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Lancia

Aggiornato il 26 settembre 2026

2024 Lancia Ypsilon Cassina BEV
2024 Lancia Ypsilon Cassina BEV — LC005YP, CC BY 4.0, Wikimedia Commons

Lancia è la casa automobilistica fondata a Torino il 29 novembre 1906 da Vincenzo Lancia, pilota della FIAT, insieme al collaudatore Claudio Fogolin. Nata come società in nome collettivo con un capitale di 100.000 lire, negli anni Trenta contendeva alla Bianchi il secondo posto tra i costruttori italiani, con più del 9% del mercato nazionale.[1] Ha legato il suo nome a soluzioni tecniche d'avanguardia, come la scocca portante della Lambda e il primo motore V6 di serie, alle vetture di rappresentanza della Presidenza della Repubblica e a un palmarès rallistico tra i più ricchi del mondo. Dal 1969 appartiene al gruppo FIAT, oggi confluito in Stellantis.

Il pilota di Fobello

Vincenzo Lancia nacque il 24 agosto 1881 a Fobello, in alta Valsesia, nel Piemonte settentrionale. Il padre Giuseppe aveva fatto fortuna con la carne in scatola durante la guerra di Crimea e possedeva immobili a Torino, in via Ormea 2 e in corso Vittorio Emanuele II 9. Dopo studi poco brillanti alla scuola tecnica Lagrange, nel 1898 il giovane entrò come impiegato da Giovanni Battista Ceirano, dove apprese il mestiere dall'ingegnere Aristide Faccioli; nel 1900 passò con Ceirano alla FIAT. Fu collaudatore e pilota della casa per otto anni, e il Dizionario Biografico degli Italiani ricorda che in quel periodo si conquistò «la fama del guidatore più veloce del periodo».[1]

Da via Ormea a Borgo San Paolo

L'avvio fu difficile: nel febbraio 1907 un incendio distrusse disegni e modelli di fonderia e danneggiò i macchinari, con perdite stimate in 140.000 lire. La prima officina era in corso Vittorio Emanuele II 9, poi la produzione passò in uno stabile all'incrocio tra via Ormea e via Donizetti; nel gennaio 1911 l'azienda si trasferì in via Monginevro, nell'area di Borgo San Paolo, dove quell'anno lavoravano 390 operai. I primi modelli presero il nome dalle lettere greche: Alfa, Beta, Gamma, Dialfa, poi la Eta (491 esemplari), la Theta (1.696) e la Kappa (1.800). Accanto alle automobili, Lancia costruì autocarri per l'esercito già al tempo della guerra di Libia e, dal 1927, gli autobus della serie Omicron; tra il 1928 e il 1931 vendette camion all'Unione Sovietica. Nel 1920 Vincenzo Lancia fu nominato cavaliere del lavoro e nel 1928 entrò nel consiglio d'amministrazione del Teatro Regio.[1]

La Lambda e gli anni Trenta

La vettura che cambiò la reputazione della casa fu la Lambda. Il brevetto fu depositato il 7 dicembre 1918 e registrato il 28 marzo 1919 con il numero 171922; il 1° settembre 1921 Vincenzo Lancia provò di persona il prototipo sul Moncenisio, e l'auto fu presentata al Salone di Parigi nell'ottobre 1922. Era la prima automobile senza telaio convenzionale: la carrozzeria stessa svolgeva la funzione portante. Aveva sospensioni anteriori a ruote indipendenti e un motore a quattro cilindri a V stretto di 2.119 cm³, da 49 cavalli nella prima serie; a tradurre in disegni le idee del titolare era il progettista Battista Falchetto. Ne furono prodotte circa 13.000 in nove serie, fino al 1931.[2] Con la Lambda, osserva lo storico Franco Amatori, Lancia passò da costruttore di qualità «piuttosto conservatore» a progettista tra i più audaci del panorama internazionale.[1]

Seguirono la Dilambda (1929), l'Artena, l'Astura e l'Augusta (1932). Nel 1935, sotto la pressione del governo, fu aperto uno stabilimento a Bolzano; quello stesso anno le vendite toccarono il massimo di 8.085 veicoli, e tra il 1935 e il 1939 il 40% del fatturato venne dagli autocarri. Alla vigilia della guerra l'azienda contava più di 5.000 dipendenti.[1] Nel 1937 Lancia Veicoli Industriali avviò un impianto per i camion militari.[3] Vincenzo Lancia non vide il successo dell'ultima creatura, l'Aprilia: morì d'infarto il 15 febbraio 1937 nella sua casa torinese. La guida passò alla moglie Adele Miglietti, già sua segretaria.[1]

Aurelia, Flaminia, Fulvia

Il 2 aprile 1951, al Salone dell'automobile di Torino, debuttò l'Aurelia B20, una gran turismo con il primo motore V6 della storia dell'automobile, progettato dall'ingegnere Francesco De Virgilio; costava 2 milioni e 600 mila lire e corse al Rallye del Sestriere, alla Mille Miglia e alla 24 Ore di Le Mans.[4] La versione B24 Spider divenne celebre come auto del film Il sorpasso.[5]

Erede dell'Aurelia fu la Flaminia, nata dal rapporto con Pinin Farina: il carrozziere presentò nel 1955 la fuoriserie Florida, nel 1956 il primo prototipo della Flaminia fu esposto al Salone di Torino e nel 1957 la versione definitiva esordì a Ginevra. Pinin Farina usò la sua Florida II fino alla morte, nel 1966, e amava dire: «Mi torna in mente quel costruttore di Detroit, Olds, che viveva e dormiva nella sua automobile. E io abito nella mia Florida». Nel 1961, per la visita della regina Elisabetta II, il presidente Giovanni Gronchi fece allestire quattro Flaminia cabriolet, battezzate come cavalli purosangue: Belfiore, Belmonte, Belvedere e Belsito.[6] Una Flaminia presidenziale fa parte della collezione del Museo Nazionale dell'Automobile.[7]

La Fulvia fu presentata a Ginevra nel 1963, disegnata da Piero Castagnero sotto la direzione tecnica di Antonio Fessia, in Lancia dal 1955. Nel febbraio di quell'anno Cesare Fiorio aveva fondato la HF Squadra Corse, e nel 1972 la Fulvia Coupé vinse il Rally di Monte Carlo con Munari e Mannucci; della berlina furono costruiti circa 200.000 esemplari.[8]

Nel gruppo FIAT e il mito dei rally

Dopo la morte del fondatore iniziò un lungo declino, che si concluse con l'acquisizione da parte della FIAT nel 1969.[1] Il primo modello interamente nuovo della gestione FIAT fu la Beta HPE.[5] Negli stessi anni nacque la Stratos: al Salone di Torino del 1970 Bertone presentò il prototipo Stratos Zero disegnato da Marcello Gandini, e nel 1971 arrivò la versione con il motore V6 della Ferrari Dino 246.[9] Di quella vettura Nuccio Bertone disse:

«calza il pilota e il navigatore come una tuta con un atleta, mettendone quasi in mostra la muscolatura»

Nuccio Bertone, sulla Stratos del 1971

Omologata il 1° ottobre 1974, la Stratos vinse il mondiale rally costruttori nel 1974, 1975 e 1976 e tre Monte Carlo consecutivi; corse l'ultima gara al Rally di Monza nel novembre 1982.[9] Nel 1983 la Rally 037 conquistò il mondiale costruttori contro le Audi a trazione integrale; nel 1979 era nata la Delta a cinque porte disegnata da Giorgetto Giugiaro, destinata a diventare una leggenda dei rally.[5] Il ramo dei veicoli pesanti confluì invece nel 1975 in Iveco, insieme a Fiat, OM, Unic e Magirus-Deutz.[3]

Il ritorno

Nel gruppo Stellantis il marchio è stato rilanciato. Nell'aprile 2025 Lancia è tornata alle corse proprio al Rally Regione Piemonte, sulle strade delle Langhe intorno ad Alba, e nell'edizione del 2026 vi hanno corso 27 equipaggi su vetture Lancia, quasi la metà su Ypsilon.[10] Il 31 agosto 2026, al Rally del Paraguay, la squadra Lancia Corse HF ha vinto il titolo mondiale a squadre WRC2 al primo anno di partecipazione, con la Ypsilon Rally2 HF Integrale.[11] Il 17 settembre 2026 è stata presentata a Roma la nuova Gamma, crossover fastback prodotta nello stabilimento di Melfi con una trentina di fornitori italiani.[12] Dal 1° settembre 2026 il marchio è guidato da Arnaud Belloni, amministratore delegato anche di Fiat e Abarth, nell'ambito del piano FaSTLAne 2030.[13] Per i 120 anni, il 13 e 14 settembre 2026 oltre 140 appassionati dei club Lancia ufficiali d'Italia e d'Europa si sono ritrovati all'Heritage Hub di Torino per visitarne la collezione.[14]

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Articoli collegati: Iveco, Pininfarina

Fonti

  1. Treccani — 1 gennaio 2004
  2. Stellantis Heritage
  3. Iveco Group
  4. Stellantis Heritage
  5. Lancia
  6. Stellantis Heritage
  7. MAUTO - Museo Nazionale dell'Automobile
  8. Stellantis Heritage
  9. Stellantis Heritage
  10. Stellantis Media — 30 luglio 2026
  11. Stellantis Media — 31 agosto 2026
  12. Stellantis Media — 17 settembre 2026
  13. Stellantis Media — 1 settembre 2026
  14. Stellantis Media — 14 settembre 2026

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