Rita Levi-Montalcini

Rita Levi-Montalcini (Torino, 22 aprile 1909 – Roma, 30 dicembre 2012) è stata una neurobiologa, premio Nobel per la fisiologia o la medicina nel 1986 per la scoperta del fattore di crescita nervoso (NGF) e senatrice a vita dal 2001. Nata in una famiglia ebrea torinese, si formò all'Università di Torino e cominciò la ricerca che l'avrebbe portata al Nobel in una camera da letto della città, durante le persecuzioni razziali.[1]
Una famiglia torinese
Era figlia di Adamo Levi, ingegnere elettromeccanico e matematico, e della pittrice Adele Montalcini; nacque insieme alla gemella Paola, che sarebbe diventata pittrice, e aveva due fratelli maggiori, Gino, poi architetto, e Anna.[1] Il padre riteneva che una carriera professionale avrebbe ostacolato i doveri di moglie e di madre, e decise che le tre figlie non avrebbero intrapreso studi destinati a una professione né si sarebbero iscritte all'università.[2] Il ricordo che la scienziata ne diede nell'autobiografia scritta per la Fondazione Nobel è netto:
«I realized that I could not possibly adjust to a feminine role as conceived by my father, and asked him permission to engage in a professional career.»
Ottenuto il consenso, colmò in otto mesi le lacune in latino, greco e matematica, prese la maturità e si iscrisse a medicina a Torino.[2]
All'Istituto di anatomia di Giuseppe Levi
Iscritta alla facoltà di Medicina e chirurgia nel 1930, frequentò l'Istituto di anatomia diretto dall'istologo Giuseppe Levi, dove ebbe per compagni Renato Dulbecco e Salvatore Luria, anch'essi futuri premi Nobel, oltre a Cornelio Fazio e Rodolfo Amprino.[1] Levi, che le restò maestro per tutta la vita, la avviò allo studio del sistema nervoso.[3] Si laureò con lode nel 1936 e nel 1939 conseguì la specializzazione in neuropatologia e psichiatria.[1]
Le leggi razziali e il laboratorio in camera da letto
Con le leggi antiebraiche del 1938 fu sospesa dal posto di assistente volontaria ed esclusa dalle istituzioni pubbliche italiane.[1][4] Dopo un periodo in un laboratorio neurologico di Bruxelles tornò a Torino nel 1940 e allestì in casa un piccolo laboratorio clandestino, dove accolse lo stesso Giuseppe Levi, anch'egli allontanato dall'università.[4] Strumenti, vetreria e reagenti erano di fortuna; gli embrioni di pollo venivano sezionati su tavoli domestici.[3] Fu Levi a suggerirle di studiare gli effetti dell'asportazione di un arto nell'embrione di pollo, secondo il modello descritto dall'embriologo Viktor Hamburger in un lavoro del 1934.[1] Molti anni dopo riassunse quella stagione con un paradosso:
«Devo ringraziare Mussolini per avermi dichiarato di razza inferiore. Questo mi ha portato alla gioia di lavorare, non più purtroppo negli istituti universitari, ma in una camera da letto».
La frase è riportata nella raccolta di testimonianze sulla Shoah del Congresso ebraico mondiale.[5] Quando i bombardamenti del 1942 colpirono la città, la famiglia si spostò in campagna, nell'Astigiano, e il laboratorio la seguì.[1][3] Dopo l'8 settembre 1943, per sfuggire ai rastrellamenti tedeschi, riparò con la famiglia a Firenze sotto falso nome; liberata la città nel 1944, vi lavorò come medico in un ospedale militare.[1] Nel 1945 rientrò a Torino e riprese il posto di assistente alla cattedra di anatomia.[4]
Da Saint Louis al Nobel
Nell'autunno del 1947 Hamburger la invitò alla Washington University di Saint Louis: il soggiorno, previsto di dieci-dodici mesi, si prolungò per decenni, con la nomina a professoressa associata nel 1956 e a ordinaria nel 1958, fino al ritiro nel 1977.[2] Lei stessa lo ricordò come il periodo più felice e produttivo della sua vita.[1] Lì, con esperimenti su embrioni di pollo, ipotizzò l'esistenza di un fattore chimico capace di stimolare la crescita delle fibre nervose; nel 1952 verificò l'ipotesi con colture in vitro all'Istituto di biofisica di Rio de Janeiro, con Hertha Meyer.[1][4] Dal 1953 il biochimico Stanley Cohen ne isolò con lei la componente proteica, il nerve growth factor.[4]
Negli anni Sessanta tornò in Italia e a Roma diresse il Centro di ricerche di neurobiologia del CNR presso l'Istituto superiore di sanità.[1] Il 10 dicembre 1986, a Stoccolma, ricevette il Nobel per la fisiologia o la medicina, diviso a metà con Cohen, «for their discoveries of growth factors».[1][6] La motivazione riportata dal Dizionario Biografico definisce la scoperta dell'NGF «un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos».[1]
Gli ultimi anni
Il 1º agosto 2001 il presidente Carlo Azeglio Ciampi la nominò senatrice a vita «per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale».[7] Nel 1992 fondò con la gemella, in memoria del padre, la Fondazione Rita Levi-Montalcini per aiutare giovani donne africane; presiedette l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana dal 1993 al 1998 e fondò l'European Brain Research Institute, che dal 2004 ebbe sede a Roma presso la Fondazione Santa Lucia.[1] Il 7 ottobre 2009, a cento anni compiuti, tornò all'Università di Torino per incontrare gli studenti.[8]
Morì a Roma il 30 dicembre 2012, nella casa che aveva diviso con Paola.[1] Il 2 gennaio 2013 il feretro arrivò al Cimitero monumentale di Torino per una cerimonia laica pubblica: migliaia di persone, tra le quali i ministri Elsa Fornero e Francesco Profumo e il presidente della Regione Roberto Cota; esponenti della comunità ebraica ricordarono le leggi razziali e l'esilio.[9] Le ceneri, dopo la cremazione, furono deposte accanto alle spoglie della gemella, nella tomba di famiglia disegnata dal fratello Gino.[10][1]
Il nome nella città
A Torino porta il suo nome l'istituto comprensivo di via Pietro Palmieri 58, nell'edificio della vecchia scuola elementare costruita nel 1910 dall'ingegner Ghiotti per il Comune.[11] Nel dicembre 2023 la commissione per la toponomastica della Città ha deciso all'unanimità di chiamare «Passeggiata Rita Levi Montalcini» la fascia pedonale centrale di corso Galileo Ferraris tra corso Matteotti e via Cernaia.[12]
Pagine che rimandano qui
Fonti
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- The Nobel Prize (nobelprize.org)
- Focus
- Treccani – Enciclopedia
- About Holocaust (Congresso ebraico mondiale – UNESCO)
- The Nobel Prize (nobelprize.org)
- Consiglio Nazionale delle Ricerche — 7 agosto 2001
- Torino Scienza
- Il Fatto Quotidiano — 2 gennaio 2013
- Quotidiano Nazionale — 2 gennaio 2013
- MuseoTorino
- CittAgorà – Consiglio comunale di Torino — 12 dicembre 2023