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Stresa

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Alto Piemonte MAG
Dalla pubblicazione di Alto Piemonte MAG

Stresa è un comune della sponda occidentale del Lago Maggiore, nel Piemonte settentrionale, a circa 200 metri di quota ai piedi del Mottarone. Nel suo territorio amministrativo ricadono l'Isola Bella e l'Isola Madre, le due maggiori Isole Borromee, con i palazzi e i giardini dei principi Borromeo.[1] Da metà Ottocento divenne un centro turistico d'élite:[2] qui morì il filosofo Antonio Rosmini, soggiornò la famiglia dei duchi di Genova, ramo di casa Savoia, passò Ernest Hemingway e nel 1935 si riunirono i capi di governo di Italia, Francia e Gran Bretagna.

La strada del Sempione e i primi viaggiatori

La fortuna di Stresa comincia con una strada. Il 7 settembre 1800, dopo Marengo, Napoleone decretò la costruzione di una via carrozzabile da Briga a Domodossola, che doveva essere praticabile dall'artiglieria; i lavori del tratto italiano partirono nel 1801 e il viaggio inaugurale si compì il 9 ottobre 1805. Sul lago la nuova strada correva per 23 chilometri, da Arona a Feriolo, passando per Stresa.[2]

Seguirono il vapore e la ferrovia. Nel maggio 1826 il piroscafo Verbano cominciò a collegare Magadino e Sesto Calende, e da Arona si raggiungeva Locarno in sei ore; nel 1855 i binari provenienti da Torino e da Genova arrivarono ad Arona, saldando la capitale del Regno di Sardegna alla strada del Sempione; nel 1859 Stresa ebbe il suo primo imbarcadero.[2] Tra il 1871 e il 1931 la popolazione del comune, frazioni comprese, passò da 3.086 a 4.539 abitanti, e già negli anni Trenta l'Enciclopedia Italiana notava che l'importanza del luogo dipendeva soprattutto dal turismo: la stazione era servita anche dai treni internazionali come il Simplon Orient Express.[1]

Rosmini e i duchi di Genova

Il legame con il Piemonte sabaudo passa per una villa. Verso il 1770 Giacomo Filippo Bolongaro, stresano arricchito ad Anversa con il commercio del tabacco grazie a un nuovo metodo di concia, fece costruire sul lago una dimora così grande che in paese la chiamavano «Casa d'oro».[3] Il sacerdote Antonio Rosmini vi fu ospite per la prima volta il 18 febbraio 1828, in viaggio verso Domodossola.[2] Nel 1850 la nipote del costruttore, Anna Maria Bolongaro, gli cedette la villa; Rosmini vi morì il 1° luglio 1855, assistito negli ultimi giorni da Alessandro Manzoni. L'amicizia fra i due è ricordata da una targa in bronzo dello scultore Pietro Canonica.[3] Il filosofo è sepolto nella chiesa del Crocifisso, dove la tomba è opera di Vincenzo Vela (1859).[1]

Nel 1857 i padri rosminiani vendettero l'edificio a Elisabetta di Sassonia, vedova di Ferdinando duca di Genova, secondogenito di re Carlo Alberto.[3] Dei soggiorni stresiani conservò sempre il ricordo la figlia Margherita, futura regina d'Italia;[2] la duchessa vi abitò per lunghi periodi fino alla morte, nel 1912, e da allora la dimora è nota come Villa Ducale. I rosminiani la ricomprarono nel 1942 e dal 1966 vi ha sede il Centro internazionale di studi rosminiani.[3]

Belle Époque: i grandi alberghi

Il Grand Hôtel des Îles Borromées, costruito tra il 1860 e il 1863, aprì nel 1863 sotto la gestione dei fratelli Giuseppe e Luigi Omarini. Nel 1907 la maggioranza passò a una società milanese, la Unione dei Grandi Alberghi, e fra l'autunno 1911 e l'inverno 1912 l'edificio fu sopraelevato di tre piani in 96 giorni, prendendo l'aspetto attuale con ascensori e riscaldamento centrale. Nel libro d'oro firmarono lo zar Nicola II e la zarina Alessandra; nel 1909 arrivarono i figli di Theodore Roosevelt. Il 27 giugno 1908 era stato inaugurato un concorrente, il Regina Palace, progettato dallo svizzero Giuseppe Pagani.[4] Dal 1911 una ferrovia a dentiera portava i villeggianti dalla riva alla vetta del Mottarone, a 1.491 metri.[1]

Hemingway sul lago

Ferito l'8 luglio 1918 a Fossalta di Piave, dove prestava servizio come volontario della Croce Rossa, Ernest Hemingway passò nel settembre di quell'anno una breve vacanza di convalescenza al Grand Hôtel, nella suite 106. Ai genitori scrisse: «I'm up here in Stresa, a little resort on Lake Maggiore. One of the most beautiful Italian lakes».[5] Nel romanzo Addio alle armi (1929) l'albergo diventa il rifugio del tenente Frederic Henry e di Catherine prima della fuga in barca verso la Svizzera:[6]

«L'albergo era molto lussuoso. Percorsi i lunghi corridoi, scesi le ampie scale, attraversai i saloni fino al bar.»

Ernest Hemingway, Addio alle armi, 1929

Lo scrittore tornò nell'ottobre 1948 con la moglie Mary Welsh, fece gite a Pallanza, sul Mottarone e al lago d'Orta e lasciò sul libro degli ospiti la firma «an old client».[5]

Le conferenze internazionali

Dal 5 al 20 settembre 1932 i saloni del Grand Hôtel ospitarono una conferenza di quindici Stati sulle relazioni economiche e finanziarie dell'Europa centrale e orientale, presieduta dal francese Georges Bonnet, che non portò a risultati concreti.[7] Più nota è la conferenza dell'11-14 aprile 1935, riunita nel salone della Musica del palazzo Borromeo sull'Isola Bella: Benito Mussolini, il primo ministro britannico Ramsay MacDonald con il ministro degli Esteri John Simon e il primo ministro francese Pierre-Étienne Flandin con il ministro degli Esteri Pierre Laval cercarono di riaffermare lo spirito di Locarno e di contenere l'espansionismo della Germania nazista.[7][1] L'intesa durò pochi mesi: in ottobre l'Italia attaccò l'Etiopia.[7]

Musica: le Settimane musicali

Il 27 agosto 1962 un concerto dell'orchestra del Teatro alla Scala inaugurò le Settimane musicali di Stresa, festival fondato dall'avvocato veneziano Italo Trentinaglia de Daverio e oggi noto come Stresa Festival. Oltre al palazzo dei Congressi, i concerti si tengono sull'Isola Bella e sull'Isola Madre, all'eremo di Santa Caterina del Sasso, a Villa Pallavicino e alla Rocca di Angera; vi hanno suonato Arthur Rubinstein, Arturo Benedetti Michelangeli, David Oistrakh e Maurizio Pollini. Per vent'anni la direzione artistica è stata di Gianandrea Noseda, dall'ottobre 2020 è del violoncellista Mario Brunello.[8] Noseda, milanese, è stato anche direttore musicale del Teatro Regio di Torino e direttore ospite principale dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai.[9]

La funivia e la strage del Mottarone

La cremagliera chiuse il 13 maggio 1963. Al suo posto, dopo tre anni di cantiere, il 1° agosto 1970 fu inaugurata una funivia bifune in due tronchi: dal lago alla stazione intermedia dell'Alpino, a 805 metri (2.351 metri di linea), e da qui alla vetta (3.020 metri), con una campata di circa due chilometri. Gli ultimi grandi lavori risalivano al 2016.[10]

Il 23 maggio 2021 la rottura della fune traente fece precipitare una cabina del secondo tronco: morirono 14 persone e un solo passeggero sopravvisse, ferito. Secondo la procura di Verbania il freno d'emergenza non entrò in funzione perché bloccato dai cosiddetti «forchettoni»; per i familiari delle vittime sono stati versati risarcimenti per 25-30 milioni di euro.[11] Il 18 settembre 2025 il giudice dell'udienza preliminare di Verbania, Gianni Macchioni, ha accolto i patteggiamenti del titolare della società di gestione Luigi Nerini (3 anni e 10 mesi), del direttore d'esercizio Enrico Perocchio (3 anni e 11 mesi) e del capo servizio Gabriele Tadini (4 anni e 5 mesi), pene che non comportano il carcere; Martin Leitner e Peter Rabanser, dirigenti dell'azienda costruttrice Leitner, sono stati prosciolti su richiesta della stessa procura.[12]

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Fonti

  1. Treccani – Enciclopedia Italiana
  2. Archivio storico Grand Hôtel des Iles Borromées
  3. Piemonteis
  4. Archivio storico Grand Hôtel des Iles Borromées
  5. Alto Piemonte MAG
  6. Casa della Resistenza (Verbania Fondotoce)
  7. Archivio storico Grand Hôtel des Iles Borromées
  8. Stresa Festival
  9. Treccani – Enciclopedia
  10. NovaraToday — 16 aprile 2024
  11. ANSA — 23 aprile 2025
  12. Il Giorno — 18 settembre 2025

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