Mario Soldati

Mario Soldati (Torino, 17 novembre 1906 – Tellaro, 19 giugno 1999) è stato scrittore, regista e sceneggiatore, e uno dei primi grandi autori della televisione italiana. Torinese di nascita e di formazione, lasciò presto la città per Roma, New York, Milano e la Liguria, ma tornò a raccontarla nei romanzi, a partire da Le due città; riposa nel Cimitero monumentale di Torino[1][2].
La giovinezza torinese
Nacque in via Ospedale 20, l'attuale via Giolitti, figlio di Umberto, commerciante di sete, e di Barbara Bargilli; ebbe una sorella minore, Dolores, detta Lola. La famiglia abitava al secondo piano, accanto all'appartamento dell'avvocato Piero Richelmy, fratello del cardinale arcivescovo della diocesi torinese[1]. Studiò dai gesuiti all'Istituto sociale, dove conseguì la maturità classica nel 1923, e si iscrisse poi a Lettere all'Università di Torino[1].
Nel 1922 si gettò nelle acque del Po per salvare dall'annegamento Lello Richelmy e fu decorato con la medaglia d'argento al valor civile. Negli stessi anni scriveva per il teatro: La madre di Giuda (1923) e Pilato (1924), che vinse il concorso della Federazione universitaria cattolica[1]. Durante una vacanza a Bardonecchia, nel 1923, intravide Benedetto Croce, che da allora divenne il suo riferimento intellettuale[1]:
«L'unico al quale riconosco di aver avuto una certa influenza su di me è Benedetto Croce.»
Si laureò nel 1927 con una tesi di storia dell'arte sul pittore cremonese Boccaccio Boccaccino e vinse una borsa triennale di perfezionamento all'Istituto superiore di storia dell'arte di Roma, dove seguì Adolfo Venturi e Pietro Toesca; dello storico dell'arte Roberto Longhi disse di aver imparato «molto», «da un punto di vista umano e artistico»[1].
L'America e l'esordio
Nel 1929 pubblicò la prima raccolta di racconti, Salmace, recensita con favore da Giuseppe Antonio Borgese sul Corriere della Sera. Lo stesso anno, durante il terzo anno di perfezionamento, lasciò la borsa romana per un'altra borsa in storia dell'arte alla Columbia University di New York; lì conobbe la sua allieva Marion Rieckelman, che sposò nel 1931, e rientrò in Italia nel gennaio di quell'anno, dopo un mese di nave da New York a Trieste[1]. Da quell'esperienza nacque America primo amore, scritto nell'ottobre 1934 a Corconio, sul lago d'Orta, e uscito nel 1935 con la copertina di Carlo Levi[1]. Nel 1937 uscì a puntate sulla rivista Omnibus il racconto lungo La verità sul caso Motta[1].
Il cinema
A Roma, grazie a Guido Artom, fu assunto dalla Cines-Pittaluga e cominciò dalla gavetta, come «ciacchista»[1]. Lavorò alle sceneggiature di Mario Camerini, da Gli uomini, che mascalzoni… (1932) a Il cappello a tre punte (1935), e a quelle di Acciaio (1933) e La contessa di Parma (1937)[3]. Quest'ultimo film, diretto da Alessandro Blasetti, fu girato in buona parte a Torino: all'ippodromo e all'aeroporto di Mirafiori, al parco del Valentino, a Porta Nuova, allo stadio municipale, in corso Agnelli e in via Viotti; Soldati vi collaborò al trattamento e fu aiuto regista[4].
Come regista esordì con Dora Nelson (1939) e conobbe il successo con Piccolo mondo antico (1941), da Antonio Fogazzaro, con Alida Valli, seguito da Malombra (1942) con Isa Miranda[1][3]. Nel 1945 portò sullo schermo Le miserie del signor Travet, dalla commedia di Vittorio Bersezio, un ritratto dell'impoverimento della classe media: la sceneggiatura era stata respinta nel 1943 dal Ministero della cultura popolare[3]. Vennero poi Eugenia Grandet (1946), Daniele Cortis (1947), Fuga in Francia (1948), ispirato a un caso di cronaca e tra i pochi suoi film non tratti da un'opera letteraria, La provinciale (1953), da Alberto Moravia, e La donna del fiume (1954), ambientato nel paesaggio fluviale del Po, con Sophia Loren nella parte di una mondina[3]. L'Enciclopedia del Cinema gli riconosce l'«amore per gli scorci paesaggistici, e soprattutto per quelli del Piemonte delle sue origini»[3]. L'ultimo film, Policarpo, ufficiale di scrittura, con Renato Rascel, fu premiato a Cannes come miglior commedia e chiuse di fatto la sua carriera di regista[1][5].
Lo scrittore
La narrativa corse parallela al cinema: L'amico gesuita (1943), A cena col commendatore (1951), La confessione (1955), Il vero Silvestri (1957), La messa dei villeggianti (1959)[1]. Nel 1954 vinse il premio Strega con Le lettere da Capri; nello stesso anno iniziò la collaborazione con il Corriere della Sera[1]. Nel 1964 uscì Le due città, il suo romanzo più ampio, che mette a confronto la giovinezza torinese e gli anni del cinema romano[1]: Torino vi appare, nelle parole dell'Enciclopedia Italiana, come «l'austera città della sua formazione morale e civile», Roma come «la città del cinema»[5]. Seguirono i racconti di Storie di spettri (1962) e I racconti del maresciallo (1967), e i romanzi L'attore (1970), Lo smeraldo (1974) e La sposa americana (1977)[1][5].
La televisione e il vino
Dal 1956 lavorò per la televisione appena nata, preparando il programma che nel 1957 inaugurò le sue inchieste: Viaggio nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini (così nell'Enciclopedia Italiana; «dei vini genuini» secondo il Dizionario Biografico), seguito nel 1960 da Chi legge? Viaggio lungo le rive del Tirreno[1][5]. Dal 1969 il settimanale Grazia pubblicò a puntate Vino al vino. Viaggio alla ricerca dei vini genuini, reportage enologico che ebbe grande fortuna[1].
Gli ultimi anni
Nel 1960 si trasferì a Milano; nel 1967 acquistò a Tellaro, nel golfo della Spezia, la villa Le Rocce, dove si stabilì dal 1973[1]. Nel 1983 fu presidente della sezione italiana del Pen Club e candidato al Senato per il Partito socialista italiano[1]. Scrisse ancora L'architetto (1985), L'avventura in Valtellina (1985) e El Paseo de Gracia (1987); con Regione regina (1987), la raccolta dei suoi scritti sulla Liguria, vinse il premio Viareggio-Versilia[1][5]. Morì a Tellaro il 19 giugno 1999 secondo il Dizionario Biografico[1]; l'Enciclopedia Italiana indica il 18 giugno[5].
È sepolto nel Cimitero monumentale di Torino, dove le guide ai sepolcri illustri lo ricordano accanto a Edmondo De Amicis, Primo Levi e Cesare Lombroso[2][6].
Pagine che rimandano qui
Fonti
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Mole24 — 1 novembre 2013
- Treccani – Enciclopedia del Cinema
- Mole24 — 9 settembre 2025
- Treccani – Enciclopedia Italiana, VI Appendice
- TorinoClick — 28 ottobre 2016