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Tragedia di piazza San Carlo

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Il Post
Dalla pubblicazione di Il Post, 2017-06-04

La tragedia di piazza San Carlo è l'ondata di panico che la sera del 3 giugno 2017 travolse la folla radunata in piazza San Carlo, a Torino, per seguire su un maxischermo la finale di Champions League tra la Juventus e il Real Madrid. La fuga e la calca provocarono quasi 1.600 feriti e, nei mesi successivi, la morte di due donne[1][2]. A scatenare il panico, secondo i giudici, fu una banda di rapinatori che spruzzava spray urticante tra la gente[3]; i processi sulla sicurezza della serata hanno portato alla condanna definitiva dell'allora sindaca Chiara Appendino.

La serata del 3 giugno

Lo schermo era montato sul fondo della piazza, dal lato che guarda verso la stazione di Porta Nuova, e migliaia di tifosi riempivano il salotto barocco della città[1]. Poco dopo il terzo gol del Real Madrid, verso le 22.30, una parte della folla vicina allo schermo cominciò all'improvviso a correre; qualcuno gridò «bomba», ma nessuna esplosione ci fu[4]. La fuga si propagò a tutta la piazza: la gente cadde, venne calpestata, si tagliò sui cocci delle moltissime bottiglie di vetro rimaste a terra. Nelle vie laterali furono travolti i tavolini dei bar e sfondate alcune vetrate, e cedettero le ringhiere che proteggevano i passaggi verso il parcheggio sotterraneo[1][4]. A notte fonda i presenti tornarono in piazza a cercare tra i detriti oggetti e vestiti perduti[4].

La prefettura contò 1.527 feriti, per lo più con contusioni e tagli, e tre persone ricoverate in codice rosso[1]; nel processo ai rapinatori i feriti contati furono 1.672[3]. Nelle prime ore le spiegazioni si rincorrevano: il cedimento di una ringhiera, un petardo, la paura di un attentato. Il questore Angelo Sanna disse che «potrebbe essere stato un petardo, fatto esplodere forse in modo incosciente», e la procura aprì un fascicolo per procurato allarme[1].

Le due vittime

Erika Pioletti, 38 anni, di Domodossola, schiacciata nella calca, morì pochi giorni dopo, il 15 giugno 2017[5][6]. Marisa Amato, 65 anni, travolta e calpestata dalla folla, rimase tetraplegica: morì il 25 gennaio 2019 all'ospedale CTO di Torino, dove era ricoverata in terapia intensiva[7].

La banda dello spray

Il 13 aprile 2018 la procura di Torino avviò un'operazione per arrestare otto persone, ritenute parte di una banda che usava lo spray urticante come arma per rapinare[8]. Il 17 maggio 2019, con rito abbreviato, la giudice dell'udienza preliminare Maria Francesca Abenavoli condannò in primo grado quattro giovani tra i venti e i ventidue anni a pene tra i dieci anni e tre mesi e i dieci anni e quattro mesi per omicidio preterintenzionale, lesioni, rapina e furto: secondo l'accusa avevano agito «spargendo spray urticante tra la folla a scopo di rapina»[3]. La difesa annunciò appello, sostenendo che all'origine della tragedia non ci fosse stata la rapina[9]. Il 17 luglio 2020 la corte d'assise d'appello confermò le condanne[10], e il 21 gennaio 2022 la Cassazione respinse i ricorsi dei quattro, rendendole definitive[11].

Il processo sulla sicurezza

La procura indagò anche su come era stata organizzata la proiezione. Nel novembre 2017 ricevettero l'avviso di garanzia la sindaca, il questore Sanna, l'ex capo di gabinetto Paolo Giordana e diversi dirigenti comunali; Appendino annunciò che avrebbe offerto «come sempre la massima collaborazione agli inquirenti»[12]. Le accuse erano disastro, omicidio e lesioni colpose, per carenze nelle misure di sicurezza dell'evento[13].

Pochi giorni dopo la serata, in una lettera alla città pubblicata da La Stampa, la sindaca aveva chiesto scusa a nome dell'amministrazione e promesso che la sicurezza sarebbe stata «una priorità ancora più forte»[14]:

«Penso agli sguardi di quelle decine di persone ferite che ho incontrato negli ospedali della nostra città.»

Chiara Appendino, lettera alla città, giugno 2017

Le sentenze

Il 27 gennaio 2021, in rito abbreviato, Appendino fu condannata in primo grado a un anno e sei mesi; con lei furono condannati Sanna, Giordana, Maurizio Montagnese, alla guida dell'agenzia che gestiva l'evento, e il progettista Enrico Bertoletti; la sindaca riassunse la tesi dell'accusa scrivendo che secondo i giudici «avrei dovuto prevedere quanto poi accaduto»[15] e aggiungendo: «Se avessi avuto gli elementi necessari per prevedere ciò che sarebbe successo, l'avrei fatto. Ma così non fu e, purtroppo, il resto è cronaca»[15]. In un processo separato, con rito ordinario, il 3 marzo 2022 la corte d'assise condannò in primo grado Michele Mollo (due anni) e Alberto Bonzano (un anno e quattro mesi), dirigenti della questura, e Marco Sgarbi (un anno e due mesi) della polizia municipale; sei imputati, tra cui il viceprefetto Roberto Dosio, furono assolti. La corte riconobbe alla famiglia di Marisa Amato una provvisionale di 1,1 milioni di euro[2].

Il 27 giugno 2023 la corte d'assise d'appello confermò i diciotto mesi con la sospensione condizionale per Appendino, Giordana e Montagnese e assolse Sanna «per non aver commesso il fatto»[13]; confermò anche le condanne di Bonzano e Sgarbi e assolse Mollo[16]. Il 17 giugno 2024 la quarta sezione penale della Cassazione, dopo circa otto ore di camera di consiglio, rese irrevocabile la responsabilità penale di Appendino e ordinò un nuovo appello per ricalcolare la pena sua, di Giordana e di Montagnese; assolse invece in via definitiva Bonzano «per non avere commesso il fatto»[17][18] e respinse il ricorso di Sgarbi, la cui condanna divenne così definitiva[19]. L'ex sindaca reagì lamentando che, tra tutte le istituzioni coinvolte nella sicurezza, fosse stato ritenuto responsabile soltanto il Comune[20]:

«Il Comune e i sindaci non possono continuare a essere il capro espiatorio di tutto, dalla pubblica sicurezza fino allo smog.»

Chiara Appendino, 17 giugno 2024

Il 20 gennaio 2025 la corte d'assise d'appello, nel nuovo processo, ha fissato la pena di Appendino e di Giordana in un anno, cinque mesi e ventitré giorni, tenendo conto delle querele ritirate nel frattempo da alcuni feriti, e ha assolto Montagnese[21]. Nel gennaio 2026 la Cassazione ha respinto i ricorsi dei due contro questa pena: la condanna per disastro, omicidio e lesioni plurime, tutti colposi, è così diventata definitiva[22][23].

La memoria

Il 14 maggio 2019 la commissione toponomastica della Città di Torino approvò una targa in piazza San Carlo in memoria di Erika Pioletti e Marisa Amato[6]. La vicenda giudiziaria ha lasciato due piani distinti: quello dei rapinatori, condannati per aver provocato il panico, e quello di chi doveva rendere sicura la piazza, giudicato per colpa[3][18]. Nella storia recente dei sindaci di Torino, la serata del 3 giugno ha accompagnato l'amministrazione Appendino per tutto il mandato e oltre, fino alla sentenza definitiva del 2026[22].

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Articoli collegati: Chiara Appendino, Piazza San Carlo

Fonti

  1. Il Post — 4 giugno 2017
  2. Il Post — 4 marzo 2022
  3. ANSA — 17 maggio 2019
  4. Il Post — 3 giugno 2017
  5. Il Post — 17 maggio 2019
  6. ANSA — 14 maggio 2019
  7. ANSA — 25 gennaio 2019
  8. Il Post — 13 aprile 2018
  9. Il Messaggero — 17 maggio 2019
  10. ANSA — 17 luglio 2020
  11. ANSA — 21 gennaio 2022
  12. Il Post — 6 novembre 2017
  13. Il Post — 27 giugno 2023
  14. Il Post — 10 giugno 2017
  15. Il Post — 27 gennaio 2021
  16. Sky TG24 — 27 giugno 2023
  17. AGI — 17 giugno 2024
  18. Il Post — 17 giugno 2024
  19. ANSA — 17 giugno 2024
  20. Il Fatto Quotidiano — 17 giugno 2024
  21. Il Post — 20 gennaio 2025
  22. Il Sole 24 Ore — 20 gennaio 2026
  23. Civico20 News — 23 gennaio 2026

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