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Museo Nazionale dell'Automobile

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di MAUTO – Museo Nazionale dell'Automobile
Dalla pubblicazione di MAUTO – Museo Nazionale dell'Automobile

Il Museo Nazionale dell'Automobile (MAUTO) è il museo di Torino dedicato alla storia dell'automobile, con sede in corso Unità d'Italia 40, lungo il Po. Nato nel 1933 e aperto nell'edificio attuale nell'autunno del 1960, è tra i più antichi musei del suo genere e, attraverso l'evoluzione dell'automobile, racconta i passaggi epocali della società[1]; la collezione conta oltre duecento vetture originali di ottanta marche diverse[2]. Per la città che ha visto nascere FIAT, Lancia e le grandi carrozzerie, è l'archivio visibile della propria identità industriale.

Carlo Biscaretti di Ruffia, il fondatore

L'idea del museo è legata a un nome: Carlo Biscaretti di Ruffia, nobile torinese nato nel 1879. Il padre, il conte Roberto, fu tra i fondatori della FIAT; il figlio assistette da giovane alla prima corsa automobilistica italiana, la Torino-Asti-Torino, nel 1901 prese parte al primo Giro d'Italia in auto accanto al meccanico Felice Nazzaro e nel 1902 fu tra i primissimi in Italia a prendere la patente[3]. Disegnatore di talento, lavorò come illustratore tecnico e pubblicitario per FIAT, Lancia, Olivetti, Ansaldo e Michelin, e dal 1916 al 1930 diresse l'ufficio stampa e pubblicità dell'Itala[3].

Il primo nucleo della collezione fu una mostra retrospettiva di veicoli storici ideata nel 1933 da due pionieri dell'automobilismo, Cesare Goria Gatti e Roberto Biscaretti di Ruffia[1]; a organizzarla fu chiamato Carlo, su incarico della direzione del Salone dell'Automobile, che in quegli anni si teneva a Milano. Il 19 luglio 1933, con deliberazione podestarile, il Comune di Torino costituì l'ente «Museo dell'Automobile» e affidò a Carlo Biscaretti il compito di organizzarlo[3].

Dallo stadio al corso Unità d'Italia

Dopo alcune sistemazioni provvisorie, nel 1938 la raccolta trovò posto allo Stadio Comunale, l'odierno Stadio Olimpico Grande Torino. Nel 1939 il museo fu inaugurato da Mussolini durante la sua seconda visita in città e aperto al pubblico a luglio: l'ingresso costava una lira, più un'altra lira per entrare nello stadio. La collezione contava 181 pezzi datati dal 1854 al 1939, tra cui 55 vetture complete, 62 motori, anche d'aviazione, e 30 telai[3][2]; per mancanza di spazio se ne potevano esporre soltanto 73[2].

La svolta arrivò nel luglio 1955, quando l'ANFIA, l'associazione dei costruttori, decise di affrontare il problema di una sede nuova; nel luglio 1956 la Città concesse il terreno e nel 1957 l'ente fu rifondato con decreto del Presidente della Repubblica[3]. Il progetto fu affidato all'architetto Amedeo Albertini, che tra il 1958 e il 1960 costruì un edificio dalla lunga facciata convessa, 114 metri affacciati sul fiume[4]. Quando il museo aprì, nell'autunno del 1960, la collezione era salita a 106 vetture di cinquanta marche[2].

Biscaretti non vide l'inaugurazione. Nell'estate del 1959, dal suo ritiro in Toscana, stava disegnando una serie di grandi tavole per la nuova sede, con le vetture dei pionieri da Daimler e Benz fino alla prima FIAT. In una lettera a un amico del 31 agosto ne spiegava lo scopo:

«…allo scopo sempre di sintetizzare per accontentare il visitatore dei nostri tempi: superficiale, indaffarato, frettoloso…e oblioso»

Carlo Biscaretti di Ruffia, lettera a un amico, 31 agosto 1959

Morì una settimana dopo, nel suo rifugio toscano di Ripafratta, mentre ultimava proprio la tavola dedicata alla FIAT del 1899. Nell'ottobre dello stesso anno il consiglio di amministrazione, su proposta del vicepresidente Giovanni Agnelli, intitolò il museo al fondatore; il nome rimase fino al 2011, quando l'intitolazione tornò a Giovanni Agnelli[3].

La rinascita del 2011

Nel 2005 lo studio milanese di Cino Zucchi vinse il concorso per il restauro e l'ampliamento della sede[4]. Il museo rimase chiuso quattro anni; fu inaugurato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 19 marzo 2011, nell'ambito delle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, e riaperto al pubblico il giorno dopo[5][1]. Secondo il comunicato del museo l'investimento complessivo fu di 33 milioni di euro, 22 per l'edificio e 11 per l'allestimento, e la superficie passò da 11.000 a circa 19.000 metri quadrati[5]; la stampa di settore indicò per le opere edilizie 23 milioni[4]. Zucchi aggiunse su via Richelmy una nuova ala espositiva, un grande spazio aperto allestibile in modi diversi, e dotò di copertura la corte interna[4].

L'allestimento fu firmato dallo scenografo François Confino, già autore di quello del Museo Nazionale del Cinema nella Mole Antonelliana[5]. Le auto vennero «messe in scena» in ambienti che raccontano le epoche e i loro costumi. Nel presentare il progetto Confino spiegò: «Il fenomeno "automobile" appare come una delle espressioni più significative della nostra civiltà», e aggiunse: «L'auto è cultura, e ciò nel vero senso antropologico del termine»[5]. Due anni dopo il Times inserì il museo tra i cinquanta più belli del mondo[1].

La collezione

Il percorso si sviluppa su tre livelli e attraversa la storia dell'auto dagli antenati a vapore ai prototipi, con sezioni per epoca (Ancêtre fino al 1904, Veteran fino al 1918, Vintage fino al 1930) e per vetture sportive e speciali[6][2]. In esposizione ci sono circa 150 veicoli; altre decine sono custodite nell'Open Garage, un deposito sotterraneo visitabile su prenotazione, e il museo ha anche un centro di documentazione, un centro didattico e un centro di restauro[1][6].

Tra i pezzi più noti c'è l'Itala 35/45 HP del 1909 detta «Palombella», appartenuta alla regina Margherita di Casa Savoia, che le diede il soprannome: carrozzata a Milano da Cesare Sala, ha un telaio identico a quello dell'Itala vincitrice della Pechino-Parigi del 1907 ed entrò nella collezione nel 1934[7]. Un'altra è l'Alfa Romeo «Disco Volante» del 1952, donata dalla casa milanese nel 1956: nata con un motore di due litri, fu poi dotata del sei cilindri di 3.495 cm³ della 6C 3000[8].

Il museo oggi

Dal 2018 al 2023 il museo fu diretto da Mariella Mengozzi, prima donna alla guida del MAUTO, che veniva dal marketing Ferrari; nel 2022 i visitatori furono 240.000, oltre il record della riapertura del 2011[9]. Con il presidente Benedetto Camerana e la direttrice Lorenza Bravetta il museo si è aperto all'arte contemporanea: nell'autunno 2025 una mostra ha ruotato attorno alla DeLorean DMC-12 disegnata da Giorgetto Giugiaro, ed è nato il programma «Convergenze», in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo[10]. Nel novembre 2025 si è aggiunto uno Spazio Design di duemila metri quadrati, realizzato in collaborazione con la Triennale di Milano e aperto con una mostra sul design Ferrari[11]. Nello stesso anno sono stati rinnovati allestimento e apparati, integrando opere d'arte moderna e contemporanea nel percorso permanente[2].

La linea è stata riassunta dai due vertici del museo: «Non vogliamo essere un centro d'arte contemporanea»[12]. Secondo la stessa fonte i visitatori sono triplicati rispetto agli anni precedenti la pandemia[12]. Nel programma del 2026 la Project Room ospita, tra gli altri, lavori di Alain Bublex, Mimmo Frassineti, Aldo Brovarone e Gerald Laing[12].

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Articoli collegati: Giorgetto Giugiaro

Cronologia

  • — Il Museo Nazionale dell'Automobile di Torino apre la mostra «Aldo Brovarone, la matita di Pininfarina», dedicata al designer biellese nel centenario della nascita. → TorinoToday TorinoOggi

Fonti

  1. MAUTO – Museo Nazionale dell'Automobile
  2. MAUTO – Museo Nazionale dell'Automobile
  3. MAUTO – Museo Nazionale dell'Automobile
  4. Archiproducts (già Archiportale) — 11 marzo 2011
  5. Museo Nazionale dell'Automobile (comunicato stampa) — 8 marzo 2011
  6. MAUTO – Museo Nazionale dell'Automobile
  7. MAUTO – Museo Nazionale dell'Automobile
  8. MAUTO – Museo Nazionale dell'Automobile
  9. Artribune — 31 maggio 2023
  10. Artribune — 11 ottobre 2025
  11. Artribune — 12 novembre 2025
  12. Artribune — 23 gennaio 2026

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