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Eataly

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Il Post
Dalla pubblicazione di Il Post, 2012-02-24

Eataly è la catena di negozi e ristoranti dedicata ai prodotti alimentari italiani di qualità, fondata dall'imprenditore piemontese Oscar Farinetti e nata a Torino: il primo punto vendita aprì il 27 gennaio 2007 al Lingotto.[1] Da quel primo negozio, in quindici anni, è cresciuta una rete di 44 punti vendita in 15 Paesi, dagli Stati Uniti al Giappone, con un fatturato di 464 milioni di euro nel 2021.[2] Torino, oltre alla sede storica, conserva un secondo negozio in centro e dal 2026 un punto nell'aeroporto di Caselle.

Da Unieuro alla gastronomia

Prima del cibo, Farinetti aveva venduto elettrodomestici: tra il 1978 e il 2003 trasformò il supermercato del padre in Unieuro, che divenne il primo gruppo italiano del settore.[1] Ceduta quell'attività, passò all'enogastronomia fondando la società Eataly, di cui divenne presidente; la voce di Treccani colloca l'inizio del nuovo lavoro nel 2004, mentre Il Post data la fondazione della società al 2003.[3][2] L'idea dichiarata era valorizzare le produzioni agroalimentari di piccole aziende artigianali, con un approccio vicino a quello di Slow Food.[3]

Il legame con il movimento di Bra era personale: a spingere Farinetti verso l'enogastronomia contribuì anche l'amicizia con Carlo Petrini, che descrisse come

«il primo a farmi capire che il cibo è l'unico bene di consumo che noi mettiamo dentro il nostro corpo e non fuori e che quindi è molto più importante di tutti gli altri»

Oscar Farinetti, in Il Post, 2012

La frase è riportata nel profilo che Il Post gli dedicò nel febbraio 2012.[1]

Il primo negozio al Lingotto

Il negozio inaugurato nel gennaio 2007 fu presentato come il primo supermercato al mondo interamente dedicato ai cibi di qualità: tre piani con ristoranti, bar, scuole di cucina, cantine e perfino un museo.[1] La formula mescolava tre cose che fino ad allora stavano in luoghi diversi: il mercato, dove si compra; la tavola, dove si mangia ciò che è in vendita; l'aula, dove si impara a cucinarlo.

La sede è ancora quella, in via Ermanno Fenoglietti 14, nella zona del Lingotto, servita dalla fermata Spezia della metropolitana. Il negozio è aperto tutti i giorni dalle 8 alle 23 e, oltre a mercato e ristoranti, ospita degustazioni di vino, serate di cabaret, piccoli concerti e corsi di cucina.[4] In centro città Eataly ha un secondo punto vendita in via Lagrange 3, che partecipa tra l'altro al calendario di Terra Madre Salone del Gusto e propone la «merenda sinoira», il pasto pomeridiano della tradizione contadina piemontese.[5]

L'espansione in Italia e nel mondo

Dopo Torino vennero altre città italiane, tra cui Bologna, Genova, Milano e Roma, e all'estero Tokyo e New York.[3] Il 21 giugno 2012 aprì a Roma, sulla via Ostiense, il negozio più grande della catena: 17.000 metri quadrati nell'Air Terminal costruito per i Mondiali del 1990, con 500 assunti. La catena contava allora 19 punti vendita e un fatturato vicino ai 300 milioni di euro l'anno.[6] Il 18 marzo 2014 toccò a Milano, dove Eataly occupò l'ex Teatro Smeraldo in piazza XXV Aprile, chiuso due anni prima: 5.500 metri quadrati su tre piani, circa 350 dipendenti, venticinquesimo negozio del gruppo.[7]

Comunicazione e provocazioni

Eataly si è fatta notare anche per le campagne pubblicitarie. Il 30 aprile 2011 pubblicò su La Stampa un annuncio con due donne che si tengono per mano, presentate come una famiglia, che riprendeva una campagna di Ikea su una coppia gay contestata poco prima anche da un sottosegretario; lo stesso annuncio informava che i negozi sarebbero rimasti aperti il primo maggio.[8] Il 27 giugno 2014, dopo il morso di Luis Suárez a Giorgio Chiellini, difensore della Juventus, ai Mondiali in Brasile, Eataly pubblicò sul Corriere della Sera una pubblicità che ironizzava sull'episodio partendo da un titolo del New York Post.[9]

FICO, il progetto più difficile

L'iniziativa più ambiziosa legata al marchio è stata FICO Eataly World (Fabbrica Italiana Contadina), parco tematico agroalimentare alle porte di Bologna: 80.000 metri quadrati con campi coltivati, stalle, laboratori, circa 25 ristoranti e un centro congressi.[10] Aperto nel novembre 2017, prevedeva sei milioni di visitatori e 90 milioni di euro di ricavi l'anno; nel 2019 i visitatori furono 1,6 milioni e le perdite nette 3,14 milioni di euro.[11] Nel 2022 gli ingressi furono circa 400.000, e nel 2023 fu annunciata la trasformazione, dall'aprile 2024, in «Grand Tour Italia», dedicato alle cucine di tutte le regioni.[12] Farinetti lo ha ammesso apertamente:

«Diciamo che fra le cose che non mi sono venute propriamente bene, FICO è una di queste»

Oscar Farinetti, 2023

La dichiarazione è riportata da Il Post nel settembre 2023.[12]

La nuova proprietà e il presente

Il 21 settembre 2022 il fondo Investindustrial, controllato da Andrea Bonomi, rilevò il 52% di Eataly attraverso un aumento di capitale di 200 milioni di euro e l'acquisto di quote dai soci storici, la Eatinvest della famiglia Farinetti e la famiglia Baffigo Miroglio. L'operazione doveva azzerare l'indebitamento finanziario netto e sostenere l'apertura di nuovi grandi negozi nel mondo; Nicola Farinetti, figlio del fondatore e fino ad allora amministratore delegato, ne divenne presidente.[2]

A Torino il marchio è tornato in un luogo di passaggio: nel luglio 2026, con la nuova sala imbarchi dell'aeroporto di Caselle, ha aperto oltre i controlli di sicurezza un Eataly di circa 530 metri quadrati, con mercato, caffetteria, ristorante e 156 posti a sedere, realizzato insieme all'operatore Avolta.[13]

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Articoli collegati: Aeroporto di Torino-Caselle, Slow Food

Fonti

  1. Il Post — 24 febbraio 2012
  2. Il Post — 21 settembre 2022
  3. Treccani, Enciclopedia
  4. Eataly
  5. Eataly
  6. Il Post — 11 giugno 2012
  7. Il Post — 15 marzo 2014
  8. Il Post — 30 aprile 2011
  9. Il Post — 27 giugno 2014
  10. Il Post — 14 dicembre 2016
  11. Il Post — 24 gennaio 2021
  12. Il Post — 22 settembre 2023
  13. Mole24 — 30 luglio 2026

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