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Norberto Bobbio

Aggiornato il 26 settembre 2026

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Dalla pubblicazione di Il Post, 2022-06-04

Norberto Bobbio (Torino, 18 ottobre 1909 – Torino, 9 gennaio 2004) è stato un filosofo del diritto e della politica, giurista e studioso delle istituzioni. Nato e morto nella stessa città, vi compì gli studi, vi fu arrestato come antifascista e vi insegnò per oltre trent'anni; nel 1984 il presidente Sandro Pertini lo nominò senatore a vita[1]. La scheda che Torino Scienza gli dedica lo presenta come «Filosofo, giurista, storico e politologo, considerato il massimo teorico del diritto e filosofo della politica nella seconda metà del Novecento»[2].

La formazione torinese

Figlio di Luigi Bobbio e di Rosa Caviglia, frequentò il ginnasio e il liceo Massimo d'Azeglio[1]. All'Università di Torino si laureò due volte: in Giurisprudenza nel 1931, con una tesi in filosofia del diritto seguita da Gioele Solari, e in Filosofia nel 1933, con Annibale Pastore[1], discutendo la fenomenologia di Husserl[2]. Erano gli anni che l'ateneo stesso ricorda come una «straordinaria stagione culturale e antifascista»: nello stesso ambiente si formavano Alessandro Galante Garrone, Leone Ginzburg, Massimo Mila, Vittorio Foa, Giorgio Agosti, Dante Livio Bianco e Cesare Pavese[3].

Il 15 maggio 1935 fu arrestato a Torino insieme ad amici del gruppo di Giustizia e Libertà[1], con l'accusa di propaganda antifascista[4]. In quel periodo entrò nella redazione della Rivista di filosofia, legata a Piero Martinetti[1].

Cattedre in provincia e Resistenza

La carriera accademica cominciò lontano da casa: Camerino nel 1935, poi Siena e, dal 1940, Padova[5]. Nel 1938 vinse il concorso per la cattedra di filosofia del diritto e nel 1942 divenne professore ordinario[1]. A Camerino si avvicinò al movimento liberalsocialista e in Veneto fu tra i promotori del Partito d'Azione[4], al quale aderì nell'ottobre 1942[1]. Il partito era nato a Roma il 4 giugno di quell'anno, e Bobbio vi figurava tra i liberalsocialisti accanto a Guido Calogero e Tristano Codignola[6].

Alla fine del 1943 fu di nuovo arrestato: secondo il Centro studi Piero Gobetti il 6 dicembre a Padova[1], secondo l'ANPI il 7 dicembre a Verona, per i contatti con il CLN; in entrambe le versioni tornò libero alla fine del febbraio 1944[4]. Rientrato a Torino, rappresentò il Partito d'Azione nel Fronte degli intellettuali e nel Comitato della scuola[4]. Dopo la Liberazione scrisse per il quotidiano Giustizia e Libertà diretto da Franco Venturi[1] e nel 1946 si candidò all'Assemblea costituente per il Partito d'Azione nel collegio Padova-Rovigo-Vicenza-Verona[2], senza essere eletto[1].

Il professore di Torino

Il 3 marzo 1948 fu chiamato sulla cattedra di filosofia del diritto dell'Università di Torino, che tenne fino al 1972; dal 1962 al 1971 insegnò anche scienza politica. Nel 1972 passò alla facoltà di Scienze politiche come titolare di filosofia della politica, dove fece lezione fino al 16 maggio 1979; lasciò definitivamente l'ateneo il 1º novembre 1984[1]. Dal 1945 diresse a lungo la Rivista di filosofia[7], in parte insieme a Nicola Abbagnano[1].

La sua opera giuridica va da Scienza e tecnica del diritto (1934) e L'analogia nella logica del diritto (1938) alla Teoria della norma giuridica (1958), alla Teoria dell'ordinamento giuridico (1960) e a Dalla struttura alla funzione (1977), in cui una lettura funzionale del diritto andava oltre l'impianto strutturale di Kelsen[7]. Gaetano Carcaterra, nell'Enciclopedia Italiana, individuò nelle «esigenze metodologiche di rigore, chiarezza e concretezza» il motivo del suo avvicinamento alla filosofia analitica dalla metà degli anni Cinquanta[8].

Politica e cultura

Nel 1955 uscì Politica e cultura[2], e sul versante politico il suo lavoro puntò, nelle parole della stessa voce enciclopedica, all'«impegno propriamente politico» di elaborare un modello di socialismo dentro le istituzioni liberaldemocratiche[8]. Seguirono Da Hobbes a Marx (1965), Il problema della guerra e le vie della pace (1979), Thomas Hobbes (1989) e un'Autobiografia (1997)[7]. Il Centro Gobetti pone in apertura della pagina a lui dedicata una sua definizione[1]:

«Cultura è equilibrio intellettuale, riflessione critica, senso di discernimento»

Norberto Bobbio

Scrisse anche per la stampa: tra le firme ospitate dal quotidiano romano Paese Sera c'era la sua, accanto a quelle di Gianni Rodari e Umberto Eco[9]. La sua distinzione tra destra e sinistra, fondata sul diverso modo di considerare le disuguaglianze tra gli uomini, naturali per la destra e prodotto della società per la sinistra, è stata ripresa anche nel dibattito giornalistico recente, per esempio per discutere la collocazione del Movimento 5 Stelle[10].

Onori e ultimi anni

Socio nazionale dell'Accademia delle Scienze di Torino dal 1960[2] e dei Lincei dal 1966[5], fu membro anche della British Academy[4]. Il 18 luglio 1984 Pertini lo nominò senatore a vita; ricevette il Premio Balzan nel 1994 e il Premio Hegel nel 2000[1]. Restò presente nella vita cittadina: nel maggio 1993 intervenne alla presentazione della candidatura di Valentino Castellani a sindaco (vedi Sindaci di Torino), e il 18 ottobre 1999 l'Università di Torino celebrò con una cerimonia ufficiale il suo novantesimo compleanno[11].

L'eredità a Torino

Bobbio fu fondatore e primo presidente del Centro studi Piero Gobetti, al quale affidò la sua biblioteca di studio e le sue carte[12]. Il suo nome è anche quello del polo bibliotecario del Campus Luigi Einaudi, la sede universitaria di giurisprudenza e scienze politiche affacciata sul fiume[13].

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Articoli collegati: Amedeo Avogadro, Emanuele Filiberto, Luigi Einaudi, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino, Vittorio Amedeo II

Fonti

  1. Centro studi Piero Gobetti
  2. Torino Scienza
  3. Università degli Studi di Torino
  4. ANPI
  5. Treccani
  6. Il Post — 4 giugno 2022
  7. Treccani – Dizionario di filosofia
  8. Treccani – Enciclopedia Italiana, V Appendice (G. Carcaterra)
  9. Il Post — 6 dicembre 2019
  10. Il Post — 21 dicembre 2018
  11. Radio Radicale
  12. Centro studi Piero Gobetti
  13. MuseoTorino

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