Gianni Vattimo

Gianni Vattimo (Torino, 4 gennaio 1936 – Rivoli, 19 settembre 2023) è stato un filosofo torinese, teorico del «pensiero debole» e tra i nomi più noti della filosofia italiana all'estero. Registrato all'anagrafe come Gianteresio, detto Gianni, si formò e insegnò per oltre quarant'anni all'Università degli Studi di Torino, dove fu allievo di Luigi Pareyson accanto a Umberto Eco[1]. Alla cattedra affiancò una lunga attività politica a sinistra, due mandati al Parlamento europeo e una presenza pubblica come intellettuale che si dichiarava insieme comunista e cattolico[2].
Origini e formazione
Nacque a Torino da una sarta torinese e da un poliziotto calabrese, che morì quando il figlio non aveva ancora due anni[2]. Nel 1954, insieme a Eco, vinse un concorso della Rai per l'assunzione di nuovi funzionari; entrambi lasciarono l'azienda televisiva alla fine degli anni Cinquanta[1]. Nel 1959 si laureò in filosofia all'ateneo torinese, nella scuola di Pareyson, dalla quale ereditò l'interesse per l'estetica e per l'ermeneutica[1][3].
Il perfezionamento avvenne in Germania, all'Università di Heidelberg, dove studiò con Hans-Georg Gadamer e Karl Löwith[1]. Da quell'esperienza nacque il primo libro, Essere, storia e linguaggio in Heidegger (1963), seguito da Poesia e ontologia (1967) e da Schleiermacher filosofo dell'interpretazione (1968)[4]: Heidegger, Nietzsche e la tradizione ermeneutica restarono per tutta la vita i suoi autori di riferimento.
La cattedra a Torino
La carriera universitaria si svolse interamente a Torino. Nel 1964 divenne professore incaricato e cinque anni più tardi, nel 1969, ordinario di estetica; negli anni Settanta fu preside della facoltà di Lettere e Filosofia[2]. Dal 1982 passò alla cattedra di filosofia teoretica, che tenne fino al congedo dall'insegnamento nel 2008[2][3]. In seguito divenne professore emerito di filosofia dell'ateneo torinese[5].
La sua fama crebbe anche fuori d'Italia: ricevette lauree honoris causa dalle università di La Plata, Palermo, Madrid e dalla Universidad Nacional Mayor de San Marcos di Lima[1]. Oltre che in aula, fu presente in televisione come autore di programmi culturali della Rai e scrisse per numerosi giornali italiani e stranieri[2].
Il «pensiero debole»
All'inizio degli anni Ottanta propose la formula che lo rese celebre. Nel 1983 uscì Il pensiero debole, volume collettivo curato insieme a Pier Aldo Rovatti[3]. La Treccani riassume la proposta come un pensiero
«caratterizzato dall'abbandono delle pretese di fondazione della metafisica tradizionale e dalla relativizzazione di ogni prospettiva filosofica o ideologica che intenda presentarsi come definitiva o assoluta»
La definizione è tratta dalla voce del Dizionario di filosofia[4]. Vattimo era considerato uno dei massimi esponenti della corrente detta «postmoderna», e il suo pensiero debole si contrapponeva alle «categorie forti» e al tradizionalismo[2]. Ne derivarono La fine della modernità (1985), dedicato al passaggio dalla modernità alla postmodernità attraverso Nietzsche e Heidegger, e La società trasparente, sul ruolo dei mezzi di comunicazione nella società contemporanea[4][5]. Seguirono, tra gli altri, Introduzione a Heidegger (1987) ed Etica dell'interpretazione (1989)[4].
Fede e politica
Dagli anni Novanta la riflessione di Vattimo si rivolse anche alla fede, con Credere di credere (1996) e Dopo la cristianità (2002)[3]. Si definiva pubblicamente «omosessuale e cristiano» e si fece portavoce delle rivendicazioni del movimento LGBTQ+ in anni in cui in Italia queste erano ancora agli inizi[2].
L'impegno politico attraversò diverse formazioni della sinistra: prima il Partito Radicale, poi Alleanza per Torino, quindi i Democratici di Sinistra e infine i Comunisti Italiani[1]. Fu eletto due volte al Parlamento europeo: nel 1999 con i Democratici di Sinistra, per la legislatura conclusa nel 2004, e nel 2009 come indipendente nelle liste dell'Italia dei Valori[2][3]. Nel 2015 aderì al Partito Comunista Italiano[3]. Sul piano teorico l'approdo fu Hermeneutic communism (2011), scritto con Santiago Zabala e pubblicato in italiano come Comunismo ermeneutico[3][5].
La politica finì per allontanarlo dai circuiti accademici. In un'intervista a Repubblica del giugno 2013 spiegò: «Da quando ho scoperto la prassi sono un po' distante dalla filosofia accademica»[6].
Gli ultimi anni
Negli ultimi anni le cronache seguirono la vicenda giudiziaria del suo assistente e compagno, con cui Vattimo aveva chiesto di unirsi civilmente: il 6 febbraio 2023 il Tribunale di Torino lo condannò in primo grado a due anni di reclusione e 900 euro di multa per circonvenzione di incapace[7]. L'unione civile fu sospesa in attesa di una sentenza definitiva; Vattimo, anche dopo la sentenza, ribadì l'intenzione di sposarlo[2]. Ricoverato negli ultimi giorni all'ospedale di Rivoli, vi morì la sera del 19 settembre 2023, a 87 anni[2][3].