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Rocciamelone

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di TorinoMeteo
Dalla pubblicazione di TorinoMeteo, 2018-08-19

Il Rocciamelone è una montagna delle Alpi Graie alta 3538 metri, sul confine tra Italia e Francia, a est del Moncenisio[1]. La vetta si trova nel territorio di Mompantero, sopra Susa, nella Val di Susa (città metropolitana di Torino), ed è anche una delle cime più alte delle Valli di Lanzo[2]. È la montagna sacra della valle: sulla cima si trovano una statua bronzea della Madonna e un santuario-rifugio, indicato come uno dei santuari mariani più alti d'Europa[3], e la sua prima salita, nel 1358, è la più antica ascensione documentata di una vetta alpina[4].

Geografia e nome

Il versante italiano, rivolto alla Val di Susa, comprende la vetta e scende con pendii erbosi e falde di detriti; sul lato francese si stende la parte alta di un ampio ghiacciaio che scende verso la valle dell'Arc[1]. Il nome ha origini discusse: una tesi lo lega a una radice celtica che indica una sommità, un'altra a una radice ligure; i Romani lo latinizzarono in Mons Romuleus, e una leggenda parla di un re Romolo che vi avrebbe trascorso le estati e nascosto i suoi tesori. Nel Medioevo era ritenuto la cima più alta delle Alpi, anche perché era ben visibile dalla frequentata Via Francigena, che scavalcava le Alpi al Moncenisio[2].

La salita di Bonifacio Rotario (1358)

Il 1º settembre 1358 raggiunse la vetta Bonifacio Rotario, nobile della famiglia astigiana dei Rotari, poi chiamata Roero[4]. Negli ultimi giorni di agosto aveva già tentato la salita, fermandosi a circa 2800 metri: in quel punto, dove il gruppo si era accampato, sorse più tardi il ricovero detto «Ca' d'Asti» in onore della sua città, considerato il primo rifugio delle Alpi[4]. L'impresa scioglieva un voto: secondo un'ipotesi era legato alla liberazione di Asti dal dominio dei Visconti, secondo un'altra al ritorno incolume da una spedizione in Terra Santa, dove Rotario era stato prigioniero[4].

In cima Rotario lasciò un trittico di bronzo dorato di fattura franco-fiamminga, forse eseguito a Bruges: al centro la Madonna con il Figlio, ai lati san Giorgio a cavallo che uccide il drago e un santo barbuto che presenta il donatore alla Vergine[4]. Sulle lastre corre un'iscrizione latina in caratteri gotici, con la data dell'impresa:

«Hic me aportavit Bonifacius Rotarius civis astensis»

Iscrizione del trittico del Rocciamelone, 1358

Il trittico a valle

Nel 1673 un contadino di Novaretto, Giacomo Gagnor, salì in vetta, prese il trittico e lo portò a Rivoli, alla corte del duca Carlo Emanuele II di Savoia. Da allora l'opera non tornò più sulla cima: fu custodita a Susa, prima nella chiesa di San Paolo e poi nell'abbazia di San Giusto, divenuta cattedrale nel 1772; dal 2000 è esposta nel Museo diocesano allestito nella chiesa della Madonna del Ponte[4]. Ogni anno, per la festa patronale, il trittico viene portato in processione: nel programma del 2026 la sera del 4 agosto arriva dalla frazione Seghino al santuario di Mompantero e la sera del 5 riparte verso la cattedrale di Susa[5].

La statua dei piccoli d'Italia (1899)

L'idea di una grande statua sulla vetta fu del canonico Antonio Tonda, parroco della cattedrale di Susa, nel 1895[6]. Giovanni Battista Ghirardi, direttore del giornale per l'infanzia «Innocenza», lanciò una sottoscrizione rivolta soltanto ai più piccoli e non ai ricchi: vi aderirono circa 130.000 giovanissimi di tutta Italia, con dieci centesimi ciascuno, e i loro nomi furono raccolti in un volume collocato nel basamento[6][7]. La statua, modellata dallo scultore Giovanni Antonio Stuardi, fu divisa in otto pezzi[3][7]; il Comune di Susa la descrive alta 4 metri, con 650 chili di bronzo e 800 di armatura interna[7], mentre «L'Alpino», il periodico dell'Associazione nazionale alpini, e altre fonti indicano 3 metri[8][2]. I pezzi furono portati a spalla dagli alpini del battaglione «Susa» del 4º reggimento[8]. Secondo il Comune di Susa sessanta alpini, con alcuni uomini di Mompantero, trasportarono i pezzi a più riprese: la parte più difficile cominciò il 26 luglio e la statua raggiunse la vetta alle 10 del 28 luglio 1899[7]; «L'Alpino» fissa l'inaugurazione al 28 agosto dello stesso anno[8]. Leone XIII benedisse l'opera e ne scrisse la dedica, incisa su una lastra di bronzo[7]:

«Alma Dei Mater / nive candidior / MARIA / lumine benigno Segusiam respice tuam / Ausoniae tuere fines / coelestis Patrona»

Leone XIII, dedica della statua, 1899

Secondo «In Terris» fu lo stesso Leone XIII a fare della Madonna del Rocciamelone la patrona principale della diocesi di Susa[6]; la diocesi ricorda la lettera apostolica «In Alpium Cottiarum» con cui, il 21 novembre 1961, Giovanni XXIII proclamò patroni della diocesi la Madonna del Rocciamelone e san Giusto di Novalesa[5].

La cappella-rifugio

La prima cappella, secondo il Comune di Susa, era stata ricavata nella roccia da Rotario; nel Settecento fu sostituita da una costruzione in legno, rovinata presto dalle intemperie[7]. Un'altra cappella lignea, voluta dal canonico Tonda, fu benedetta nell'agosto 1895 e distrutta da un incendio nel 1913[7] (nel 1912 secondo la scheda di Città e Cattedrali[3]). Il vescovo Giuseppe Castelli e Tonda decisero allora di ricostruirla con un rifugio annesso, perché un sacerdote potesse restare in vetta ad assistere i pellegrini nel periodo di maggiore affluenza, dal 1º al 15 agosto; i papi Pio X, Benedetto XV e Pio XI sostennero l'opera con offerte[7]. La prima pietra fu benedetta il 15 agosto 1920 e la cappella-rifugio, progettata dall'architetto Natale Reviglio, fu inaugurata dal vescovo Umberto Rossi il 12 agosto 1923; durante i lavori fu tracciato il sentiero da Ca' d'Asti alla cima[7][3]. Negli anni Settanta la sezione Val Susa dell'Associazione nazionale alpini la restaurò con Giovane Montagna e il vescovo Giuseppe Garneri[7].

Il ghiacciaio e il lago

Il ghiacciaio del versante nord-occidentale, attorno ai 3200 metri, negli ultimi vent'anni si è contratto e frammentato rapidamente. Nel 1985 al suo interno si formò un lago, la cui crescita preoccupò le autorità francesi e italiane: i lavori di svuotamento cominciarono nel 2004 e si conclusero nell'estate 2005[2]. Il 5 ottobre 2004 i tecnici francesi di RTM-ONF, LGGE e Cemagref, con la protezione civile e l'esercito francese, installarono un primo tubo da 100 millimetri per sifonare l'acqua verso il versante francese, per ridurre la pressione sulla fragile diga di ghiaccio e il rischio di uno svuotamento improvviso verso la valle del Ribon, sopra Bessans[9].

Oggi

La cima si raggiunge solo a piedi; per la salita fino a 3538 metri il Comune di Susa raccomanda abbigliamento adeguato e buona capacità di camminata[7]. La festa della Madonna del Rocciamelone, patrona della diocesi e della città di Susa, si celebra al santuario di Mompantero con un triduo che culmina il 5 agosto con la messa presieduta dal vescovo[5], e la processione attira fedeli dalla valle e dalle diocesi vicine del Piemonte[6].

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Fonti

  1. Treccani, Enciclopedia Italiana
  2. TorinoMeteo — 19 agosto 2018
  3. Città e Cattedrali
  4. Il Lambello
  5. Diocesi di Susa
  6. In Terris — 5 novembre 2019
  7. Città di Susa
  8. L'Alpino (Associazione Nazionale Alpini) — 22 aprile 2011
  9. Nimbus – Società Meteorologica Italiana — 6 ottobre 2004

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