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Olivetti

Aggiornato il 26 settembre 2026

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Dalla pubblicazione di il Giornale, 2018-07-01

Olivetti è l'azienda fondata a Ivrea, nel Canavese, da Camillo Olivetti nel 1908: nata per costruire macchine per scrivere, nel Novecento divenne uno dei maggiori gruppi mondiali della meccanica per ufficio, produsse il primo elaboratore elettronico italiano e anticipò il personal computer.[1] Attorno alla fabbrica Ivrea fu trasformata in una città industriale che dal 2018 è patrimonio mondiale dell'UNESCO.[2] Oggi Olivetti è una società controllata interamente dal gruppo TIM, con sede ancora a Ivrea, nella Città metropolitana di Torino.[3]

Da Ivrea all'Esposizione di Torino

Camillo Olivetti si era formato a Torino, al Museo industriale italiano e alla Scuola di applicazione per gli ingegneri, e nel 1893-1894 aveva lavorato alla Stanford University.[4] Il 29 ottobre 1908 costituì a Ivrea la società «Ingegnere Camillo Olivetti & c.»;[4] la cronologia dell'Associazione Archivio Storico Olivetti parla di un capitale di 350.000 lire e di venti operai.[5] Il primo prodotto, la macchina per scrivere M1, fu presentato nel 1911 all'Esposizione universale di Torino per il cinquantenario dell'Unità, al prezzo di 500 lire.[4][5] Seguirono la M20 (1920), che aprì i mercati europei e sudamericani, e nel 1932 la MP1, la prima portatile della casa, anno in cui l'azienda divenne società anonima.[5]

L'impresa di Adriano

Il figlio Adriano, laureato in ingegneria chimica al Politecnico di Torino, entrò in fabbrica accanto al padre nel 1926 e nel 1938 ne assunse la presidenza.[4][1] Sotto la sua guida Olivetti chiamò a lavorare architetti e designer come Luigi Cosenza, Bruno Munari, Marcello Nizzoli, Ludovico Quaroni, Mario Ridolfi ed Ernesto Nathan Rogers.[1] Nel 1948 uscirono la Lexikon 80 e la calcolatrice Divisumma 14; la portatile Lettera 22 di Nizzoli (1950) entrò nella collezione del Museo d'arte moderna di New York.[5][4] Nello stesso 1950 a Ivrea fu completato l'edificio con la facciata in vetro progettato da Luigi Figini e Gino Pollini.[5] La crescita fu rapida: nel 1955 i dipendenti erano 11.353 in Italia e 16.000 nel mondo.[5]

Per Adriano la fabbrica aveva anche un compito civile. Il 23 aprile 1955, inaugurando lo stabilimento di Pozzuoli, sostenne che l'industria doveva rivolgere «i suoi fini e le sue maggiori preoccupazioni all'elevazione materiale, culturale, sociale del luogo ove fu chiamata ad operare», e descrisse così l'edificio:[6]

«Così di fronte al golfo più singolare del mondo, questa fabbrica si è elevata in rispetto della bellezza dei luoghi e affinché la bellezza fosse di conforto nel lavoro di ogni giorno.»

Adriano Olivetti, discorso di Pozzuoli, 23 aprile 1955

Dal 1948 animò il Movimento Comunità, con cui fu eletto deputato nel 1958.[1] Morì improvvisamente il 27 febbraio 1960.[5]

L'elettronica: Elea e Programma 101

Nel 1954 Adriano incontrò a New York l'ingegnere Mario Tchou, che dal novembre 1955 diresse il Laboratorio di ricerche elettroniche in una villa di Barbaricina, presso Pisa, poi trasferito a Borgolombardo, alle porte di Milano.[7][4] L'8 novembre 1959 fu presentato al presidente della Repubblica Giovanni Gronchi l'Elea 9003, primo elaboratore elettronico commerciale realizzato in Italia; la prima macchina fu consegnata alla Marzotto nel settembre 1960.[7] A fine 1961 il laboratorio contava circa 700 addetti, ma il 9 novembre di quell'anno Tchou morì in un incidente stradale nei pressi di Santhià, mentre era diretto a Ivrea.[7]

Senza Adriano e senza Tchou, nel 1964 la guida dell'azienda passò a un gruppo d'intervento di cui facevano parte FIAT, Pirelli, Mediobanca, IMI e Centrale.[8] All'assemblea FIAT del 30 aprile 1964 Vittorio Valletta disse della società di Ivrea: «Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l'essersi inserita nel settore elettronico, per il quale concorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare».[8] Lo stesso anno il 75% della Divisione elettronica fu ceduto alla General Electric; il restante 25% seguì nel 1968.[4]

Il gruppo di Pier Giorgio Perotto, rimasto a Ivrea, sviluppò comunque la Programma 101, presentata il 15 ottobre 1965 alla mostra BEMA di New York.[9][4] Il progetto, avviato nel 1962, coinvolse Giovanni De Sandre, Gastone Garziera, Giancarlo Toppi e Giuliano Gaiti, con il design di Mario Bellini; in azienda la macchina era chiamata «Perottina» e la NASA la usò per alcuni calcoli del programma Apollo.[9] È considerata un'antesignana del personal computer: precedette di undici anni il primo Apple e di sedici il PC dell'IBM.[4] Nel 1970 il gruppo aveva 73.283 dipendenti, 34.687 dei quali in Italia.[5]

Gli anni De Benedetti e la fine della società quotata

Alla fine degli anni Settanta l'azienda attraversò una grave crisi finanziaria.[1] Nell'aprile 1978 entrò Carlo De Benedetti, con il 20% del capitale attraverso la CIR, e divenne amministratore delegato; lo stesso anno uscì la prima macchina per scrivere elettronica.[4][1] Nel 1982 Olivetti presentò il computer da tavolo M20, disegnato da Ettore Sottsass, e nel 1983 l'M24 compatibile IBM; grazie all'accordo con l'americana AT&T, nel 1985 era il terzo produttore mondiale di personal computer e l'unico europeo.[4]

Nel 1991 il bilancio tornò in rosso per la prima volta dal 1975 e fra il 1991 e il 1993 uscirono dall'azienda 21.000 dipendenti.[4] Olivetti si spostò allora sulle telecomunicazioni: nel 1994 fondò con Bell Atlantic Omnitel, divenuto il secondo gestore mobile italiano, e nel 1999 cedette Infostrada e le quote di Omnitel alla Mannesmann.[1] Lo stesso anno, sotto la guida di Roberto Colaninno, lanciò un'offerta pubblica da 61.000 miliardi di lire per il controllo di Telecom Italia; nel 2003 le due società si fusero e il 12 marzo di quell'anno il titolo Olivetti uscì dalla Borsa.[4][1]

Ivrea patrimonio dell'umanità e l'Olivetti di oggi

La città costruita per i dipendenti tra il 1930 e il 1960 (fabbriche, uffici, case, servizi sociali) è stata iscritta nella lista del patrimonio mondiale il 1º luglio 2018 dal Comitato UNESCO riunito a Manama, nel Bahrein, come 54º sito italiano: la candidatura comprende 27 edifici e complessi architettonici.[2][10] È il secondo villaggio operaio italiano con questo titolo, dopo Crespi d'Adda.[10] L'allora ministro Alberto Bonisoli la definì «la città ideale della rivoluzione industriale del Novecento».[2]

Il marchio vive oggi in Olivetti S.p.A., società benefit del gruppo TIM con sede in strada Monte Navale a Ivrea: accanto ai prodotti per l'ufficio sviluppa soluzioni per l'Internet delle cose e l'analisi dei dati, e sostiene con il Politecnico di Torino un master in progettazione di prodotti intelligenti.[3]

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Fonti

  1. Treccani
  2. Ministero della Cultura — 1 luglio 2018
  3. Olivetti S.p.A.
  4. Treccani
  5. Associazione Archivio Storico Olivetti (storiaolivetti.it)
  6. AIDP – HR Online — 7 aprile 2015
  7. Associazione Archivio Storico Olivetti (storiaolivetti.it)
  8. Il Sole 24 Ore – Econopoly — 23 febbraio 2016
  9. Opportunitaly (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale / ICE)
  10. il Giornale — 1 luglio 2018

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