Olivetti

Olivetti è l'azienda fondata a Ivrea, nel Canavese, da Camillo Olivetti nel 1908: nata per costruire macchine per scrivere, nel Novecento divenne uno dei maggiori gruppi mondiali della meccanica per ufficio, produsse il primo elaboratore elettronico italiano e anticipò il personal computer.[1] Attorno alla fabbrica Ivrea fu trasformata in una città industriale che dal 2018 è patrimonio mondiale dell'UNESCO.[2] Oggi Olivetti è una società controllata interamente dal gruppo TIM, con sede ancora a Ivrea, nella Città metropolitana di Torino.[3]
Da Ivrea all'Esposizione di Torino
Camillo Olivetti si era formato a Torino, al Museo industriale italiano e alla Scuola di applicazione per gli ingegneri, e nel 1893-1894 aveva lavorato alla Stanford University.[4] Il 29 ottobre 1908 costituì a Ivrea la società «Ingegnere Camillo Olivetti & c.»;[4] la cronologia dell'Associazione Archivio Storico Olivetti parla di un capitale di 350.000 lire e di venti operai.[5] Il primo prodotto, la macchina per scrivere M1, fu presentato nel 1911 all'Esposizione universale di Torino per il cinquantenario dell'Unità, al prezzo di 500 lire.[4][5] Seguirono la M20 (1920), che aprì i mercati europei e sudamericani, e nel 1932 la MP1, la prima portatile della casa, anno in cui l'azienda divenne società anonima.[5]
L'impresa di Adriano
Il figlio Adriano, laureato in ingegneria chimica al Politecnico di Torino, entrò in fabbrica accanto al padre nel 1926 e nel 1938 ne assunse la presidenza.[4][1] Sotto la sua guida Olivetti chiamò a lavorare architetti e designer come Luigi Cosenza, Bruno Munari, Marcello Nizzoli, Ludovico Quaroni, Mario Ridolfi ed Ernesto Nathan Rogers.[1] Nel 1948 uscirono la Lexikon 80 e la calcolatrice Divisumma 14; la portatile Lettera 22 di Nizzoli (1950) entrò nella collezione del Museo d'arte moderna di New York.[5][4] Nello stesso 1950 a Ivrea fu completato l'edificio con la facciata in vetro progettato da Luigi Figini e Gino Pollini.[5] La crescita fu rapida: nel 1955 i dipendenti erano 11.353 in Italia e 16.000 nel mondo.[5]
Per Adriano la fabbrica aveva anche un compito civile. Il 23 aprile 1955, inaugurando lo stabilimento di Pozzuoli, sostenne che l'industria doveva rivolgere «i suoi fini e le sue maggiori preoccupazioni all'elevazione materiale, culturale, sociale del luogo ove fu chiamata ad operare», e descrisse così l'edificio:[6]
«Così di fronte al golfo più singolare del mondo, questa fabbrica si è elevata in rispetto della bellezza dei luoghi e affinché la bellezza fosse di conforto nel lavoro di ogni giorno.»
Dal 1948 animò il Movimento Comunità, con cui fu eletto deputato nel 1958.[1] Morì improvvisamente il 27 febbraio 1960.[5]
L'elettronica: Elea e Programma 101
Nel 1954 Adriano incontrò a New York l'ingegnere Mario Tchou, che dal novembre 1955 diresse il Laboratorio di ricerche elettroniche in una villa di Barbaricina, presso Pisa, poi trasferito a Borgolombardo, alle porte di Milano.[7][4] L'8 novembre 1959 fu presentato al presidente della Repubblica Giovanni Gronchi l'Elea 9003, primo elaboratore elettronico commerciale realizzato in Italia; la prima macchina fu consegnata alla Marzotto nel settembre 1960.[7] A fine 1961 il laboratorio contava circa 700 addetti, ma il 9 novembre di quell'anno Tchou morì in un incidente stradale nei pressi di Santhià, mentre era diretto a Ivrea.[7]
Senza Adriano e senza Tchou, nel 1964 la guida dell'azienda passò a un gruppo d'intervento di cui facevano parte FIAT, Pirelli, Mediobanca, IMI e Centrale.[8] All'assemblea FIAT del 30 aprile 1964 Vittorio Valletta disse della società di Ivrea: «Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l'essersi inserita nel settore elettronico, per il quale concorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare».[8] Lo stesso anno il 75% della Divisione elettronica fu ceduto alla General Electric; il restante 25% seguì nel 1968.[4]
Il gruppo di Pier Giorgio Perotto, rimasto a Ivrea, sviluppò comunque la Programma 101, presentata il 15 ottobre 1965 alla mostra BEMA di New York.[9][4] Il progetto, avviato nel 1962, coinvolse Giovanni De Sandre, Gastone Garziera, Giancarlo Toppi e Giuliano Gaiti, con il design di Mario Bellini; in azienda la macchina era chiamata «Perottina» e la NASA la usò per alcuni calcoli del programma Apollo.[9] È considerata un'antesignana del personal computer: precedette di undici anni il primo Apple e di sedici il PC dell'IBM.[4] Nel 1970 il gruppo aveva 73.283 dipendenti, 34.687 dei quali in Italia.[5]
Gli anni De Benedetti e la fine della società quotata
Alla fine degli anni Settanta l'azienda attraversò una grave crisi finanziaria.[1] Nell'aprile 1978 entrò Carlo De Benedetti, con il 20% del capitale attraverso la CIR, e divenne amministratore delegato; lo stesso anno uscì la prima macchina per scrivere elettronica.[4][1] Nel 1982 Olivetti presentò il computer da tavolo M20, disegnato da Ettore Sottsass, e nel 1983 l'M24 compatibile IBM; grazie all'accordo con l'americana AT&T, nel 1985 era il terzo produttore mondiale di personal computer e l'unico europeo.[4]
Nel 1991 il bilancio tornò in rosso per la prima volta dal 1975 e fra il 1991 e il 1993 uscirono dall'azienda 21.000 dipendenti.[4] Olivetti si spostò allora sulle telecomunicazioni: nel 1994 fondò con Bell Atlantic Omnitel, divenuto il secondo gestore mobile italiano, e nel 1999 cedette Infostrada e le quote di Omnitel alla Mannesmann.[1] Lo stesso anno, sotto la guida di Roberto Colaninno, lanciò un'offerta pubblica da 61.000 miliardi di lire per il controllo di Telecom Italia; nel 2003 le due società si fusero e il 12 marzo di quell'anno il titolo Olivetti uscì dalla Borsa.[4][1]
Ivrea patrimonio dell'umanità e l'Olivetti di oggi
La città costruita per i dipendenti tra il 1930 e il 1960 (fabbriche, uffici, case, servizi sociali) è stata iscritta nella lista del patrimonio mondiale il 1º luglio 2018 dal Comitato UNESCO riunito a Manama, nel Bahrein, come 54º sito italiano: la candidatura comprende 27 edifici e complessi architettonici.[2][10] È il secondo villaggio operaio italiano con questo titolo, dopo Crespi d'Adda.[10] L'allora ministro Alberto Bonisoli la definì «la città ideale della rivoluzione industriale del Novecento».[2]
Il marchio vive oggi in Olivetti S.p.A., società benefit del gruppo TIM con sede in strada Monte Navale a Ivrea: accanto ai prodotti per l'ufficio sviluppa soluzioni per l'Internet delle cose e l'analisi dei dati, e sostiene con il Politecnico di Torino un master in progettazione di prodotti intelligenti.[3]
Pagine che rimandano qui
- Adriano Olivetti
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- Carnevale di Ivrea
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- Marco Travaglio
- Museo Nazionale dell'Automobile
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- Politecnico di Torino
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Fonti
- Treccani
- Ministero della Cultura — 1 luglio 2018
- Olivetti S.p.A.
- Treccani
- Associazione Archivio Storico Olivetti (storiaolivetti.it)
- AIDP – HR Online — 7 aprile 2015
- Associazione Archivio Storico Olivetti (storiaolivetti.it)
- Il Sole 24 Ore – Econopoly — 23 febbraio 2016
- Opportunitaly (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale / ICE)
- il Giornale — 1 luglio 2018