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Tangenziale di Torino

Aggiornato il 26 settembre 2026

La Tangenziale di Torino è il sistema autostradale che corre attorno al capoluogo piemontese, identificato come A55 «Sistema Autostradale Tangenziale Torinese»[1]. Nata tra il 1971 e il 1973 con l'apertura della tangenziale sud e del primo tratto della nord, già nel 2004 portava ogni giorno oltre quattrocentomila veicoli[2], ed è rimasta per mezzo secolo un anello aperto: del lato est, verso la collina, si discute da oltre quarant'anni, ma non è mai stato costruito[3]. Dal 1º dicembre 2024 la gestisce la società Ivrea Torino Piacenza (ITP)[4], subentrata ad ATIVA[1].

La parola stessa descrive l'opera: il vocabolario Treccani definisce la tangenziale una «strada di scorrimento veloce, generalmente attrezzata con interscambî, raccordi, tratti sopraelevati, ecc., che lambisce un lato di una grande città o ne attraversa una parte, collegando punti importanti senza interferire col traffico locale»[5]. A Torino i lati lambiti sono tre: ovest, nord e sud.

Le origini: ATIVA e i cantieri degli anni Settanta

A costruire la tangenziale fu ATIVA, la società Autostrada Torino Ivrea Valle d'Aosta costituita il 2 agosto 1954, che nel 1961 aveva già aperto l'autostrada da Torino a Quincinetto con i caselli di Volpiano, San Giorgio e Ivrea[2]. Negli anni del boom, con il traffico dell'industria dell'auto che cresceva attorno a Mirafiori e alle fabbriche della cintura, la società si impegnò nel sistema di tangenziali che doveva togliere dai corsi cittadini il traffico di attraversamento.

I tempi furono rapidi. Fra il settembre e il novembre 1971 venne aperta al traffico l'intera tangenziale sud, tra Santena e Rivoli, che congiungeva l'autostrada di Piacenza con la Valle di Susa; nel novembre 1972 fu realizzato il raccordo con la Torino-Savona all'altezza di Moncalieri; nel dicembre 1973 fu inaugurato il primo tratto della tangenziale nord, da Rivoli-Bruere a corso Regina Margherita. Alla fine del 1973 la rete gestita da ATIVA attorno alla città contava già 43 chilometri di tangenziale[2].

Un'arteria che si riempie

Pensata per alleggerire le strade urbane, la tangenziale è diventata presto essa stessa uno dei punti critici della mobilità metropolitana. Nella propria cronaca aziendale ATIVA annota che nel 1994 circa trecentomila veicoli la percorrevano ogni giorno e che, in certi momenti, la situazione era vicina al blocco[2]:

«circa 300.000 veicoli utilizzino ogni giorno l'arteria, e in certe ore della giornata si è prossimi alla paralisi»

ATIVA, «La storia», sul traffico del 1994

Dieci anni dopo, nel 2004, i veicoli giornalieri erano diventati più di quattrocentomila[2]. Il salto più forte arrivò nel 2006: in coincidenza con le Olimpiadi invernali entrò in esercizio il completamento dell'autostrada per Pinerolo, il cui primo tronco fino a None era pronto dal 1992, e con esso la nuova barriera di esazione di Beinasco; i transiti crebbero del 18,2 per cento. All'opposto, il 2012, l'anno della recessione, segnò un calo del 7,7 per cento[2].

Barriere, pedaggio e controlli

A differenza delle tangenziali di molte città italiane, quella torinese è a pedaggio. Il sistema è semi-chiuso: si paga passando per una delle sei stazioni di esazione, Bruere, Falchera, Settimo Torinese, Trofarello, Vadò e Beinasco[6]. Per chi la usa ogni giorno esiste un abbonamento mensile a forfait, riservato alle auto e alle moto con telepedaggio, che consente transiti illimitati alle barriere per 28,70 euro al mese, cifra ferma dal 1º gennaio 2018[7].

Nel gennaio 2020 ATIVA installò due autovelox fissi sulla tangenziale, affidati alla Polizia Stradale: uno sulla tangenziale sud in direzione Piacenza, allo svincolo di Stupinigi a Nichelino, a poca distanza dalla Palazzina di caccia, l'altro sulla nord in direzione Milano, all'uscita di corso Regina Margherita[8]. Divennero operativi il 17 febbraio 2020, con l'obiettivo dichiarato di ridurre le infrazioni e aumentare la sicurezza[9].

La manutenzione si fa a traffico aperto e per questo pesa su tutta la città: nel luglio 2023 i lavori sulla tangenziale sud ridussero la carreggiata da tre a due corsie fra lo svincolo di corso Allamano e l'interscambio di corso Orbassano, con chiusure notturne degli ingressi. In quel periodo si registrava un calo del 3-4 per cento dei veicoli leggeri, attribuito al lavoro da remoto, e un aumento del 2 per cento dei mezzi pesanti[10].

Corso Marche, la tangenziale interna

Un secondo asse, interno all'anello, è in progetto da anni lungo corso Marche, nel territorio di Torino, Venaria, Collegno e Grugliasco. Il corridoio plurimodale dovrebbe correre per nove chilometri dal centro di Venaria fino allo svincolo del Drosso della tangenziale sud, su tre livelli sovrapposti: una linea ferroviaria di raccordo fra la Torino-Lione con la Gronda merci e il polo logistico di Orbassano, un tratto autostradale collegato alla tangenziale esistente e, in superficie, un viale urbano. Gli enti interessati firmarono un protocollo d'intesa nel 2005; nel 2009 lo studio di ridisegno fu affidato all'architetto Augusto Cagnardi della Gregotti Associati International[11].

Il lato mancante: la Tangenziale Est

L'incompiuta più discussa è la chiusura dell'anello a est, oltre il Po e la collina. Se ne parla da oltre quarant'anni, e un progetto con un tratto stradale sotto il fiume fu accantonato[3]. Nel 2013 una proposta da 1,5 miliardi, con un tunnel sotto il Po, fu legata al prolungamento della concessione della tangenziale e della Torino-Piacenza; venne poi messa da parte dalla giunta di Chiara Appendino[12].

Nel giugno 2021 il Consiglio regionale approvò un ordine del giorno, presentato dai consiglieri Paolo Bongioanni, Davide Nicco e Maurizio Marrone, che impegnava la Regione «a sollecitare il governo al completamento dell'Anello Tangenziale di Torino»[3]. Il tracciato evocato collegherebbe la A21 per Piacenza con la A4 per Milano e con la A5 fra Pessione e Gassino, insieme alla circonvallazione Villastellone-Santena, e potrebbe portare all'abolizione del casello di Trofarello[3].

Alla fine del 2022 la giunta di Stefano Lo Russo ha proposto una versione ridotta: circa trenta chilometri fra Chivasso e Chieri per legare la Torino-Milano alle altre autostrade, discussa con i 34 sindaci della collina. La Città metropolitana ha finanziato con centomila euro l'aggiornamento dello studio di fattibilità, ma senza risorse per aprire i cantieri; il presidente di Coldiretti, Bruno Mecca Cicci, ha definito il piano antiquato e fondato su un consumo eccessivo di suolo[12].

La gestione oggi

Il 1º dicembre 2024 ATIVA ha cessato la concessione della A55 e della Torino-Quincinetto, passate alla nuova concessionaria ITP; la storica società è in liquidazione dal 3 febbraio 2025[1][2]. ITP, con sede operativa in strada della Cebrosa, gestisce ora in un unico gruppo la tangenziale, la A5 fino a Quincinetto, la A21 Torino-Alessandria-Piacenza, il raccordo Ivrea-Santhià e la diramazione per Pinerolo[4]. Per il quadro complessivo della mobilità cittadina si veda Trasporti di Torino.

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Fonti

  1. ATIVA
  2. ATIVA
  3. Mole24 — 16 giugno 2021
  4. ITP – Ivrea Torino Piacenza
  5. Treccani, Vocabolario
  6. ITP – Ivrea Torino Piacenza
  7. ITP – Ivrea Torino Piacenza
  8. Mole24 — 23 gennaio 2020
  9. Mole24 — 17 febbraio 2020
  10. Mole24 — 10 luglio 2023
  11. MuseoTorino
  12. Mole24 — 31 dicembre 2022

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