Fred Buscaglione
Fred Buscaglione, all'anagrafe Ferdinando Buscaglione (Torino, 1921 – Roma, 1960), è stato un cantante di musica leggera, musicista e attore.[1][2] Formatosi come jazzista, costruì insieme al paroliere torinese Leo Chiosso il personaggio caricaturale del «duro» all'americana, con un debole per il whisky e per le donne, e con canzoni come Che bambola, Teresa non sparare, Eri piccola e Guarda che luna raggiunse il successo. La carriera fu interrotta da un incidente stradale, quando aveva trentotto anni.[1][2] Torino lo ricorda con un tratto dei Murazzi del Po, una targa in Vanchiglia e un giardino dedicato al suo autore.
Gli anni torinesi e la scoperta del jazz
Nacque il 23 novembre 1921; la famiglia, il padre Mattia e la madre Ernesta Poggio, abitava in piazza Cavour 3, dove la madre lavorava come portinaia. Negli anni delle elementari Ferdinando frequentò la scuola Tommaseo, a due passi dal Conservatorio e a pochi isolati dal Teatro Regio: il registro dell'anno scolastico 1928-29 lo segna in seconda classe, con il giudizio «lodevole» nel rispetto dell'igiene e «buono» in condotta.[3] In quartiere lo chiamavano «Nando di piazza Cavour».[4]
Si diplomò al Conservatorio Giuseppe Verdi della sua città e fin dall'adolescenza si appassionò al jazz.[2] Secondo i racconti raccolti in città, la scintilla fu una valigetta di dischi jazz capitata per caso tra le sue mani.[4] La madre, poche settimane dopo la sua morte, ne diede un ritratto che spiega molto del personaggio pubblico:
«Era così irrequieto e imprevedibile nelle decisioni, nei gesti e nelle stesse parole da apparirmi sempre il fanciullo che, a dieci anni, scappava per andare a divertirsi con i suoi amici»
Il ricordo è riportato da Maurizio Ternavasio nella biografia Il grande Fred.[5]
La guerra, la Sardegna e gli Asternovas
La Seconda guerra mondiale lo portò in Sardegna, dove fu fatto prigioniero dagli americani. Proprio lì, con i fratelli Pisano, suonò con i fratelli Pisano in un quartetto chiamato prima «Gli Aster» e poi «Gli Asternovas».[4] Tornato a Torino, dagli anni Quaranta cominciò a lavorare con Leo Chiosso, amico e coetaneo: insieme inventarono il «duro» comico e paradossale, parodia dei gangster del cinema americano, che sarebbe diventato la sua maschera.[2][1]
Chiosso, Vanchiglia e le canzoni
Chiosso firmò i testi delle 56 canzoni interpretate da Buscaglione.[6] Fra queste Che bambola, Teresa non sparare, Che notte ed Eri piccola; i due amici si trovavano a chiacchierare nel giardino di largo Montebello, che dal 2023 porta il nome del paroliere.[7] Pur vivendo molti anni a Milano e a Roma, Chiosso mantenne il legame con la città e con il suo quartiere; fra i suoi testi successivi c'è Parole, parole, cantata da Mina e Alberto Lupo.[7]
Molte canzoni nacquero nella casa di via Bava 26 bis, nel quartiere Vanchiglia, dove Buscaglione visse e compose.[4][5] Fra i successi maggiori le enciclopedie ricordano Che bambola!, Eri piccola e Guarda che luna.[2][1] La mostra «Una città per cantare. Un secolo di concerti a Torino», allestita nel 2022 all'Archivio Storico comunale, ne ricordava le esibizioni insieme musicali e teatrali, da personaggio poliedrico.[8]
Cinema e ultimi anni
Alla fine degli anni Cinquanta il personaggio passò al cinema: tra i film di quel periodo c'è Poveri milionari di Dino Risi.[2] Separato dalla moglie Fatima, negli ultimi tempi viveva a Roma, in una camera dell'Hotel Rivoli ai Parioli, e conduceva una vita soprattutto notturna tra locali e orchestre.[5]
La sera del 2 febbraio 1960 cenò alla Taverna degli Artisti di via Margutta, poi passò alla Rupe Tarpea e infine alla trattoria notturna del Terminal dell'Aeritalia; al mattino doveva raggiungere Castelfusano per girare delle scene.[5] Poco prima delle sei del 3 febbraio, all'incrocio in cui via Rossini diventa viale Aldrovandi, la sua Ford Thunderbird rosa targata Torino si scontrò con un autocarro Lancia Esatau carico di blocchi di tufo, arrivato da destra: Buscaglione aveva provato ad accelerare per passare per primo. Fu trovato accasciato sul volante, con la testa gravemente ferita.[5]
La memoria in città
Il 28 settembre 2017 il Consiglio comunale della Città di Torino ha intitolato a Buscaglione il tratto nord dei Murazzi del Po e a Gipo Farassino il tratto sud, con lo scoprimento delle targhe in piazza Vittorio Veneto. Il presidente del Consiglio comunale Fabio Versaci lo definì «una meteora del firmamento della canzone e del costume italiano».[6]
Il 4 aprile 2025 una targa è stata scoperta in via Bava 26 bis, su iniziativa degli abitanti del condominio e della zona, alla presenza del nipote Ferdinando Buscaglione e di Fred Chiosso, figlio del paroliere. La Circoscrizione 7 (una delle circoscrizioni di Torino) è così diventata una piccola «mappa musicale», con il giardino Leo Chiosso e i Murazzi a pochi passi. Nell'occasione il direttore del Museo della Radio e della Televisione della Rai, Alberto Allegranza, ha annunciato che il «pianoforte rosa» della sua band, donato dal Dancing Leroi, è esposto al museo e i pianisti possono ancora suonarlo durante le visite.[4] Anche la scuola Tommaseo lo ricorda tra gli alunni illustri, con immagini e testi nel corridoio principale.[3]
Pagine che rimandano qui
- Arturo Brachetti
- Cimitero monumentale di Torino
- Il Po a Torino
- Murazzi del Po
- Piazza Vittorio Veneto
- Umberto Tozzi
Articoli collegati: Piazza Vittorio Veneto
Fonti
- Treccani
- Sapere.it (De Agostini)
- Istituto Comprensivo Tommaseo, Torino — 6 dicembre 2023
- Cittagorà – Consiglio comunale di Torino — 4 aprile 2025
- Edizioni Lindau — 3 febbraio 2016
- Cittagorà – Consiglio comunale di Torino — 28 settembre 2017
- Cittagorà – Consiglio comunale di Torino — 21 novembre 2023
- Cittagorà – Consiglio comunale di Torino — 24 agosto 2022