Susanna Agnelli

Susanna Agnelli (Torino, 24 aprile 1922 – Roma, 15 maggio 2009) è stata scrittrice, amministratrice locale, parlamentare e la prima donna a guidare il ministero degli Esteri in Italia, nel governo Dini del 1995-1996.[1][2] Nipote del fondatore della FIAT Giovanni Agnelli e sorella di Gianni Agnelli, raccontò in un libro fortunato l'infanzia della famiglia più potente di Torino e dal 1990 fino alla morte guidò Telethon.[1][2]
Un'infanzia da Agnelli
Era la terza dei sette figli di Edoardo Agnelli e di Virginia Bourbon del Monte.[3] Entrambi i genitori morirono in incidenti: il padre perse la vita a 43 anni quando il suo idrovolante, ammarando all'idroscalo di Genova, urtò un tronco e lui fu colpito dall'elica; la madre morì in un incidente d'auto a Forte dei Marmi nel 1945.[2] Tra i fratelli c'erano Gianni, il futuro «Avvocato», e Umberto Agnelli.
La severità di quell'educazione è rimasta in una frase dell'istitutrice inglese, Miss Parker, che ammoniva la ragazza: «Don't forget you are an Agnelli» (non dimenticare che sei un'Agnelli).[4] Laureata in lettere,[3] durante la seconda guerra mondiale si arruolò come infermiera volontaria della Croce Rossa.[3] In un'intervista del 1995 raccontò di aver cominciato a quindici anni a occuparsi, con alcune amiche, dei ragazzi poveri del quartiere torinese in cui abitava, aiutandoli con i compiti e dando loro da mangiare, e ammise che all'origine c'era la noia per la vita che si pretendeva facessero le donne del suo ambiente.[5]
Il matrimonio e gli anni in Argentina
Alla fine della guerra sposò il conte Urbano Rattazzi appena diciotto giorni dopo averlo conosciuto: «ci sposammo lì, diciotto giorni dopo esserci incontrati», avrebbe ricordato lei stessa.[6] Rattazzi, giovane ufficiale nella campagna di Russia del 1941-1942, aveva incontrato proprio Gianni Agnelli su quel fronte; morì nel 2012.[7] La coppia visse a lungo in Argentina ed ebbe sei figli; il matrimonio, celebrato nel 1945, si chiuse con il divorzio nel 1975.[3][6]
«Vestivamo alla marinara»
Nel 1975 uscì Vestivamo alla marinara, romanzo autobiografico che vinse il premio Bancarella.[1] L'editore lo presenta come il ritratto di una famiglia in cui non era facile essere figli e adolescenti, e insieme come un quadro dell'alta società italiana dal fascismo alla fine della seconda guerra mondiale.[8] Guia Soncini, su Linkiesta, lo ha messo tra i romanzi italiani del Novecento più sottovalutati, ricordandone la pagina sulla Pasqua passata a Roma dalla nonna, che rimprovera alla madre di vestire le figlie come quelle di un droghiere.[9] Seguirono Gente alla deriva (1980), Ricordati Gualeguaychu (1982) e Addio, addio mio ultimo amore (1985); per molti anni tenne anche una rubrica di posta, Lettere private, sul settimanale Oggi.[10] Il tono di quella rubrica è rimasto proverbiale: a una lettrice che litigava con il marito sul nome da dare al figlio rispose: «Compratevi un cane: i problemi al massimo li avrà lui».[2]
Dall'Argentario alla Farnesina
La carriera pubblica cominciò lontano dal Piemonte: dal 1974 al 1984 fu sindaco di Monte Argentario, in provincia di Grosseto.[1][3] Nel 1976 entrò alla Camera nelle liste del Partito repubblicano; nel 1979 fu eletta anche al Parlamento europeo, da cui si dimise dopo due anni.[1][3] Senatrice dal 1983, rieletta nel 1987, fu sottosegretario agli Esteri dal 1983 al 1991, con i ministri Giulio Andreotti e Gianni De Michelis.[3][11] Di Andreotti disse di aver imparato a non sottovalutare mai l'interlocutore e ad ascoltare le ragioni di tutti.[5] Tra il 1984 e il 1987 fece parte della Commissione internazionale per le questioni umanitarie e della Commissione mondiale sull'ambiente.[3]
Nel gennaio 1995 Lamberto Dini la chiamò al ministero degli Esteri, incarico che tenne fino al maggio 1996.[3][10] Nello stesso mese, il 21 maggio 1996, fu nominata Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana.[12] Il giornalista Massimo Franco l'ha descritta come la meno torinese e insieme la più pubblica degli Agnelli, legata al fratello Gianni da una predilezione ricambiata.[11]
Telethon e Il Faro
Negli anni Settanta aveva presieduto il WWF italiano, secondo la Treccani nel biennio 1978-1979.[1] Nel 1990 portò in Italia Telethon, la maratona televisiva di beneficenza nata negli Stati Uniti, e ne rimase presidente fino alla morte.[2] La fondazione nacque su richiesta dei familiari di pazienti con distrofia muscolare; la prima maratona sulle reti Rai raccolse oltre 20 miliardi di lire.[13] Sotto la sua presidenza Telethon allargò la ricerca a tutte le malattie genetiche, fondò gli istituti Tigem (1996) e SR-Tiget (1999) e adottò criteri di selezione dei progetti basati sul merito; nel 2009 le succedette Luca di Montezemolo.[13]
Nel 1997 fondò a Roma Il Faro, per formare e avviare al lavoro immigrati e giovani emarginati, in un edificio che aveva ospitato una scuola per infermiere professionali.[14] Secondo Massimo Franco quella scuola l'aveva fondata la madre Virginia.[11] Nel primo anno i ragazzi avviati al lavoro furono 170.[14]
«Ma sono 170 ragazzi che, senza di noi, starebbero in mezzo alla strada a fare i delinquenti—ed è dalle piccole cose che nascono le grandi.»
Nel 2015 la fondazione, con sede a Monteverde in un edificio della Croce Rossa, formava tra i 200 e i 250 giovani l'anno con corsi intensivi di due mesi, e il 60 per cento degli allievi otteneva subito dopo un regolare contratto; dal 1997 i giovani avviati al lavoro erano stati oltre 2.500.[15]
La morte
Morì a Roma il 15 maggio 2009, al Policlinico Gemelli, dove era ricoverata da circa un mese per le complicazioni seguite a una caduta in casa e alla frattura del femore.[3][4] Aveva ricevuto nel 1984 una laurea honoris causa in legge dal Mount Holyoke College, nel Massachusetts.[3]
Articoli collegati: Massimo d'Azeglio, Moncalieri, Vittorio Emanuele II
Pagine che rimandano qui
Fonti
- Treccani
- Formiche.net — 22 aprile 2022
- Quotidiano.net (QN) — 15 maggio 2009
- GiornaleSM — 15 maggio 2009
- Alain Elkann Interviews (Capital)
- Il Sussidiario — 7 ottobre 2021
- Panorama — 18 febbraio 2014
- Mondadori
- Linkiesta
- Sapere.it (De Agostini)
- 150anni.it (Massimo Franco)
- Presidenza della Repubblica
- Fondazione Telethon
- Vita — 27 giugno 2002
- Agenzia Dire — 10 aprile 2015