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Venchi

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Clara e Gigi Padovani
Dalla pubblicazione di Clara e Gigi Padovani, 2018-09-14

Venchi è un'azienda produttrice di cioccolato e gelato nata a Torino nel 1878 dal laboratorio di un confettiere di origine lomellina, Silviano (in alcune fonti Silvano) Venchi[1][2]. Per quasi un secolo è stata una delle grandi industrie dolciarie cittadine: nel 1934, fondendosi con l'Unica di Riccardo Gualino, diede vita alla Venchi Unica, fallita nel 1978[2]. Il marchio è stato poi rilanciato in provincia di Cuneo, dove si trova oggi lo stabilimento, ed è diventato una catena internazionale di negozi di cioccolato e gelato[3][4].

Dal laboratorio di via degli Artisti allo stabilimento Liberty

Figlio di contadini con terre a Robbio Lomellina, nel Pavese, Silviano Venchi arrivò a Torino nel 1863 per imparare il mestiere del confettiere[2]. Nel 1878 aprì un laboratorio in via degli Artisti, nel borgo Vanchiglia, dove produceva confetti e caramelle[1][2]. Secondo alcune ricostruzioni l'impresa divenne società anonima già nel 1886[2]; per MuseoTorino la trasformazione avvenne nel 1905, dopo il trasferimento del 1898 in locali più grandi dello stesso borgo[1]. Nel 1890 il tedesco Roberto Ochsner disegnò per la marca il manifesto del «Cacao Due Vecchi», e all'Esposizione generale di Torino del 1904 lo «Chocolat de Luxe» della ditta ottenne una medaglia d'oro[5].

Nel 1907 fu completato il nuovo stabilimento di corso Regina Margherita 16, all'angolo con corso Farini e via Fontanesi, progettato da Pietro Fenoglio in un tardo stile Liberty, con le strutture in cemento armato di Giovanni Antonio Porcheddu[6]. Vi lavoravano circa 500 persone in nove reparti, su 12.000 metri quadrati, tra confetti, cioccolato, caramelle e biscotti; nel 1926 si aggiunsero reparti per biscotti, gallette e wafer[1][6]. Nel 1909 il fondatore fu nominato Cavaliere del Lavoro, con questa motivazione[2]:

«Da semplice operaio dolciere diventò nel giro di 35 anni proprietario di uno stabilimento per la fabbricazione dei confetti con oltre 200 operai.»

Motivazione della nomina a Cavaliere del Lavoro, 1909

Silviano Venchi morì il 24 maggio 1922 senza figli; la guida passò al dirigente Gerardo Gobbi, che secondo i Padovani gestì poi anche la Venchi Unica fino al 1954[2]. Il 22 dicembre dello stesso anno la ditta Idea, un'altra casa dolciaria torinese, registrò in prefettura il marchio «Nougatine»[2].

La Venchi Unica

Nel 1924 il finanziere Riccardo Gualino costituì l'Unica (Unione Nazionale Industrie Cioccolato e Affini), riunendo case dolciarie attive fin dall'Ottocento, tra cui la stessa Venchi, Talmone (già Moriondo), Gariglio e Idea, nel grande stabilimento di via De Sanctis 4, tra i corsi Francia e Marche, costruito nel 1921 su 100.000 metri quadrati su progetto dell'ingegnere Corrado Gay[2][7]. Dopo il crollo delle attività di Gualino, nel 1931 l'Unica passò all'Istituto Liquidazioni e nel 1934 fu fusa con la Venchi: nacque la Venchi Unica, che arrivò a contare circa 3.000 dipendenti, in prevalenza donne[8]. Nel dopoguerra il cioccolato valeva il 70 per cento del giro d'affari[8]. Nel 1931 l'Unica produsse i primi mini-gianduiotti e nel 1934 la Venchi Unica mise in commercio le tavolette ripiene «Praletta»[2]: una produzione legata alla tradizione cittadina del cioccolato gianduia e del gianduiotto.

Lo stabilimento di corso Regina Margherita fu invece espropriato dall'esercito nel 1938 e trasformato in opificio militare per cuoio e calzature; fu bombardato dalla RAF nella notte del 13 luglio 1943[6]. Anche l'impianto di via De Sanctis subì danni durante la guerra, a 14 dei suoi 47 locali[7].

Sindona e il fallimento

Negli anni Settanta la Venchi Unica, che secondo Comunicaffè contava oltre 350 punti vendita in una delle prime reti in franchising italiane[5], entrò nell'orbita finanziaria di Michele Sindona, che vi aveva fatto il suo ingresso nel 1970[2][8]. Il 13 febbraio 1978 il Tribunale di Torino ne dichiarò il fallimento e lo stabilimento di Pozzo Strada fu abbandonato[2][8]. L'area ospita oggi un giardino pubblico, uffici comunali ed edifici residenziali[7]; l'edificio di Fenoglio in corso Regina Margherita è sede di associazioni d'arma[6].

La rinascita nel Cuneese

Nel 1980 il marchio passò al pasticcere cuneese Pietro Cussino, come parziale recupero dei crediti verso il fallimento; nel 1998 lo rilanciò un gruppo di giovani imprenditori guidato dall'esperto di cioccolato Giovanni Battista Mantelli[2]. Nel 1999 fu aperto uno stabilimento a Robilante, devastato da un'alluvione nel 2002; nel 2005 la produzione passò a Castelletto Stura, in un impianto di 13.000 metri quadrati[2]. Mantelli, che nel 2004 ideò il «caviale di cioccolato», sintetizzava così il mestiere: «Il cioccolato è questione di naso, di miscele e di esperienza»[9]. L'azienda produce internamente, con 24 serbatoi di miscele, le sue 160 ricette e ha stretto accordi per la sgusciatura di nocciole del Piemonte a chilometro zero; il gelato vale circa un terzo dei ricavi[9].

Oggi

Presidente e amministratore delegato è Daniele Ferrero[3], che nel 1998 rilevò il marchio insieme ad altri due imprenditori[10]. Nel 2024 il gruppo De Agostini ha acquisito il 10,28 per cento del capitale; Ferrero ne detiene il 30 per cento, Nicolò Cangioli il 22 e Mantelli il 12[3]. Il fatturato è passato da circa 100 milioni nel 2019[9] a 205 milioni nel 2023[3] e a circa 250 milioni nel 2024, con 203 negozi e l'obiettivo di 290 milioni per il 2025[4]. Due terzi del cioccolato prodotto sono esportati e il formato «Chocogelateria», introdotto nel 2006, è il cuore della rete, che punta ad aeroporti e grandi mete turistiche[10]. Nel 2025 Ferrero ha indicato la direzione: «contiamo di aumentare la nostra presenza in diversi Paesi, soprattutto nei nodi centrali del turismo mondiale, in particolare nei grandi aeroporti»[4].

Fonti

  1. MuseoTorino
  2. Clara e Gigi Padovani — 14 settembre 2018
  3. Targatocn — 4 agosto 2024
  4. Comunicaffè — 10 aprile 2025
  5. Comunicaffè
  6. MuseoTorino
  7. MuseoTorino
  8. MuseoTorino
  9. Il Sole 24 Ore
  10. retail&food — 8 aprile 2025

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