Via Po
Via Po è la strada porticata che collega piazza Castello a piazza Vittorio Veneto e al fiume da cui prende il nome. Aperta con l'ampliamento seicentesco della città verso il Po, è lunga circa 700 metri e conserva palazzi, chiese, caffè e botteghe storiche.[1][3]
L'ampliamento verso il Po
Il 23 ottobre 1673 il duca Carlo Emanuele II pose la prima pietra dell'ampliamento della città verso il Po, già immaginato da Carlo Emanuele I mezzo secolo prima; l'antica «contrada di Po», detta anche «Regina Viarum», ne fu l'arteria principale.[1][3] Il progetto fu affidato al conte e architetto Amedeo di Castellamonte: la strada correva in diagonale dal Castello al fiume, rompendo la griglia ortogonale della città.[1] Gli edifici avevano due piani principali sopra portici destinati al commercio, e le facciate furono completate soltanto nel Settecento.[1]
I portici
I portici continui di via Po, nati da un regio decreto del 1673 come opera di Castellamonte, formano una scenografia urbana unitaria; in tutta la città le gallerie porticate superano i dodici chilometri.[2] Il portico del lato sinistro corre quasi senza interruzioni fino al fiume, quello del lato destro è interrotto: secondo Torino Oggi fu Vittorio Emanuele I a volere continuo il lato sinistro, per raggiungere al riparo da pioggia e neve la chiesa della Gran Madre.[3] Nel 1737 la via fu illuminata per le nozze di Carlo Emanuele III con Elisabetta Teresa di Lorena.[1] I bombardamenti dell'8 dicembre 1942 e del 13 luglio 1943 colpirono la strada e ne danneggiarono i portici.[1]
Edifici e botteghe
Al numero 17 si trova il palazzo dell'Università, progettato da Michelangelo Garove, completato da Antonio Ricca dopo la morte di Garove nel 1713 e inaugurato nel 1720, con un ampio porticato e una loggia ornata di statue e busti di sovrani, accademici, scienziati e letterati.[4] Nel gennaio 1821 l'ateneo fu teatro di manifestazioni studentesche: dopo alcuni arresti la sera dell'11 gennaio, il giorno seguente gli studenti lo occuparono e lo sgombero causò feriti e altri arresti.[4] La chiesa di San Francesco da Paola, al numero 16, fu costruita nel 1633-1634 dai Minimi, chiamati a Torino da Carlo Emanuele I nel 1623; la facciata è del 1665-1667 e la consacrazione del 1730.[9]
Il Caffè Fiorio, al numero 8, aprì intorno al 1780; durante la Restaurazione fu ritrovo di nobili e conservatori, tanto da essere chiamato caffè «dei codini», e Carlo Alberto apriva le udienze chiedendo «Che si dice al Caffè Fiorio?».[5] Rinnovato nel 1845 con divani di velluto rosso, specchi e affreschi di Francesco Gonin e Giuseppe Bogliani, ebbe tra i frequentatori Cavour, Cesare Balbo e Massimo d'Azeglio; secondo il Comune fu il Fiorio a portare a Torino il cono gelato, negli anni Trenta del Novecento.[5][6] La gioielleria Musy, al numero 1, fu fondata nel 1707 dall'orologiaio Giacomo Musy, formatosi a Ginevra; nel 1765 era fornitrice della Real Casa e la famiglia la tenne fino al 2011.[7] Tra le botteghe storiche della via il Comune segnala anche la libreria antiquaria Bourlot e la pasticceria Ghigo.[8]
Verso il fiume la via sfocia in piazza Vittorio Veneto, l'antica piazza di Po, progettata da Giuseppe Frizzi nel 1825 sotto Carlo Felice in forme neoclassiche, in asse con il ponte sul Po e con la chiesa della Gran Madre.[10]
Cronologia
- — Sotto i portici di via Po a Torino compaiono manifesti satirici di Extinction Rebellion contro il governo, con le caricature di Giorgia Meloni, Donald Trump e Roberto Vannacci legate a un razzo spaziale, parte di una campagna comparsa anche in altre città italiane dopo la denuncia per vilipendio notificata a un'attivista del movimento. → TorinoToday Quotidiano Piemontese
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