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Villa della Regina

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Il Torinese
Dalla pubblicazione di Il Torinese, 2026-09-25

La Villa della Regina è una residenza barocca sulla collina di Torino, al numero 79 di strada Santa Margherita, poco sopra la chiesa della Gran Madre di Dio. Nata all'inizio del Seicento come «vigna» del principe cardinale Maurizio di Savoia, deve il nome alle sovrane che la abitarono e fa parte del sito UNESCO delle Residenze sabaude. Oggi è un museo statale, con un giardino all'italiana e un vigneto storico tornato a produrre vino.[1][2]

La vigna del cardinale

I lavori cominciarono nel 1615 per volontà di Maurizio di Savoia, figlio del duca Carlo Emanuele I, su progetto di Ascanio Vitozzi, che morì quello stesso anno.[3][4] Il modello dichiarato erano le ville romane, con la loro eleganza scenografica: terrazze, scalinate e un giardino che sale lungo il pendio della collina.[1] L'edificio fu concepito come «vigna», cioè villa di campagna destinata allo svago, con un vigneto accanto alla residenza.[3][5]

Maurizio, che a Roma aveva fondato l'Accademia dei Desiosi, dopo il 1652 si stabilì definitivamente a Torino e fece della villa un centro di vita intellettuale. Il Dizionario Biografico degli Italiani la descrive come una villa «divenuta scenario prediletto di musica, spettacoli e drammi teatrali», dove il principe diede vita all'Accademia dei Solinghi.[6] Il padiglione a pagoda su due piani in cui l'accademia si riuniva esiste ancora nel giardino e ne porta il nome.[7]

Da villa Ludovica a Villa della Regina

Nel 1642, chiusa la guerra civile tra i principi e la reggente Cristina di Francia, Maurizio rinunciò alla porpora e sposò la nipote Ludovica, figlia di Cristina, con dispensa papale: le nozze dovevano cementare la ritrovata armonia tra la duchessa e i cognati nella Casa Savoia.[6] Il principe morì a Torino il 3 ottobre 1657.[6] La vedova ampliò il complesso aggiungendo quattro padiglioni d'angolo,[4] e la villa prese da lei il nome di «villa Ludovica».[1][3]

Nel 1692 la proprietà passò ad Anna d'Orléans, moglie di Vittorio Amedeo II, che vi avviò una lunga serie di lavori.[1][7] Secondo la testata torinese Mole24 la duchessa, poi regina, preferiva «trascorrere il proprio tempo nella villa, in particolare per seguire l'educazione dei figli».[7] È da lei, che ne fece la sua residenza prediletta, che viene il nome con cui la villa è conosciuta; il titolo regio arrivò ai Savoia nel 1713.[4]

Il Settecento di Juvarra

La stagione di maggiore splendore coincide con il regno di Vittorio Amedeo II. Gli ambienti furono ripensati sotto la direzione di Filippo Juvarra e poi di Giovanni Pietro Baroni di Tavigliano, e le sale vennero decorate da Giovan Battista Crosato, Corrado Giaquinto e Giuseppe Dallamano.[1][4] All'interno si conservano anche tele di Daniel Seiter e i gabinetti cinesi in legno laccato e dorato.[7]

L'Istituto e il lungo declino

Con il trasferimento della capitale, la villa perse la sua funzione di corte. Vittorio Emanuele II la cedette all'Istituto nazionale per le Figlie dei Militari: secondo la Direzione regionale Musei la donazione seguì il 1865 e la scuola vi funzionò dal 1869, e anche MuseoTorino indica il 1865, mentre Mole24 data il dono al 1868.[1][4][7] Gli arredi di pregio presero la via di Roma, verso il Quirinale,[3] e l'istituto rimase nella villa fino alla chiusura, nel 1975.[4] La Seconda guerra mondiale le inflisse danni gravissimi, con i bombardamenti a partire dal 1942;[1][4] nel Novecento seguirono abbandono, degrado e saccheggi.[3]

Restauro e riapertura

La svolta arrivò nel 1994, quando lo Stato ne affidò la tutela alla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Piemonte; seguirono anni di restauri pagati con fondi pubblici e privati.[1][3] La villa è tornata visitabile a metà degli anni Duemila: la Città di Torino indica il 2006 come anno di riapertura, Mole24 il 2007.[8][3] Nel 2010 l'UNESCO ha tracciato per la villa una zona tampone propria all'interno del sito delle residenze iscritto nel 1997.[2]

Il giardino all'italiana ad anfiteatro ha avuto bisogno anche di cure minute: nel 2015 i volontari del progetto comunale Torino Spazio Pubblico lavorarono su siepi, scalinate e acciottolati per riaprire il viale d'accesso da via Villa della Regina.[9] Nel gennaio 2025 la giunta della Città di Torino ha approvato un progetto per l'accessibilità del complesso, con un nuovo parcheggio per i visitatori, un percorso pedonale protetto e la nuova pavimentazione dei tragitti verso il padiglione dei Solinghi e la Rotonda Nord, finanziato con fondi PNRR tramite la Direzione regionale Musei nazionali Piemonte.[8]

Il vino della Regina

Il lungo recupero della villa si è chiuso nel 2003 con il reimpianto dello storico vigneto reale da parte dell'azienda vitivinicola Balbiano: 2.700 barbatelle, soprattutto di Freisa, su 0,73 ettari, con la consulenza dell'Università di Torino e del CNR. Il primo raccolto, dieci quintali d'uva, è del 2008 e la prima vendemmia ufficiale del 2009; nel 2011 è nato il primo Freisa di Chieri DOC Superiore della vigna, la denominazione della vicina Chieri.[5] Il produttore presenta il Freisa di Chieri Superiore «Vigna Villa della Regina» come «un vino unico, 100% torinese nonché di stirpe reale».[5]

La villa oggi

Il museo dipende dalla Direzione regionale Musei nazionali Piemonte ed è aperto dal martedì alla domenica; il biglietto separa la visita della villa da quella dei soli giardini. Si raggiunge con le linee 53, 56 e 66 (fermate 1421 e 1422) o con il 13 e il 73 (fermata 480).[10] La villa ospita anche iniziative storiche: il 13 settembre 2026, per i 320 anni della vittoria dell'assedio di Torino del 1706, il gruppo Historia Subalpina vi ha messo in scena figuranti, contraddanze settecentesche e la Marcia del Principe Eugenio.[11]

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Fonti

  1. Direzione regionale Musei nazionali Piemonte
  2. UNESCO World Heritage Centre
  3. Mole24 — 8 maggio 2018
  4. MuseoTorino (Città di Torino)
  5. Balbiano
  6. Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
  7. Mole24 — 29 giugno 2017
  8. TorinoClick (Città di Torino) — 28 gennaio 2025
  9. TorinoClick (Città di Torino) — 10 novembre 2015
  10. Direzione regionale Musei nazionali Piemonte
  11. Mole24 — 11 settembre 2026

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