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Iveco

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Il Post
Dalla pubblicazione di Il Post, 2025-07-30

Iveco è il costruttore italiano di veicoli industriali nato nel 1975 all'interno del gruppo FIAT dall'unione di cinque aziende di autocarri: Fiat Veicoli Industriali, OM, Lancia Veicoli Speciali, la francese Unic e la tedesca Magirus-Deutz.[1] In mezzo secolo è diventato uno dei principali operatori del settore, con veicoli industriali, autobus, mezzi da cava e veicoli per il soccorso venduti in oltre cento Paesi.[1] Per Torino è stata a lungo una delle grandi aziende del vecchio gruppo Fiat controllate dalla famiglia Agnelli, che attraverso Exor ne annunciò nel 2025 la cessione al gruppo indiano Tata Motors.[2]

Cinque marchi, un'azienda

Alla metà degli anni Settanta il gruppo torinese riunì sotto un'unica società i marchi di autocarri che possedeva in Italia e all'estero: accanto al marchio Fiat entrarono l'OM, il ramo di veicoli speciali della Lancia, la Unic in Francia e la Magirus-Deutz in Germania.[3] Nel decennio successivo l'azienda crebbe per accordi e acquisizioni: nel 1986 nacque in Gran Bretagna la joint venture Iveco Ford Truck, di cui la società italiana deteneva il 52%, e nello stesso anno fu comprata l'italiana Astra, specializzata in autocarri pesanti; nel 1990 arrivò la spagnola Pegaso.[3] Già negli anni Ottanta Iveco era stata tra i primi gruppi europei a mettere piede in Cina.[4]

Anche gli autobus ebbero una storia a parte. Nel 1999 la divisione bus di Iveco si fuse alla pari con quella della francese Renault VI, dando vita a Irisbus; nel 2013 il marchio fu assorbito nel nuovo Iveco Bus.[3] Con la chiusura di Irisbus, la produzione di autobus in Italia si è fermata.[4]

Da Fiat Industrial a CNH Industrial

Nel gennaio 2011 Fiat si divise in due società quotate: da una parte le automobili, dall'altra Fiat Industrial, che riuniva camion (Iveco), macchine agricole e movimento terra (CNH).[5] Da quella riorganizzazione Iveco risultò interamente controllata da Fiat Industrial.[1] Nel primo giorno di contrattazioni il nuovo titolo chiuse in rialzo del 3,05%.[5]

Nel maggio 2012 Sergio Marchionne, presidente di Fiat Industrial, annunciò la fusione con CNH Global in una nuova holding che avrebbe integrato macchine agricole, motori (FPT Industrial) e veicoli commerciali, con sede legale nei Paesi Bassi e quotazione principale alla Borsa di New York.[6] Precisò che «cambierà la struttura del capitale ma non l'assetto operativo».[6] L'anno dopo si seppe che la nuova società intendeva avere la residenza fiscale nel Regno Unito: secondo documenti depositati presso l'autorità di borsa statunitense, voleva «operare in modo da essere trattata come residente nel Regno Unito per ragioni fiscali».[7]

La trattativa con FAW e la scissione del 2022

All'inizio del 2021, quando faceva parte di CNH Industrial, si diffuse la notizia di una possibile vendita di Iveco al costruttore cinese FAW, il maggiore della Cina e partner storico di Volkswagen e Toyota. La Fim Cisl di Torino chiese un incontro urgente con CNH Industrial, ricordando che Iveco dava lavoro a oltre diecimila persone in Italia, con competenze concentrate a Torino e un indotto di componentisti.[4] Il sindacato avvertì che gli «importanti investimenti in ricerca sulle nuove propulsioni e il progetto di fare un polo sull'idrogeno non possono essere messi a rischio».[4]

La vendita ai cinesi non si fece. Il 1º gennaio 2022 Iveco Group nacque come società autonoma, per scissione da CNH Industrial.[3] Tra le sedi del gruppo figurano uffici e funzioni torinesi, come le attività di tecnologia e digitale e la business unit dei camion.[8]

Il cinquantenario e la vendita a Tata

Nel 2025, l'anno del cinquantesimo anniversario, il gruppo cedette lo storico marchio Magirus al fondo Mutares.[3] Il 30 luglio dello stesso anno Exor, la società d'investimento della famiglia Agnelli, raggiunse un accordo con la multinazionale indiana Tata Motors per la vendita di Iveco: un'operazione da circa 3,8 miliardi di euro, condotta con un'offerta pubblica d'acquisto e destinata a ritirare le azioni dalla Borsa di Milano.[2] Il ramo della difesa, Iveco Defence, fu scorporato e venduto separatamente all'italiana Leonardo per 1,7 miliardi di euro.[2] La cessione della Defence, che comprende i veicoli militari IDV e l'Astra, è registrata dal gruppo nel 2026.[3]

A Torino la vendita è stata letta come l'ultimo capitolo del ridimensionamento della presenza manifatturiera del vecchio gruppo Fiat in Piemonte: il settimanale diocesano La Voce e il Tempo l'ha indicata come la più recente conferma di una tendenza lunga decenni, precisando che agli indiani di Tata passavano le sole produzioni civili.[9]

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Cronologia

  • — Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, intervistato sul palco di Alba all'evento de La Stampa, dichiara di non scandalizzarsi se Iveco dovesse convertirsi alla produzione di mezzi militari, in un contesto di crisi del settore automobilistico. → ANSA Piemonte La Stampa

Articoli collegati: Lancia

Fonti

  1. Treccani — 1 gennaio 2012
  2. Il Post — 30 luglio 2025
  3. Iveco Group
  4. La Voce e il Tempo — 14 gennaio 2021
  5. Il Post — 3 gennaio 2011
  6. Il Post — 30 maggio 2012
  7. Il Post — 22 maggio 2013
  8. Iveco Group
  9. La Voce e il Tempo — 16 agosto 2025

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