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Fausto Coppi

Aggiornato il 26 settembre 2026

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Dalla pubblicazione di Il Post, 2019-09-15

Fausto Coppi (Castellania, 15 settembre 1919 – Tortona, 2 gennaio 1960) è stato un ciclista su strada e su pista, considerato tra i più grandi di tutti i tempi. Nato nelle colline del Tortonese, in provincia di Alessandria, vinse cinque Giri d'Italia, due Tour de France, un campionato del mondo su strada e stabilì il record dell'ora[1]. È forse il più celebre sportivo nato in Piemonte, e la sua impresa più famosa si svolse proprio sulle Alpi piemontesi, tra Cuneo e Pinerolo.

Dalle colline del Tortonese al primo Giro

Quarto figlio di Domenico Coppi e Angiolina Boveri, piccoli proprietari agricoli, a tredici anni andò a lavorare come garzone in una salumeria di Novi Ligure. Le pedalate quotidiane tra Novi e il paese natale e i racconti sulle imprese di Costante Girardengo lo avvicinarono alla bicicletta. Lo notò Biagio Cavanna, che a Pozzolo Formigaro teneva una scuola di ciclismo e che per molti anni gli fece da massaggiatore e consigliere[2].

La prima vittoria arrivò nel 1937 a Boffalora, quando ancora correva senza tessera; nel 1939, tra gli indipendenti, vinse il Giro del Penice e la Coppa Città di Pavia e fu terzo al Giro del Piemonte dietro Gino Bartali[2]. Ingaggiato dalla Legnano nel 1940, ancora sotto le armi, vinse a sorpresa il Giro d'Italia con 2'40" su Enrico Mollo[2]: fu il più giovane vincitore della corsa rosa[3]. Il giornalista Orio Vergani lo descrisse allora come un ragazzo «magro come un osso di prosciutto di montagna»[3].

Il record dell'ora e la guerra

Negli anni seguenti Coppi dominò l'inseguimento su pista e il 7 novembre 1942, al velodromo Vigorelli di Milano, percorse 45,871 chilometri in un'ora, primato mondiale poi omologato e rettificato in 45,798 chilometri[2]. Il record non gli evitò il fronte: inviato in Tunisia, il 13 aprile 1943 fu fatto prigioniero nella piana tra Mateur e Medjez-el-Bab. Rientrò in Italia nel febbraio 1945, sofferente di malaria e di ulcera gastrica[2].

Coppi e Bartali

Passato alla Bianchi, nel 1946 riprese vincendo la Milano-Sanremo[2] con quattordici minuti di vantaggio[3]; il radiocronista Niccolò Carosio chiuse la diretta annunciando musica da ballo in attesa del secondo arrivato[3]. Il 5 maggio dello stesso anno Bartali lo batté in volata al campionato di Zurigo: fu l'inizio di un'aspra rivalità, destinata ad accompagnare tutto il dopoguerra[2]. Nel 1947 Coppi vinse il suo secondo Giro precedendo proprio il toscano, il Gran premio delle Nazioni a Parigi e il campionato mondiale dell'inseguimento[2][4].

La Cuneo-Pinerolo del 1949

Il 10 giugno 1949 il Giro d'Italia affrontò la diciassettesima tappa, da Cuneo a Pinerolo: 254 chilometri per unire due città distanti poco più di cinquanta, passando dalla Francia attraverso i colli della Maddalena, di Vars, dell'Izoard, del Monginevro e infine del Sestriere, su strade spesso sterrate[5]. Coppi se ne andò da solo già sulla prima salita e arrivò a Pinerolo dopo poco più di nove ore; Bartali, secondo, giunse quasi dodici minuti dopo[5]. La radiocronaca di Mario Ferretti entrò nella lingua comune:

«Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi.»

Mario Ferretti, radiocronaca della Cuneo-Pinerolo, 10 giugno 1949

Al seguito della corsa c'era anche lo scrittore Dino Buzzati, che raccontò così lo sconfitto Bartali: «Uno dal bordo della via lo ha salutato. E lui, voltando un po' la testa da quella parte, ha sorriso, lo scorbutico, lo scostante, l'antipatico, l'intrattabile orso dall'eterna grinta di scontento, proprio lui ha sorriso.»[5] Quel Giro fu suo, e poche settimane dopo Coppi vinse anche il Tour de France, recuperando circa mezz'ora di ritardo accumulata nelle prime tappe: nessuno prima di lui aveva vinto le due corse nello stesso anno[6][2]. Fu allora che la stampa lo consacrò «campionissimo»[2], e Gianni Brera ne descrisse il fisico come «un'invenzione della natura per completare il modestissimo estro meccanico della bicicletta»[3].

Cadute, lutti e ultime vittorie

Gli anni successivi alternarono trionfi e incidenti. Nel 1950 una caduta gli fratturò il bacino; l'11 marzo 1951, nella Milano-Torino, si ruppe la clavicola; il 29 giugno dello stesso anno il fratello Serse, suo gregario alla Bianchi, cadde all'arrivo del Giro del Piemonte e morì poche ore dopo per un'emorragia cerebrale[2]. L'incidente avvenne a Torino, a poche centinaia di metri dal traguardo del Motovelodromo di corso Casale, quando una ruota della sua bicicletta finì in un binario del tram[7]. Serse aveva vinto la Parigi-Roubaix del 1949[8].

Nel 1952 Coppi ripeté la doppietta Giro-Tour[2], vincendo in Francia anche cinque tappe[6]. Nel 1953 conquistò il quinto e ultimo Giro, ribaltando la corsa sul Passo dello Stelvio, affrontato per la prima volta: in vetta aveva quasi cinque minuti sullo svizzero Hugo Koblet e gli strappò la maglia rosa a Bormio, alla penultima tappa[9]. Pochi mesi dopo, a Lugano, vinse il campionato del mondo su strada con 6'16" sul belga Derijke[2][3]. Tutte le sue vittorie al Giro, eccetto la prima, arrivarono con la maglia della Bianchi[10].

La «Dama bianca» e la morte

Sul palco di quel mondiale comparve Giulia Occhini, la donna con cui Coppi aveva una relazione e che i giornali chiamarono «Dama bianca». Nel 1954 il campione lasciò la moglie Bruna Ciampolini per andare a vivere con lei in una villa vicino a Novi: ne nacque uno scandalo pubblico, con denunce e l'arresto dell'Occhini; e il 14 marzo 1955 il tribunale di Alessandria, condannò Coppi a due mesi di reclusione e lei a tre per violazione degli obblighi di assistenza familiare, con la sospensione condizionale della pena[2].

L'ultima vittoria individuale di rilievo fu il Gran Premio di Lugano a cronometro, nell'ottobre 1956. Nel novembre 1959 firmò per la San Pellegrino, la squadra diretta da Bartali. Il 10 dicembre partì per Ouagadougou, nell'Alto Volta, per un criterium e alcune battute di caccia; rientrato, si ammalò di una malaria scambiata per influenza e morì all'ospedale di Tortona il 2 gennaio 1960. Ai funerali di Castellania, il 4 gennaio, accorse una folla enorme[2].

Memoria

Il Dizionario Biografico degli Italiani riporta il giudizio di Giancarlo Bocca, per il quale Coppi fu uno dei pochi «semidei possibili» degli anni difficili del dopoguerra: un eroe alla portata di tutti, perché correva sulla bicicletta, il mezzo che anche i poveri potevano comprarsi[2]. Eddy Merckx riassunse così la differenza tra le loro carriere: «Le sue vittorie sono diventate romanzo, le mie cronaca»[3]. Il 25 marzo 2019, per il centenario della nascita, il Consiglio regionale del Piemonte approvò il cambio di nome del paese natale, che da allora si chiama Castellania Coppi[8].

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Fonti

  1. Treccani
  2. Treccani - Dizionario Biografico degli Italiani
  3. Il Post — 15 settembre 2019
  4. Treccani - Enciclopedia Italiana, II Appendice
  5. Il Post — 10 giugno 2019
  6. Il Post — 28 luglio 2014
  7. Quotidiano Piemontese — 29 giugno 2021
  8. Il Post — 25 marzo 2019
  9. Il Post — 2 giugno 2023
  10. Giro d'Italia (RCS Sport)

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