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Paolo Conte

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Astigiani
Dalla pubblicazione di Astigiani, 2026-03-17

Paolo Conte (Asti, 6 gennaio 1937) è un cantautore, compositore e pianista piemontese, laureato in giurisprudenza e avvocato[1]. Alla fine degli anni Sessanta firmò canzoni di grande successo per altri interpreti, da Azzurro a Insieme a te non ci sto più, e dalla metà del decennio successivo si impose come interprete dei propri brani, cantati con ironia e in uno stile di impronta jazzistica[2]. La rivista storica astigiana «Astigiani» lo definisce l'astigiano contemporaneo più famoso al mondo, e i paesaggi del Piemonte contadino tornano di continuo nelle sue canzoni[3].

Asti, la famiglia e il jazz

Nacque in corso Dante ad Asti, al numero che oggi è il 60. Il padre Luigi, detto Gigi, era notaio come il nonno e suonava bene il pianoforte; al piano sedeva anche la madre Carlotta. Il fratello Giorgio, di quattro anni più giovane, sarebbe diventato come lui avvocato e cantautore. Paolo frequentò il liceo classico cittadino intitolato a Vittorio Alfieri e si laureò in legge all'Università di Parma[3].

La sua prima scuola musicale fu un maestro arrivato da Genova. All'inizio degli anni Cinquanta si stabilì ad Asti il clarinettista Domenico «Mingo» Chiodo, che a Genova e a Torino aveva suonato con formazioni come i Gate Avenue Strawhatters, e attorno a lui un gruppo di giovani formò la Original Barrelhouse Jazz Band, con Conte al trombone[4]. Conte ha poi raccontato per iscritto quel tirocinio da dilettanti:

«Cominciarono così due anni di insegnamenti empirici, ripetuti quotidianamente, che consistevano nel camminare per corso Dante e corso Alfieri in fila per quattro, producendo ciascuno un suono con la bocca per imparare ritmi e contrappunti»

Paolo Conte, ricordo degli anni astigiani del jazz

Il ricordo è riportato da «Astigiani»[4]. Seguirono il Paul Conte Quartet, in cui suonava il vibrafono, e la Lazy River Band Society, fondata da musicisti astigiani semiprofessionisti, con la quale Conte partecipò alla fine degli anni Cinquanta alla «Coppa del Jazz», concorso radiofonico della Rai a Roma[3].

L'avvocato che scriveva per gli altri

Esercitò la professione nello studio legale che condivideva con il fratello Giorgio e gli capitò di svolgere anche il ruolo di curatore fallimentare. Per anni, nel pomeriggio e con qualsiasi tempo, partiva in auto con il fratello verso Milano per incontrare gli editori musicali[3]. Negli anni Sessanta le sue musiche raggiunsero il grande pubblico attraverso altre voci: La coppia più bella del mondo e Azzurro per Adriano Celentano, e canzoni per Caterina Caselli, Patty Pravo (Tripoli '69) e Bruno Lauzi[1]. Per la Caselli scrisse Insieme a te non ci sto più, per Lauzi Onda su onda, per Enzo Jannacci Messico e nuvole[5].

Azzurro, con il testo di Vito Pallavicini, fu incisa da Celentano nel 1968[6]. Conte ne ha raccontato così la nascita: «La musica l'ho composta qui, in casa mia, e l'ho registrata al pianoforte sul vecchio Geloso, quello con i tasti rossi, gialli e blu». Conte portò la registrazione al suo editore milanese, Franz Leonardi, il cui factotum Oreste Corecà riuscì a farla ascoltare a Celentano mentre si faceva la barba[3].

Il cantautore

A metà degli anni Settanta decise di cantare in prima persona. Spiegò la scelta così: «Mi ero accorto che i giovani volevano che un autore testimoniasse di persona ciò che scriveva, anche se aveva mille limiti canori, come potevo averli io»[3]. Nel 1974 e nel 1975 uscirono due album intitolati semplicemente Paolo Conte; il successo di pubblico arrivò nel 1979 con Un gelato al limon, seguito da Paris Milonga (1981) e Appunti di viaggio (1982)[1]. Del 1981 è Parigi, con il verso «pioggia, pioggia, pioggia e Francia»[7].

Lo stesso anno Conte era alla rassegna del Club Tenco, intitolato a Luigi Tenco, dove Roberto Benigni gli rivolse dal palco una dedica scherzosa e Conte rispose dedicando Il loggione «alla zia di Benigni di cui è perdutamente innamorato»: l'episodio è raccontato da Vincenzo Mollica nel documentario di Giorgio Verdelli[8].

Dalla seconda metà degli anni Ottanta suonò a Parigi al Théâtre de la Ville e all'Olympia e nel 1988 al Blue Note di New York; vennero poi Aguaplano (1987), Parole d'amore scritte a macchina (1990) e Novecento (1992)[1]. La discografia successiva comprende Una faccia in prestito (1995), Elegia (2004), Psiche (2008), Nelson (2010), Gong-oh (2011), Snob (2014) e il primo album strumentale, Amazing Game (2016); nel 2017 Zazzarazàz ha ripercorso quarant'anni di carriera[2].

Il «paesaggista» del Piemonte

Tra i teatri di mezza Europa, Conte ha continuato a riconoscersi nella sua terra d’origine:

«Nella mia finta o vera modestia mi ritengo forse il miglior paesaggista musicale della nostra terra. Canzoni come Genova per noi e Diavolo Rosso raccolgono proprio il succo della nostra campagna profonda, arcaica.»

Paolo Conte, intervista ad «Astigiani», 2026

Le parole sono tratte dall'intervista a Luigi Florio e Sergio Miravalle[3]. Il legame con il territorio ha lasciato anche tracce minori. Nella primavera del 1980 compose Torretta Calipso per la squadra astigiana del Torretta Santa Caterina, che il 25 maggio, battendo 1-0 il Pontedecimo nell'ultima partita di Serie D, festeggiò la promozione in Serie C2. Il brano fu registrato a Torino, in uno studio di corso Casale, con musicisti professionisti come il bassista Paolo Berardi, su un testo scritto con Piero Fassio che mescolava l'italiano alla lingua piemontese; diffuso dagli altoparlanti dello stadio e in una musicassetta stampata per l'occasione, fu dimenticato dopo la fusione della società con l'Asti, il 15 giugno 1980[9]. Conte è anche un appassionato di enigmistica: per la stessa rivista ha composto sette crittografie mnemoniche[10].

Pittore e autore di teatro musicale

Accanto alla musica Conte coltiva il disegno e la pittura. Nel 2000 portò in scena Razmataz, commedia musicale ambientata nella Parigi dell'autunno 1925 e dedicata all'incontro della vecchia Europa con il jazz dei neri americani; nel 2019 Feltrinelli ne ha pubblicato il copione con le sue tavole dai colori intensi e una conversazione con la musicologa Manuela Furnari[11]. Nel 2007 l'Accademia di Belle Arti di Catanzaro gli conferì una laurea honoris causa in pittura[2].

Riconoscimenti e anni recenti

Nel 1991 ricevette il premio Librex-Guggenheim «Eugenio Montale» per i versi per la musica; nel 1999 fu nominato Cavaliere di Gran Croce, nel 2001 Chevalier dans l'Ordre des Arts et des Lettres in Francia e nel 2003 l'Università di Macerata gli conferì la laurea honoris causa in Lettere moderne[2]. A Macerata aprì il discorso dichiarando «l'imbarazzo di uno che non è assolutamente in grado di tenere per voi una lectio doctoralis»[12].

Nel 2020 la Mostra del cinema di Venezia presentò il documentario Paolo Conte, via con me di Giorgio Verdelli, fuori concorso, con testimonianze tra gli altri di Roberto Benigni, Francesco De Gregori, Vinicio Capossela e Jane Birkin[13]. Il 20 febbraio 2023 Conte fu il primo cantautore a esibirsi al Teatro alla Scala di Milano[2]: accompagnato dalla sua orchestra di undici elementi, aprì con Aguaplano e chiuse con Via con me con tutto il teatro in piedi, dopo le perplessità della vigilia: in passato la Scala aveva detto no ad artisti come Bob Dylan e Paul McCartney[14]. Il concerto è diventato il film Paolo Conte alla Scala. Il Maestro è nell'anima di Giorgio Testi, presentato in anteprima al Torino Film Festival e proiettato nelle sale il 4, 5 e 6 dicembre 2023[15].

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Articoli collegati: Asti

Fonti

  1. Treccani
  2. Treccani
  3. Astigiani — 17 marzo 2026
  4. Astigiani — 23 gennaio 2020
  5. Il Post — 6 gennaio 2017
  6. Il Post — 24 giugno 2012
  7. Il Post — 23 aprile 2012
  8. Il Fatto Quotidiano — 25 settembre 2020
  9. Astigiani
  10. Astigiani — 19 giugno 2024
  11. Astigiani
  12. Astigiani — 17 novembre 2021
  13. Il Fatto Quotidiano — 12 settembre 2020
  14. Il Fatto Quotidiano — 20 febbraio 2023
  15. Il Fatto Quotidiano — 20 novembre 2023

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