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Lago Maggiore

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di ANSA Piemonte
Dalla pubblicazione di ANSA Piemonte, 2026-09-19

Il Lago Maggiore, il Verbano degli antichi, è il secondo grande lago subalpino d'Italia: circa 212 chilometri quadrati di superficie, una lunghezza di 65 chilometri e una larghezza che non supera i 12[1]. Lo divide una frontiera interna e una internazionale: il confine fra il Piemonte e la Lombardia corre nel mezzo del lago, mentre l'estremità settentrionale appartiene alla Svizzera[1]. Circa l'80 per cento della superficie è italiana, e il bacino imbrifero è diviso quasi a metà tra Italia (3.229 chilometri quadrati, in Piemonte e Lombardia) e Svizzera (3.370)[2]. La sponda occidentale, da Arona a Cannobio, è piemontese: è il lago della provincia di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola, con Verbania, Stresa e le Isole Borromee.

Nome e forma

I Romani lo chiamavano Verbanus lacus; il nome di «Maggiore» gli viene dall'essere il più esteso dei laghi vicini, nella cosiddetta regione dei tre laghi[3]. La conca ha un'origine mista, tettonica e glaciale, ed è una criptodepressione: il suo fondo scende sotto il livello del mare[1]. La profondità media è di circa 200 metri, la massima di 372 metri al largo di Ghiffa[1]; la voce del 1934 dell'Enciclopedia Italiana collocava quel punto «fra Caldè e Ghiffa» e contava sette isole in tutto, per un perimetro di 170 chilometri[3].

Gli immissari principali sono il Ticino, che entra da nord, e il Toce, che scende dall'Ossola e sfocia nel largo golfo tra Pallanza e Baveno[1]. L'unico emissario è ancora il Ticino, che esce a sud e porta le acque verso il Po[1]. Nel golfo del Toce, tra Stresa e Pallanza, stanno le quattro Isole Borromee: Isola Bella, Isola Madre, Isola dei Pescatori e Isola di San Giovanni[4].

Dai Borromeo ai Savoia

La storia politica della sponda occidentale è in gran parte storia di una famiglia. Ad Arona, antica stazione militare romana, dopo i conti di Stazzona, gli arcivescovi di Milano e i Visconti arrivarono i Borromeo, che nel 1445 ne fecero una contea[5]. A due chilometri e mezzo dal centro, accanto alla chiesa che custodisce la camera natale di san Carlo Borromeo ricostruita dopo la distruzione della rocca, si alza il «San Carlone», la statua in rame del santo alta 23 metri, disegnata da Giovan Battista Crespi e ultimata nel 1694[5]. Nel golfo, la stessa famiglia avviò verso il 1630 il grande palazzo dell'Isola Bella, con la sua collezione d'arte e i giardini[4].

Il passaggio che lega il lago a Torino arriva a metà Settecento: con il trattato di Worms del 1743 Arona entrò nel Regno di Sardegna[5], insieme all'Alto Novarese che l'accordo cedeva alla Casa Savoia assieme al Vigevanasco e all'Oltrepò Pavese[6]. È l'origine del confine che ancora oggi taglia il lago in due regioni[1].

Battelli, alberghi e diplomazia

Il servizio pubblico di navigazione cominciò nel 1826-1827 con due piroscafi dell'impresa Lombardo-Sardo-Ticinese: sul Maggiore viaggiava il «Verbano», sul lago di Como il «Lario»[7]. Del 1904 è il piroscafo «Piemonte», ancora in servizio; nel 1933 comparve il primo traghetto per le automobili[7]. Le società private ressero fino al 1948, quando i danni della guerra le spinsero a lasciare; lo Stato garantì le corse e nel 1957 il ministero dei Trasporti istituì la Gestione Governativa, che oggi sui laghi Maggiore, di Garda e di Como conta circa 99 unità e trasporta oltre 11 milioni di passeggeri l'anno[7].

Già negli anni Trenta l'Enciclopedia Italiana descriveva un clima «mitissimo», con ulivi, cedri, limoni e aranci coltivati nei punti riparati come Meina, Pallanza, Stresa e Cannero, e un'economia in cui contavano l'industria alberghiera, i cappelli di Intra e alle maioliche di Laveno[3]. Anche la pesca era un'attività seria: nel 1929 il lago rendeva 321.800 chili di pesce, tra trote, coregoni, salmerini e lucci[3], e la stessa voce registrava un primato:

«presso Ascona ne venne pescata una lunga un metro e mezzo e di un peso superiore a 22 chili»

Enciclopedia Italiana, voce «Maggiore, Lago», a proposito delle trote del lago

Stresa, ai piedi del Mottarone, divenne nel frattempo una meta turistica internazionale[8]. Nel palazzo Borromeo si tenne dall'11 al 14 aprile 1935 la conferenza tra Mussolini, i francesi Flandin e Laval e i britannici MacDonald e Simon; secondo la Treccani fu la guerra d'Etiopia a far «naufragare quello che fu chiamato lo spirito di Stresa»[8]. Sull'altra riva del golfo, Intra e Pallanza, poste ai due lati della punta della Castagnola, sono state riunite nel comune di Verbania, con un'industria nata già nel primo Ottocento: fibre tessili, carta, alimentare[9].

Piene e siccità

Il livello del lago dipende dalle piogge di primavera e d'autunno e dallo scioglimento delle nevi[3]. Le grandi piene hanno lasciato il segno: nel 1868 e nel 1872, annotava l'Enciclopedia Italiana, «la crescita fu di circa 7 metri sulla magra»[3]. A metà novembre 2014, dopo giorni di pioggia ininterrotta, il livello salì di due metri in poche giornate e il lago esondò a Verbania, invadendo il lungolago fino al municipio di Pallanza; nello stesso episodio straripò anche il lago d'Orta a Omegna[10].

Il problema opposto è diventato frequente negli ultimi anni. Nell'agosto 2026 il lago si trovava vicino ai minimi storici, a 192,5 metri sul livello del mare contro una media di 193,6; alcuni scali e tratte dei battelli erano stati soppressi e il carico massimo dei traghetti ridotto[11]. In quei giorni, su proposta dell'Organismo bilaterale italo-svizzero per la regolazione dei livelli del lago, convocato d'urgenza dal ministero dell'Ambiente, la portata del Tresa, il fiume di circa 13 chilometri che unisce il lago di Lugano al Maggiore, fu portata a Ponte Tresa da 3 a 8 metri cubi al secondo, per una durata iniziale di nove giorni[11]. Dal livello del lago dipende infatti il Ticino, e attraverso il Ticino il Po e le terre del riso[11].

Oggi

La tutela delle acque è affidata dal lato scientifico e diplomatico alla Commissione internazionale per la protezione delle acque italo-svizzere (CIPAIS), che si occupa di inquinamento e di ogni alterazione del Maggiore e del lago di Lugano e ha sede a Torino, in piazza Piemonte[2]. La stessa commissione misura il Maggiore in 212 chilometri quadrati, con una profondità massima di 370 metri[2].

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Articoli collegati: Isole Borromee, Lago d'Orta, Verbania

Fonti

  1. Treccani
  2. CIPAIS
  3. Treccani - Enciclopedia Italiana — 1 gennaio 1934
  4. Treccani
  5. Treccani
  6. Treccani
  7. Navigazione Laghi
  8. Treccani
  9. Treccani
  10. Il Post — 13 novembre 2014
  11. Il Post — 12 agosto 2026

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