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Isole Borromee

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Italia.it (ENIT - Ministero del Turismo)
Dalla pubblicazione di Italia.it (ENIT - Ministero del Turismo)

Le Isole Borromee sono l'arcipelago del Lago Maggiore che occupa il golfo aperto tra Stresa e Pallanza, là dove sfocia il Toce[1]. Le isole principali sono quattro, Isola Bella, Isola dei Pescatori, Isola Madre e Isola di San Giovanni, e prendono il nome dai conti Borromeo, che ne sono ancora proprietari[1]; alcune descrizioni aggiungono lo Scoglio della Malghera, portando il conto a cinque[2]. Appartengono alla sponda piemontese del lago, e i palazzi e i giardini costruiti dai Borromeo in quattro secoli ne hanno fatto una delle mete storiche del Piemonte.

Un arcipelago di roccia glaciale

Secondo la voce dell'Enciclopedia Italiana del 1930, firmata dal geografo Manfredo Vanni, le isole sono ciò che resta di una soglia rocciosa emersa dal fondo della valle sommersa, nel punto in cui confluivano le valli glaciali del Toce e del Ticino, entrambe occupate da grandi ghiacciai durante le glaciazioni[3]. La stessa voce descriveva l'Isola Madre come la più estesa, anticamente detta Isola di San Vittore; l'Isola Superiore, cioè dei Pescatori, come una striscia di terra con un villaggio di circa trecento pescatori e una modesta chiesa con campanile; l'Isolino di San Giovanni, la più piccola, come una cresta rocciosa coperta di vegetazione davanti a Pallanza[3].

La famiglia Borromeo

La casata discende da Vitaliano, di famiglia padovana, che assunse il cognome materno Borromeo e morì nel 1449 con il titolo di conte di Arona[4][5]. Con le imprese militari, gli incarichi politici e i matrimoni, anche con i Visconti e con la Casa Savoia, la famiglia salì fino al rango principesco nel patriziato milanese[4]. Il ramo principale si estinse con san Carlo Borromeo e con Federico principe di Oria; il ramo cadetto, arricchito dal matrimonio di Renato (1613-1685) con Giulia Arese, di cui acquisì beni e cognome, è quello che arriva fino a oggi[4]. I resti del capostipite Vitaliano, sepolto a Milano in San Francesco Grande, furono trasferiti all'Isola Bella alla fine del Settecento[5].

Isola Bella: da scoglio a vascello

L'Isola Bella, lunga circa 400 metri e larga 180, è la più celebre delle Borromee e fino alla metà del Seicento era un «nudo scoglio»[6]. L'Enciclopedia Italiana ne fissava così l'origine:

«Nel 1632 il conte Carlo Borromeo fece costruire in quest'isola una piccola città, cui dette il nome della sua consorte Isabella.»

Manfredo Vanni, Enciclopedia Italiana, voce «Borromee, isole», 1930

Il progetto fu avviato da Carlo III e da Giulio Cesare III, ma la famiglia considera fondatore a tutti gli effetti Vitaliano VI; al 1630 risale il disegno del giardino barocco[7]. Secondo l'Enciclopedia Italiana il palazzo era compiuto nel 1670[3], anno in cui l'ufficio turistico di Stresa colloca l'inizio della trasformazione voluta da Vitaliano[8]. Il cantiere non si chiuse allora: l'isola prese l'assetto attuale solo nel 1948, con il completamento del Salone Nuovo del palazzo[7].

Vista dal lago l'isola ha la sagoma di una nave: a nord il palazzo e l'approdo, a sud il giardino all'italiana su dieci terrazze digradanti, chiuso dal Teatro Massimo[7]. La sommità tocca 28 metri sopra il livello del lago, e già negli anni Trenta vi si segnalavano aranci, cedri e magnolie[3]. Nel palazzo si visitano la sala del Trono, la sala delle Regine, la stanza dedicata a Napoleone, la galleria del generale Berthier con circa 130 dipinti e sei grotte rivestite di ciottoli, tufo, stucchi e marmi[8]. Napoleone vi passò nel 1797[2].

La conferenza di Stresa

Dall'11 al 14 aprile 1935 il palazzo Borromeo dell'Isola Bella ospitò la conferenza fra Italia, Francia e Gran Bretagna, con Mussolini padrone di casa[9][2]. L'incontro, scrive la Treccani, «rappresentò l'ultimo tentativo per creare una solidarietà delle tre potenze occidentali a garanzia della pace europea»; la guerra d'Etiopia ne segnò il fallimento pochi mesi dopo[9].

Isola Madre, il giardino botanico

L'Isola Madre, la più grande[3], ha avuto più nomi: San Vittore, Isola Maggiore, Isola Renata[10]. Il palazzo, costruito nel Cinquecento sul punto più alto, guarda il lago; quando Isabella Borromeo sposò Renato Trivulzio l'isola passò ai Trivulzio, e tornò ai Borromeo nel 1563[10]. Fu il conte Lancillotto Borromeo a trasformare un podere di viti, fichi, ulivi, castagni e ciliegi in un grande giardino[10]. Nell'Ottocento arrivarono camelie, azalee, rododendri e magnolie; le prime serre sono del 1826, la cappella privata di famiglia del 1858, le orchidee della fine del secolo[10]. Gustave Flaubert la definì il luogo più voluttuoso che avesse mai visto[8]. Oggi il parco conta oltre duemila specie[2]; il cipresso del Kashmir, abbattuto da una tromba d'aria, è stato fatto rinascere, e nel palazzo si conserva una raccolta di marionette e teatrini d'epoca[8].

Isola dei Pescatori e Isolino di San Giovanni

L'Isola Superiore, o dei Pescatori, misura circa 100 metri per 350, è abitata da almeno sette secoli e conta oggi una trentina di residenti che vivono di pesca e turismo[8]. Le carte dell'ecomuseo locale ne ricostruiscono la storia: «In età alto medievale esisteva un borgo di pescatori raccolti attorno a una cappella, a un piccolo cimitero»[11]. Nel 1069 compaiono i primi possedimenti del monastero dei Santi Felino e Gratiniano di Arona; la chiesa di San Vittore, in origine dedicata a san Gangolfo, divenne parrocchia autonoma nel 1627[11]. Nel 1722 l'isola fu aggregata al comune di Chignolo Verbano e nel 1927 passò a quello di Stresa[11]. Ogni anno, per l'Assunta, la statua della Vergine lascia l'altare laterale della parrocchiale e attraversa il lago in processione serale[12].

L'Isolino di San Giovanni, di fronte a Pallanza, nel comune di Verbania, è legato al nome di Arturo Toscanini, che abitò nel suo palazzo[2].

Oggi

Le isole Bella e Madre riaprono ogni anno ai visitatori a inizio primavera: per la stagione 2026 la riapertura è avvenuta il 12 marzo[13]. Fanno parte delle Terre Borromeo, insieme alla Rocca di Angera, ai Castelli di Cannero, al Parco Pallavicino e al Parco Mottarone[13]. Dal 1943, quando il bombardamento di Milano spinse la famiglia a trasferirlo, l'Archivio Borromeo, con documenti dal XII al XX secolo, è conservato nelle sale dette «Cappuccine» del palazzo dell'Isola Bella; dal 2017 è in corso la catalogazione di dipinti, arredi e oltre cinquantamila immagini d'archivio[14].

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Fonti

  1. Treccani
  2. Italia.it (ENIT - Ministero del Turismo)
  3. Treccani - Enciclopedia Italiana — 1 gennaio 1930
  4. Treccani
  5. Treccani - Dizionario Biografico degli Italiani
  6. Treccani
  7. Terre Borromeo
  8. Stresa Turismo (Comune di Stresa)
  9. Treccani
  10. Terre Borromeo
  11. Ecomuseo Isola Pescatori
  12. Ecomuseo Isola Pescatori
  13. Il Lago Maggiore (Distretto Turistico dei Laghi) — 20 febbraio 2026
  14. Terre Borromeo

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