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Torre Littoria

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Un anno in Piemonte
Dalla pubblicazione di Un anno in Piemonte

La Torre Littoria è il grattacielo che sorge all'angolo tra piazza Castello e via Viotti, nel centro di Torino. Progettata dall'architetto Armando Melis de Villa (1889-1961) con l'ingegnere Giovanni Bernocco e costruita tra il 1933 e il 1934 dalla Società Reale Mutua di Assicurazioni, conta 19 piani e misura 87 metri, 109 con l'antenna metallica; fu il primo edificio civile della città con struttura portante metallica, rivestita da un involucro in laterizio.[1] È tuttora l'edificio residenziale più alto di Torino e resta di proprietà del gruppo Reale, attraverso la società Reale Immobili.[2] Nata nel pieno del regime fascista e piantata accanto ai palazzi della monarchia, è da novant'anni uno degli edifici più discussi della città.

Il progetto e il cantiere

La torre nacque dentro la grande operazione urbanistica della via Roma Nuova, il rifacimento dell'asse tra piazza Castello e piazza Carlo Felice avviato con un primo tratto nel 1931-1932.[1] In origine l'edificio doveva sorgere in piazza XVIII Dicembre; la scelta cadde poi sull'attuale lotto, dove era già aperto il cantiere della nuova via.[3] Sorge sull'antico isolato Sant'Emanuele; secondo Torino Storia fu costruita tra il 1932 e il 1934, mentre la targa posta dal Comune sotto i portici di piazza Castello indica erroneamente gli anni 1931-1933.[4] Il progetto fu redatto nel 1933 e il cantiere, affidato all'impresa degli ingegneri Alessandro Ferraris e Armando Bellardo, durò poco più di un anno, fino all'inaugurazione del 1934.[2] Si lavorò a ritmo serrato, anche di notte.[5]

Concepita come sede del Partito Nazionale Fascista, la torre fu fin da subito proprietà della Reale Mutua, che la destinò a uffici e ad abitazioni di pregio; la sede del partito non vi fu mai installata.[3][6] Sul ruolo di Mussolini le ricostruzioni divergono: secondo alcuni racconti il capo del governo spinse perché la torre sorgesse proprio in piazza Castello, come contrappeso al potere monarchico rappresentato da Palazzo Reale e Palazzo Madama;[5] secondo la ricostruzione di Torino Storia, basata sulle ricerche di Gian Luca Giani, nipote del progettista, Mussolini non si interessò mai nello specifico alla torre e il nome «Littoria» le fu attribuito dai gerarchi perché era l'edificio più evidente e svettante sul panorama cittadino.[4]

L'architettura

L'edificio si compone di un corpo basso di nove piani sormontato dal fusto della torre; sul lato nord si salda al vecchio fabbricato porticato di impianto vitozziano che chiude piazza Castello.[3] Il linguaggio oscilla tra razionalismo e stile Novecento, con il contrasto tra travertino e laterizio sulle facciate laterali, le terrazze d'angolo in vetrocemento e un attico nel punto di innesto fra basamento e torre.[1] Ogni piano della torre, a pianta quadrata di circa 15 metri per lato, ospita un solo appartamento.[2] Il cantiere fu una vetrina di materiali allora nuovi, dal vetrocemento al klinker al linoleum, montati su un telaio metallico elettrosaldato.[7] Secondo la stampa di settore fu il primo edificio italiano con una struttura portante di questo tipo.[6]

La torretta ospitava in origine una campana dedicata ai caduti.[3]

La guerra e i soprannomi

Durante la Seconda guerra mondiale in cima alla torre fu montata una delle sirene dell'allarme antiaereo cittadino, un impianto «trinato», cioè composto da tre sirene.[8] Nel bombardamento del 13 luglio 1943 l'edificio subì danni lievi agli infissi e la rottura di una parte dei vetri.[1]

I torinesi non l'hanno mai amata del tutto: l'hanno chiamata «il dito del Duce», in piemontese ël dil dël Dus, poi «pugno nell'occhio» e, in tempi più recenti, «telefonino».[7] Giani ha dedicato al nonno e alla sua opera il libro L'incanto della Torre, che racconta «la storia di un uomo e della torre da lui realizzata», un edificio che già pochi anni dopo la costruzione in molti avrebbero voluto abbattere, dimezzare in altezza o ridipingere.[4]

Il belvedere mancato

Dal 2012 la Reale Mutua studiò un ascensore panoramico esterno, da appoggiare a uno spigolo della torre, con un bar caffetteria al diciottesimo e diciannovesimo piano e un ristorante al settimo e all'ottavo.[5][9] La Soprintendenza, guidata dall'architetto Luca Rinaldi, respinse il progetto e poi anche una versione «buia», senza illuminazione esterna. Secondo quanto riportato da La Stampa, Rinaldi commentò: «Abbiamo già permesso di inserire scale mobili nel palazzo barocco dell'Egizio, adesso non distruggiamo la Torre Littoria. Siamo Torino, non Dubai», con riferimento al Museo Egizio.[9] Nell'agosto 2014 il consiglio di amministrazione della compagnia accantonò il progetto e il direttore generale Luigi Lana annunciò per settembre la richiesta di recuperare i 250.000 euro di oneri di urbanizzazione già versati al Comune; l'assessore all'urbanistica Stefano Lo Russo si disse dispiaciuto per il mancato via libera.[9]

Oggi

Nel 2003 l'architetto Benedetto Camerana aveva trasformato il tredicesimo piano nella propria abitazione; nel dicembre 2017, dopo un concorso vinto, il suo studio Camerana&Partners avviò la riprogettazione della torre.[6] Tra le suggestioni del progetto l'architetto ha ricordato «il primo volo in aereo, a New York, con l'atterraggio su Torino proprio sopra piazza Castello» e le vedute del Theatrum Sabaudiae del 1682.[6] Nel 2020 i piani superiori sono diventati appartamenti di lusso in affitto, monopiano e duplex con terrazzi, inseriti da Reale Immobili nella linea «Collezione Prestige» e dotati di servizio di portineria.[10][11] A dicembre 2020 risultavano completati dieci alloggi.[6]

Con i suoi 87 metri senza antenna la torre è oggi il quarto edificio più alto di Torino, dopo il grattacielo Intesa Sanpaolo, la Mole Antonelliana e il grattacielo della Regione Piemonte.[2]

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Fonti

  1. MuseoTorino (Città di Torino)
  2. Urbanfile — 2 maggio 2024
  3. AtlasFor – Fondazione Landscapefor
  4. Torino Storia — 3 marzo 2017
  5. Un anno in Piemonte
  6. Imprese Edili News — 12 dicembre 2020
  7. Mole24 — 15 ottobre 2012
  8. MuseoTorino (Città di Torino)
  9. Intermedia Channel (da La Stampa, Emanuela Minucci) — 13 agosto 2014
  10. idealista/news — 22 giugno 2020
  11. Torino Magazine — 27 marzo 2020

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