, nel 1849, il castello passò a Ferdinando di Savoia, duca di Genova, e divenne la residenza abituale del ramo Savoia-Genova.[1][2][7] Il figlio Tomaso, duca di Genova, vi portò una collezione di oggetti d'arte etnografica e orientale raccolti durante un viaggio diplomatico in Asia; nella Prima guerra mondiale la moglie Isabella di Baviera allestì nel castello un piccolo ospedale di tredici stanze.[1]
Il museo e la fiction
Nel 1939 gli eredi Savoia-Genova vendettero il castello allo Stato, che ne fece un museo di circa trecento ambienti con gli arredi originali.[1][4] Il museo descrive così quella scelta:[1]
«il castello venne destinato a diventare museo di se stesso»
Il giardino fu restaurato tra il 1979 e il 1981.[3] Nel 1997 il castello entrò nel sito UNESCO delle residenze sabaude, che alla «corona di delizie» attorno alla capitale, con Venaria, Rivoli e Moncalieri, affianca le dimore più lontane di Racconigi, Govone, Pollenzo e Agliè; nel 2010 la sua zona tampone è stata ampliata.[8]
Il grande pubblico lo conosce soprattutto come Rivombrosa: nella fiction televisiva Elisa di Rivombrosa il castello interpretava la tenuta dei conti Ristori, mentre il vicino castello di San Giorgio Canavese faceva da dimora della marchesa Lucrezia Van Necker.[9] Secondo Mole24 fu proprio la serie, nel 2004, a renderlo noto a milioni di spettatori.[2]
Oggi
Il castello è gestito dai Musei nazionali del Piemonte del Ministero della Cultura; si visita con percorsi guidati per gruppi fino a venticinque persone, con biglietti separati per castello, giardino e parco, ed è chiuso il martedì.[10] Ospita mostre temporanee ed eventi serali, come la notte al museo organizzata il 15 luglio 2023 dall'associazione torinese Club Silencio.[11] Nel territorio comunale, in via Meleto, si trova Villa Il Meleto, la casa di Guido Gozzano.[12]
Pagine che rimandano qui
Articoli collegati: Cristina di Francia, Guido Gozzano, Monte dei Cappuccini
Fonti
- Musei nazionali del Piemonte (Ministero della Cultura)
- Mole24 — 22 settembre 2021
- Comune di Agliè
- Mole24 — 5 gennaio 2026
- Mole24 — 3 aprile 2026
- Treccani
- Treccani, Enciclopedia Italiana (1929)
- UNESCO World Heritage Centre
- Mole24 — 8 settembre 2026
- Musei nazionali del Piemonte (Ministero della Cultura)
- Mole24 — 12 luglio 2023
- Comune di Agliè