Gianni Rodari

Gianni Rodari (Omegna, 23 ottobre 1920 – Roma, 14 aprile 1980) è stato uno scrittore, giornalista e pedagogista piemontese, considerato l'autore che ha rinnovato più a fondo la letteratura italiana per l'infanzia nel secondo Novecento. Nato sulle rive del lago d'Orta, visse e lavorò soprattutto a Roma, ma la sua opera maggiore uscì a Torino, dove dal 1960 la Giulio Einaudi editore ne pubblicò i libri più noti, da Favole al telefono alla Grammatica della fantasia[1]. Nel 1970 fu il primo italiano a ricevere il premio Hans Christian Andersen[2].
Omegna e la formazione
Il padre Giuseppe era un operaio panettiere che a Omegna, allora in provincia di Novara[3], aveva poi rilevato un forno; la madre, Maddalena Aricocchi, era una donna molto religiosa. Dopo la morte del padre, nel 1929, la famiglia si trasferì a Gavirate, nel Varesotto. Rodari passò due anni nel seminario di San Pietro Martire a Seveso (1931-1933), poi prese il diploma magistrale da privatista nel 1937 e si iscrisse all'Università cattolica di Milano, senza arrivare alla laurea[1]. Da giovane coltivò la passione per la musica, studiando il violino, e per la lettura[4].
Nel 1941 vinse il concorso da maestro e insegnò nelle scuole elementari del Varesotto[1][2]. Richiamato alle armi dalla Repubblica sociale nel dicembre 1943 e assegnato alla sanità militare a Milano, nel maggio 1944 passò alla clandestinità con una brigata Garibaldi e si iscrisse al Partito comunista italiano. Il 25 aprile 1945 era tra i partigiani che, sulla strada tra Milano e Como, fermarono il pittore Mario Sironi: riconosciutolo, Rodari gli firmò il lasciapassare[1].
Il giornalista
Il dopoguerra fece di Rodari un giornalista di partito. Funzionario del PCI, diresse L'Ordine nuovo, settimanale della Federazione comunista di Varese; nel 1947 fu chiamato all'Unità di Milano, dove rimase fino al 1958 e curò una rubrica per i piccoli lettori in cui nacquero le prime filastrocche[1]; dal 1949 la rubrica si intitolava «La domenica dei Piccoli»[2]. Nel 1950 si trasferì a Roma per fondare e dirigere con Dina Rinaldi Il Pioniere, settimanale comunista per ragazzi; seguirono dal 1953 Avanguardia, il settimanale della Federazione giovanile comunista, e dal dicembre 1958 Paese Sera, dove lavorò fino alla morte[1]. Dal 1952 al 1967 scrisse anche per il settimanale Noi Donne, con articoli sulla scuola come Siamo per la classe mista (1964) ed È possibile una scuola senza pagella? (1965)[5].
I primi libri, Il libro delle filastrocche e Il romanzo di Cipollino, uscirono nel 1951[2]. Cipollino ebbe una fortuna particolare in Unione Sovietica, dove Rodari fu tradotto fin dagli anni Cinquanta e dove il libro fu per decenni il più letto[6].
L'autore Einaudi
Il legame con la casa editrice torinese cominciò per lettera. Nel 1952 Rodari scrisse a Italo Calvino proponendogli, per la Einaudi, un saggio su Pinocchio: «Pinocchio mi sembra un esempio perfetto di favola e un esempio perfetto di realismo»[1]. Nel 1960 Rodari divenne autore einaudiano con Filastrocche in cielo e in terra[1].
Fu Giulio Einaudi ad affiancargli Bruno Munari, consulente grafico della casa editrice, che saliva negli uffici torinesi ogni due settimane; Rodari restava a Roma, e i due lavorarono soprattutto per lettera e per telefono. La coppia firmò per un decennio i libri più riconoscibili del catalogo: dopo le Filastrocche vennero Favole al telefono (1962), Il libro degli errori (1964) e La torta in cielo (1966)[7]. Nel 1973 uscirono da Einaudi la Grammatica della fantasia e le Novelle fatte a macchina, nel 1978 C'era due volte il barone Lamberto; l'ultimo libro inviato alla casa editrice, Il gioco dei quattro cantoni, uscì nel 1980[1].
La «Grammatica della fantasia» e la scuola
La Grammatica della fantasia è la sua principale opera teorica[3]. In un articolo per il novantesimo anniversario della nascita, su La Stampa, Ernesto Ferrero la descrisse come un metodo per imparare a inventare storie con giochi di parole, rime, surrealismo e perfino con l'uso produttivo dell'errore[8]. Il Dizionario biografico degli Italiani la chiama il libro con cui Rodari rivendicò per tutti, non solo per i piccoli lettori, «il diritto a inventare»[1]. L'Enciclopedia Italiana accosta il suo peso nella letteratura per l'infanzia a quello di Collodi e di Edmondo De Amicis[3].
La scuola rimase il suo campo. Dal 1968 al 1977 diresse il Giornale dei genitori, raccogliendone la guida dopo la morte di Ada Gobetti, vedova di Piero Gobetti[1][6]; nel 1968 e nel 1977 prese le parti degli studenti in agitazione[6]. Nel 1976 fu tra i promotori, con Marisa Musu, del Coordinamento genitori democratici[9]. Negli anni Settanta, quando molti genitori accusavano la televisione e i cartoni animati giapponesi di guastare i più giovani, invitava gli insegnanti a lavorare sui materiali prodotti dal piccolo schermo invece di censurarli[6].
Morte e memoria
Rodari morì a Roma il 14 aprile 1980 per un collasso cardiaco, tre giorni dopo un intervento chirurgico alla gamba sinistra[1]. Aveva scritto circa settanta libri, tradotti in molte lingue[2]. Alcuni suoi versi sono entrati nel linguaggio comune, fino ai messaggi di auguri dei ministri: «se ci diamo la mano / i miracoli si fanno / e il giorno di Natale / durerà tutto l'anno»[6].
Omegna, in Piemonte, gli ha intitolato il Parco della Fantasia Gianni Rodari e un festival di letteratura per ragazzi che si tiene ogni ottobre, per una decina di giorni, e assegna il Premio Rodari, giunto nel 2026 alla tredicesima edizione[10].
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Fonti
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 88 (Mariarosa Rossitto)
- Il Post — 23 ottobre 2020
- Treccani – Enciclopedia Italiana, V Appendice (Emanuele Trevi)
- Focus Junior
- Noi Donne
- Il Post — 25 dicembre 2022
- Il Libraio
- Il Post — 22 ottobre 2010
- Coordinamento Genitori Democratici
- Comune di Omegna – Festival Gianni Rodari