Sauze d'Oulx

Sauze d'Oulx è un comune dell'alta Val di Susa, nella Città metropolitana di Torino: 17,1 chilometri quadrati di territorio e, secondo la rilevazione del 2008, 1.157 abitanti[1]. Da oltre un secolo è una delle stazioni sciistiche di riferimento per i torinesi, fa parte del comprensorio della Via Lattea insieme a Sestriere e Claviere, ha ospitato le gare di freestyle delle Olimpiadi invernali di Torino 2006 ed è il paese natale di Piero Gros, oro olimpico nello slalom speciale nel 1976. Il soprannome con cui la località è conosciuta nel mondo dello sci è «Balcone delle Alpi»[2].
Dagli Escartons ai Savoia
Per gran parte della sua storia l'alta valle guardò verso il Delfinato più che verso Torino. Nel 1343 la Grande Charte concessa dal delfino Umberto II riconobbe alle comunità di montagna, in cambio di un riscatto di 12 mila fiorini d'oro, un'ampia autonomia fiscale e amministrativa: nacque la federazione degli Escartons, cinque cantoni a cavallo delle Alpi. Quello di Oulx andava da Cesana al torrente Gelassa e comprendeva anche Bardonecchia. L'ordinamento durò fino al trattato di Utrecht, all'inizio del Settecento, quando l'alta valle passò ai Savoia; ne resta la memoria di una cultura alpina di lingua provenzale[3].
L'origine francese del nome pesò nel Novecento. Nel 1940 una legge del regime fascista dichiarò antitaliano l'uso corrente di quasi tutte le parole straniere, con l'obiettivo dichiarato di «combattere l'incosciente servilismo che si compiace di parole straniere», e i comuni valsusini ricevettero nomi italianizzati: Oulx divenne Ulzio, Sauze d'Oulx Salice di Ulzio[4]. Treccani data la denominazione Salice d'Ulzio dal 1939 al 1945[1].
La nascita della stazione
Il paese fa risalire al 1906 la propria nascita come stazione turistica: nel 2026 ha celebrato i 120 anni con uno spettacolo notturno sulle piste[5][6] e con un documentario di Giorgia Mecca trasmesso da Sky Sport, in cui compaiono Piero Gros, lo storico Amedeo Macagno e la direttrice del Museo Nazionale della Montagna Daniela Berta[2]. Nello stesso anno una mostra di locandine e sci storici della collezione di Macagno ha ripercorso la vicenda dello sport, a partire da Adolfo Kind, il pioniere che nel 1896 portò lo sci in Italia. Macagno cura da oltre trent'anni la Gara di sci d'epoca, nata tra Sauze e Sestriere, giunta nel 2026 alla trentaquattresima edizione e corsa con attrezzature prodotte tra l'inizio del Novecento e gli anni Settanta; la locandina della prima edizione era dedicata all'architetto e sciatore Carlo Mollino[7].
Un cinegiornale dell'Istituto Luce del 1952 mostra com'era allora la gita di un giorno degli sciatori torinesi: treno fino a Oulx, poi la corriera fino al paese, dove aspettavano impianti di risalita e maestri di sci. Negli anni del boom il villaggio agricolo si trasformò in una località di alberghi e seconde case[8]. Già negli anni Sessanta Delfo Baccon, ristoratore e pittore, aprì sulla piazza principale, intitolata al Terzo Reggimento Alpini, l'Hotel Derby, uno dei primi alberghi del paese, frequentato da italiani e inglesi[9].
Il paese degli inglesi
Più di cinquant'anni fa i voli charter dall'Inghilterra cominciarono a portare a Sauze sciatori britannici, e una parte di loro è rimasta. Nel 2021, quando la comunità inglese organizzò una messa in memoria del principe Filippo, il sindaco Mauro Meneguzzi ne diede la misura:
«Sauze d'Oulx da sempre è stata legata a doppio filo alla Gran Bretagna. Più di cinquant'anni fa arrivò il primo volo charter dall'Inghilterra. Da allora gli inglesi a Sauze sono sempre stati di casa e si sentono a casa.»
Secondo lo stesso sindaco la comunità inglese rappresenta il 10% dei residenti[10]. Un caso emblematico è quello di Vincent Hawkins, originario di Liverpool, titolare del ristorante Il Falco nel borgo storico: primo inglese eletto in consiglio comunale e poi assessore al turismo nella giunta di Roberto Faure, nel giugno 2018 ha ricevuto all'unanimità la cittadinanza onoraria, perché, disse Meneguzzi, «sono quasi 40 anni che è a Sauze»[11].
Piero Gros, il campione di Jouvenceaux
La frazione di Jouvenceaux è il luogo di nascita di Piero Gros (1954), vincitore della Coppa del mondo di sci alpino nel 1974 e del titolo olimpico nello slalom speciale ai Giochi di Innsbruck del 1976[12]. Nel 2021 il suo ritratto è stato dipinto sulla fermata dell'autobus di Jouvenceaux, con l'immagine della partenza della gara di Innsbruck[13]; il cinquantenario di quell'oro è stato festeggiato insieme ai 120 anni della stazione[6].
Le gobbe olimpiche del 2006
Sauze d'Oulx fu uno dei comuni sede di gara delle Olimpiadi di Torino 2006[14]. Per il freestyle fu costruita una pista ricca di gobbe con una pendenza di 27 gradi, servita da una sciovia e da un impianto di innevamento programmato[14]. Qui si assegnarono le medaglie di gobbe e salti: nelle gobbe vinsero la canadese Jennifer Heil e l'australiano Dale Begg-Smith, nei salti la svizzera Evelyne Leu e il cinese Han Xiaopeng[15].
I Giochi lasciarono al paese nuovi impianti di risalita; lo stadio del freestyle, invece, è stato smantellato e al suo posto è sorto un centro sportivo con campi da tennis e da padel, un campo pratica di golf e una piscina[16]. Già nel 2020 il Comune aveva progettato nell'area ex freestyle, sul prato di via Seguret sopra il parcheggio interrato del Genevris, un campo sportivo polifunzionale a libero accesso, per una spesa complessiva prevista di 50 mila euro[17].
Oggi
Le piste di Sauze sono collegate alla Via Lattea, che conta oltre 400 chilometri di piste e 70 impianti tra Italia e Francia e si presenta come il maggiore comprensorio del Piemonte[18]. Gli impianti sono gestiti in base a un accordo del maggio 2020 fra la società degli impianti e sette comuni, tra cui Sauze d'Oulx, valido fino al 2040; nel 2022 i soci Giovanni Brasso e Alessandro Perron Cabus, che avevano rilevato la società dalla famiglia Agnelli ai tempi dei Giochi, hanno firmato un accordo preliminare da 100 milioni di euro per cederla al fondo britannico Icon Infrastructure[19].
La parrocchia è intitolata a San Giovanni Battista. Don Fiorentino Vair ne è stato parroco per 36 anni, dal 1980 al 2016; alla sua morte, nel 2021, i funerali furono celebrati nella cattedrale di San Giusto a Susa dal vescovo di Torino e Susa Cesare Nosiglia[20]. Fuori stagione il paese vive di manifestazioni come la sagra della patata di montagna, che nell'edizione del settembre 2026 ha richiamato migliaia di visitatori[21].
Pagine che rimandano qui
- Bardonecchia
- Centesimo anniversario della Squadra di Montagna della Croce Verde di Torino
- Claviere
- Inalpi Arena
- Olimpiadi invernali di Torino 2006
- Sestriere
- Val di Susa
- Via Lattea (comprensorio sciistico)
Articoli collegati: Bardonecchia, Inalpi Arena, Lingotto, Olimpiadi invernali di Torino 2006, Sestriere, Stadio Olimpico Grande Torino
Fonti
- Treccani
- L'Agenda News — 6 gennaio 2026
- L'Agenda News
- L'Agenda News — 5 luglio 2020
- L'Agenda News — 5 febbraio 2026
- L'Agenda News — 9 febbraio 2026
- L'Agenda News — 21 febbraio 2026
- L'Agenda News — 31 gennaio 2021
- L'Agenda News — 31 marzo 2022
- L'Agenda News — 19 aprile 2021
- L'Agenda News — 12 giugno 2018
- Treccani
- L'Agenda News — 20 maggio 2021
- Consiglio regionale del Piemonte
- Treccani
- Il Post — 28 marzo 2024
- L'Agenda News — 13 febbraio 2020
- Vialattea
- L'Agenda News — 18 gennaio 2022
- L'Agenda News — 5 novembre 2021
- L'Agenda News — 23 settembre 2026