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Pininfarina

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Pininfarina
Dalla pubblicazione di Pininfarina

La Pininfarina è la carrozzeria e casa di design fondata a Torino il 22 maggio 1930 da Battista «Pinin» Farina. Nata per costruire carrozzerie speciali per singoli clienti e piccole serie, è diventata uno dei nomi che nel mondo identificano lo stile italiano dell'automobile: ha vestito Lancia, Alfa Romeo, Cisitalia e per decenni la Ferrari, e oggi è un gruppo di servizi di design e ingegneria con sede a Cambiano, controllato dall'indiana Mahindra.[1][2]

Il «più piccolo della covata»

Giovanni Battista Farina nacque a Torino il 2 novembre 1893, decimo di undici figli di una famiglia originaria di Cortanze d'Asti. Essendo il minore dei maschi fu chiamato in famiglia «Pinin», che in piemontese indica il più piccolo della nidiata, e il soprannome finì per diventare un marchio.[1] A dodici anni entrò nella bottega del fratello Giovanni, gli Stabilimenti Farina, che nel 1910 carrozzarono per la FIAT il modello Zero e negli anni Venti sperimentarono lo stampaggio e le carrozzerie interamente metalliche, arrivando a circa 1.800 pezzi l'anno.[1]

Corso Trapani, 1930

Il 22 maggio 1930, davanti al notaio Annibale Germano, Pinin costituì la S.A. Carrozzeria Pinin Farina con un capitale di un milione di lire, assumendo la carica di amministratore delegato e direttore generale. Tra i sostenitori della prima ora c'era Vincenzo Lancia, che entrò nel capitale e commissionò la carrozzeria di cinquanta Dilambda.[1] Lo stabilimento di corso Trapani, secondo il Dizionario Biografico degli Italiani, misurava quasi 10.000 m² e contava 90 operai; la cronologia aziendale indica 9.250 m² e 150 dipendenti.[1][2]

Negli anni Trenta la ricerca si concentrò sull'aerodinamica: al Salone di Milano del 1935 comparve l'Alfa Romeo 6C Pescara Coupé, nel 1936 la Lancia Astura Cabriolet «tipo Bocca». Dopo la guerra la produzione ripartì con la Lancia Aprilia Bilux.[2]

La Cisitalia e la Ferrari

Nel 1947 la carrozzeria toccò uno dei suoi vertici con la berlinetta Cisitalia 202, che il Dizionario Biografico considera il punto d'arrivo della ricerca aerodinamica degli anni Trenta.[1] Fu la prima automobile esposta in modo permanente in un museo d'arte moderna, il MoMA di New York, fra le otto vetture eccezionali del suo tempo.[2] Nell'ottobre dello stesso anno, al Salone dell'automobile di Parigi, Pinin espose un'auto che univa tecnica e forma, una «scultura in movimento» come la definì Arthur Drexler nel catalogo dell'esposizione.[3]

Nel maggio 1951 il figlio Sergio, appena laureato al Politecnico di Torino, ricevette l'incarico di seguire i rapporti con Enzo Ferrari; la cronologia aziendale data a quell'anno la Ferrari 212, e dal 1952 la collaborazione divenne esclusiva.[3][2][1] Nell'ambiente molti scommettevano sulla rottura fra due personalità così forti; il sodalizio durò invece per decenni, e la cronologia aziendale ne scandisce le tappe con la 250 GT del 1954, la 250 GT a passo corto del 1959 e la 456 GT dei primi anni Novanta.[2]

Negli stessi anni nacquero modelli di grande serie: dell'Alfa Romeo Giulietta Spider, presentata nel 1954, furono costruiti circa 27.000 esemplari fino al 1965.[1] Per la Lancia, al Salone di Torino del 1955, Pinin presentò la fuoriserie Florida, da cui discese la Flaminia; la Florida II fu la sua auto personale fino alla morte.[4]

«Mi torna in mente quel costruttore di Detroit, Olds, che viveva e dormiva nella sua automobile. E io abito nella mia Florida»

Battista Pinin Farina, sulla sua Lancia Florida

Grugliasco e il nuovo cognome

Nel giugno 1958 tutta l'attività lasciò corso Trapani per Grugliasco, alle porte della città, in uno stabilimento di 36.500 m² diviso in cinque sezioni.[1] Nel 1961 Pinin passò la guida al figlio Sergio e al genero Renzo Carli, amministratori delegati.[2][3] Il 6 giugno dello stesso anno un decreto del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi trasformò il cognome Farina in Pininfarina, sancendo un uso ormai consolidato.[1]

Il 7 marzo 1966 fu inaugurato il Centro studi e ricerche di Grugliasco;[3] il fondatore, colpito da una malattia inguaribile, morì a Losanna il 3 aprile 1966.[1] Nello stesso anno uscì la Alfa Romeo 1600 Spider «Duetto», prodotta in circa 140.000 esemplari fino al 1993, e negli anni Settanta la Fiat 124 Sport Spider superò le 200.000 unità.[2]

L'era di Sergio Pininfarina

Sergio Pininfarina, nato a Torino l'8 settembre 1926 e laureato al Politecnico nel 1950, fu presidente dal 1966.[3] Sotto la sua guida, nel novembre 1972, entrò in funzione la galleria del vento in scala reale, la prima del genere in Italia e una delle prime sette al mondo.[3] Seguirono la società di ricerca di Cambiano, nella città metropolitana, costituita nel 1982, e nel 1986 la quotazione alla Borsa di Milano e la nascita di Pininfarina Extra per il design non automobilistico.[3] Nello stesso 1986 fu aperto un nuovo stabilimento a San Giorgio Canavese, nel Canavese; nello stesso periodo lo stile Pininfarina si estese a marchi stranieri, dalla Cadillac Allante del 1986 alla Bentley Azure e alla Peugeot 406 Coupé degli anni Novanta.[2]

Sergio ebbe anche un ruolo pubblico di primo piano: presidente dell'Unione Industriale di Torino dal 1978, deputato al Parlamento europeo per il Partito liberale dal 1979, presidente della Confindustria dal 1988 al 1992.[3] All'insediamento alla Confindustria disse: «Prepararci per l'Europa sarà uno degli obiettivi più importanti della mia presidenza».[3] Fu poi presidente della banca CRT e nel 2005 senatore a vita.[5]

Crisi, lutti e l'arrivo di Mahindra

Nel 2006 la presidenza passò al figlio di Sergio, Andrea Pininfarina, che morì in un incidente stradale il 7 agosto 2008; gli succedette il fratello Paolo.[2][3] Sergio morì a Torino nel luglio 2012.[3] Nel frattempo l'azienda aveva accumulato forti debiti e negli undici anni precedenti aveva chiuso di rado un bilancio in utile.[6]

Il 14 dicembre 2015 fu annunciato l'accordo con il gruppo indiano Mahindra & Mahindra, che già aveva collaborato con Pininfarina per il design di alcuni SUV: l'acquisto del 76% delle azioni a 1,1 euro l'una, con successiva offerta pubblica sul resto del capitale. Paolo Pininfarina restava presidente.[6]

Oggi

Il gruppo, quotato in Borsa e parte della galassia Mahindra dal 2016, ha sede a Cambiano, impiega circa 500 persone tra Italia, Germania, Cina e Stati Uniti e rivendica oltre 1.950 progetti: automobili, ma anche architettura, mobilità, design di prodotto e aerodinamica.[7] Nella stessa Cambiano ha sede Automobili Pininfarina, costruttore della hypercar elettrica Battista.[8] A Cambiano si visita su prenotazione la Collezione Pininfarina, che espone vetture come la Cisitalia, la Giulietta Spider e la monoposto Sigma Grand Prix.[9]

L'opa di delisting lanciata da Pininfarina Holdings (settembre 2026)

Nel settembre 2026 Pininfarina Holdings, che detiene già il 78,8% di Pininfarina, lancia un'offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie della società quotate su Euronext Milan, per un massimo di 16.660.587 azioni (21,177% del capitale sociale), con l'obiettivo di revocarne la quotazione. Il corrispettivo previsto è di 1 euro in contanti per azione, un premio del 20% rispetto al prezzo ufficiale di chiusura del 15 settembre 2026.

Cronologia

  • — Mahindra ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto volontaria per il delisting di Pininfarina da Piazza Affari, in vista di nuovi capitali per la società. → ANSA Piemonte La Stampa
  • — Il Museo Nazionale dell'Automobile di Torino apre la mostra «Aldo Brovarone, la matita di Pininfarina», dedicata al designer biellese nel centenario della nascita. → TorinoToday TorinoOggi

Articoli collegati: Battista Pininfarina, Grugliasco, Lancia, Mahindra, OPA Pininfarina Holdings su Pininfarina (2026)

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Fonti

  1. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani — 1 gennaio 1994
  2. Pininfarina
  3. Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani — 1 gennaio 2015
  4. Stellantis Heritage
  5. Treccani – Enciclopedia
  6. Il Post — 14 dicembre 2015
  7. Pininfarina
  8. Automobili Pininfarina
  9. Pininfarina
  10. ANSA Piemonte — 16 settembre 2026

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