Carnevale di Ivrea

Lo Storico Carnevale di Ivrea è la festa di carnevale di Ivrea, principale centro del Canavese nella Città metropolitana di Torino. È noto soprattutto per la battaglia delle arance, ma è un rito civico più ampio, con un proprio cerimoniale, una propria leggenda fondativa e un'eroina, la Mugnaia; la Fondazione che lo organizza ne fa risalire le prime testimonianze al XIII secolo[1]. Per il giro d'affari che genera viene considerato il terzo carnevale italiano, dopo quelli di Venezia e Viareggio[2].
Otto secoli di storia
Secondo la Fondazione dello Storico Carnevale, riferimenti espliciti alla festa compaiono già nel 1246 e nel 1325; in origine il carnevale era legato ai cicli agricoli e aveva per protagonisti i giovani della città[1]. Tra Quattrocento e Cinquecento presero forma le badie giovanili, compagnie che curavano l'ordine durante le mascherate e che vengono considerate l'antecedente dell'attuale Stato Maggiore[1]. Ivrea era del resto una piazza carnevalesca di rango: nel 1931 l'Enciclopedia Italiana la citava accanto a Venezia, Firenze, Roma, Torino e Nizza fra i luoghi dove la festa aveva conosciuto il «massimo splendore»[3].
La forma moderna è ottocentesca. L'elenco dei Generali che guidano il carnevale, tenuto dalla Fondazione, parte dal 1808[4]; quello delle Mugnaie comincia nel 1858, con Giuseppina Gamacchio Fumel[5]. Nel 1956 la manifestazione fu inserita nel calendario delle manifestazioni italiane di rilevanza internazionale[1].
La leggenda di Violetta e il berretto frigio
Al centro del racconto c'è Violetta, figlia di un mugnaio, che secondo la tradizione si ribellò allo ius primae noctis preteso dal signore della città e con il suo gesto liberò Ivrea dalla tirannia[1]. La Mugnaia che ogni anno la impersona è la figura simbolo della festa e, dal 1858, un emblema di libertà[1]. Già nel 1931 l'etnologo Raffaele Corso descriveva così la festa[3]:
«quello d'Ivrea, ove ogni anno, una grande quantità di gente accorre in berretto rosso per vedere il corteo della 'bela mulinera', ricordo della fanciulla che, nei secoli scorsi, si vuole che liberasse la popolazione dalle angherie del feudatario.»
Quel berretto rosso è il berretto frigio: dal Giovedì Grasso lo portano cittadini e visitatori, e per la Fondazione significa l'adesione ideale alla rivolta e l'aspirazione alla libertà[1].
La battaglia delle arance
Le arance entrarono nella festa tra il 1830 e il 1860, quando le ragazze della borghesia le lanciavano dai balconi ai passanti come omaggio galante; le cronache del tempo le chiamavano «innocenti proiettili»[6]. Il gioco cortese si trasformò col tempo in battaglia, e solo nel secondo dopoguerra nacquero le prime squadre organizzate di aranceri a piedi[6].
Oggi le squadre sono nove, ciascuna con la sua piazza: Asso di Picche (1947) e Morte (1954) in piazza di Città, Tuchini del Borghetto (1964) al Borghetto, Scacchi (1964) e Scorpioni d'Arduino (1966) in piazza Ottinetti, Pantera Nera (1966), Diavoli (1973) e Mercenari (1974) in piazza del Rondolino, Credendari (1985) in piazza Freguglia[6]. Gli aranceri a piedi rappresentano il popolo in rivolta; contro di loro sfilano oltre cinquanta carri da getto trainati da pariglie o da tiri a quattro, i cui occupanti, che nella finzione della festa rappresentano la nobiltà[2], portano maschere di cuoio e imbottiture[6]. Lo scontro, spiega la Fondazione, si regge su regole cavalleresche non scritte, condivise da tutti, che garantiscono l'incolumità generale[6].
I numeri e le arance
Nell'edizione 2023 le squadre contavano circa 8.000 aranceri a piedi, mentre sui 54 carri salivano 2.000 persone[2]. Furono acquistate 1.000 tonnellate di arance, soprattutto dall'azienda Turano di Acri, in provincia di Cosenza, con integrazioni da Corigliano Calabro e da Palermo, pagate 60 centesimi al chilo[2]. Alle critiche sullo spreco di cibo il presidente della Fondazione, Piero Gillardi, rispondeva che si trattava di agrumi di seconda o terza scelta, altrimenti destinati al macero o alla vendita a basso prezzo per le bevande all'arancia; i fornitori, dal 2015, devono rispettare un codice di condotta antimafia e contro il caporalato messo a punto con l'associazione Libera[2].
Il biglietto d'ingresso, a pagamento solo nella prima giornata e per i non residenti, fu portato a 15 euro per ripagare i circa 300.000 euro necessari per le arance e l'organizzazione; il resto delle spese fu coperto dalla Regione Piemonte, con 50.000 euro, e dalle squadre e dagli aranceri, che si autotassarono per 85.000 euro[2]. Nei tre giorni si contarono circa 100.000 presenze; secondo uno studio della CNA il giro d'affari fu di 3,5 milioni di euro, e i contusi furono 469, 102 in meno rispetto al 2019[2].
Dalle piazze al compost
Finita la battaglia, le arance schiacciate vengono raccolte e avviate agli impianti di Asti e Santhià, dove diventano compost e biometano[2]. Nel 2023 Andrea Grigolon, direttore generale di Canavesana Multiservice, descriveva così il percorso: «le arance spappolate sono state raccolte dagli addetti insieme ai rifiuti organici e allo sterco dei cavalli, depositate in alcune vasche e poi portate in due impianti di compostaggio, ad Asti e a Santhià, dove saranno trasformate in fertilizzanti naturali»[2]. Nel 2026 la Fondazione ha presentato un progetto di economia circolare che restituisce il compost ricavato alla comunità[7].
Il carnevale nella città di oggi
Il carnevale accompagna da tempo l'immagine di Ivrea: già l'Enciclopedia Italiana del 1933, nella voce dedicata alla città, segnalava il «notevole interesse folkloristico» delle feste di Carnevale[8], e dal 2018 la città è anche patrimonio dell'UNESCO come «città industriale del XX secolo», il progetto urbano e sociale nato attorno all'Olivetti, fondata nel 1908 da Camillo Olivetti e sviluppato sotto la direzione di Adriano Olivetti[9]. La festa unisce così due immagini di Ivrea: il borgo medievale della rivolta contro il tiranno e la comunità che ogni inverno, per tre giorni, torna nelle sue piazze a combattere a colpi di arance[2].
Pagine che rimandano qui
- Adriano Olivetti
- Camillo Olivetti
- Canavese
- Concerto benefico della Topoband al Teatro Giacosa di Ivrea
- Ivrea
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Fonti
- Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea
- Il Post — 24 febbraio 2023
- Treccani - Enciclopedia Italiana
- Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea
- Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea
- Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea
- Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea
- Treccani - Enciclopedia Italiana
- UNESCO World Heritage Centre